Un acceso dibattito politico è scoppiato in Italia riguardo alla qualificazione delle cure per pazienti affetti da Alzheimer grave e alle relative responsabilità finanziarie del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Secondo un recente orientamento giurisprudenziale, l'assistenza fornita a soggetti con Alzheimer avanzato in strutture residenziali (RSA) rientrerebbe nelle prestazioni sanitarie, diventando quindi di competenza del SSN. Tuttavia, il governo ha espresso preoccupazioni circa la sostenibilità economica di questa interpretazione, sollevando interrogativi su chi debba farsi carico dei costi: lo Stato o le famiglie?  

Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, intervenuto ieri in Commissione Affari sociali alla Camera, ha chiarito la posizione dell'esecutivo rispondendo a due interrogazioni presentate da Andrea Quartini (M5S) e Ilenia Malavasi (Pd). Gemmato ha riconosciuto il valore sociale della richiesta di non gravare su pazienti e famiglie gli oneri socio-assistenziali, ma ha sottolineato i limiti del Fondo sanitario nazionale.  

Secondo il decreto del Presidente del Consiglio del 12 gennaio 2017 (articolo 30), il Fondo finanzia esclusivamente le prestazioni incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). «Attribuire al Fondo nuovi oneri senza un adeguamento finanziario», ha avvertito Gemmato, «rischierebbe di compromettere la garanzia dei LEA su tutto il territorio nazionale, penalizzando i cittadini». Il governo teme che espandere le competenze del SSN senza incrementarne le risorse possa portare a tagli ai servizi essenziali, già sotto pressione.  

La discussione si inserisce nel contesto di un emendamento presentato al Senato durante l'esame del ddl sulle prestazioni sanitarie, che mira a ridurre la quota a carico del SSN, trasferendo parte dei costi non strettamente sanitari a pazienti ed enti locali. Una prospettiva che ha scatenato dure reazioni dall'opposizione.  

Gilda Sportiello (M5S), replicando al sottosegretario, ha denunciato la «mancata volontà del Governo di allinearsi alla Cassazione», criticando le disparità regionali. «In Emilia-Romagna e in Alto Adige le rette sono coperte integralmente dalla collettività, mentre altrove le famiglie sono lasciate sole», ha affermato. Sportiello ha inoltre respinto l'idea di separare le prestazioni sanitarie da quelle socio-assistenziali, come l'alimentazione dei pazienti, definendola «impraticabile». La soluzione, secondo lei, dovrebbe essere un aumento del Fondo sanitario, non tagli ad altri servizi.  

Ilenia Malavasi (Pd) ha sottolineato l'urgenza di intervenire in un contesto di invecchiamento della popolazione: «Scaricare i costi su enti locali e famiglie mina il diritto universale alla cura, pilastro del nostro sistema democratico». Ha inoltre condannato l'approvazione di recenti tagli alle attività socio-assistenziali, definendoli «una risposta miope a un'emergenza crescente».  

Il conflitto tra la sentenza della Cassazione e le risorse limitate del SSN riflette una tensione più ampia tra diritto alla salute e sostenibilità finanziaria. Da un lato, le famiglie chiedono protezione da costi spesso insostenibili; dall'altro, il governo invoca prudenza per preservare i LEA.  

Gemmato ha lasciato intravedere una possibile via alternativa: «Il Governo intende studiare modalità di finanziamento innovative». Tuttavia, senza un piano concreto, il rischio è che la situazione si deteriori ulteriormente, soprattutto con l'aumento della popolazione anziana. Intanto, l'opposizione promette battaglia in Parlamento, chiedendo di destinare più risorse alla sanità invece che, ad esempio, agli armamenti.  

La sfida, ora, è trovare un equilibrio tra giustizia sociale, equità territoriale e responsabilità fiscale, in un Paese dove l'Alzheimer colpisce oltre 600mila persone, destinate a diventare 1,4 milioni entro il 2050.