Il presidente del Consiglio Conte ha incontrato la stampa estera per riepilogare il contenuto della lettera inviata dal ministro dell'Economia Tria in risposta a quella di richiamo sulla prossima legge di bilancio, recapitatagli dai commissari Dombrovskis e Moscovici.

«Nella lettera all'Ue - ha detto Conte - vogliamo spiegare la nostra manovra. Già in questa lettera abbiamo spiegato perché l'abbiamo impostata in questi termini, abbiamo spiegato la direzione della nostra politica economica, gli obiettivi che intendiamo raggiungere. Ma siamo disponibili a metterci a un tavolo per proseguire una interlocuzione con la Commissione europea.»

Come riporta una nota del ministero dell'Economia, la lettera è stata inviata questa mattina alle ore 11:55. In essa, "il Ministro Tria ribadisce il quadro macroeconomico contenuto nel DPB e i termini della politica economica del governo, finalizzata a stimolare crescita per favorire la riduzione del debito pubblico. Un sostegno importante alla crescita economica è atteso dal rilancio degli investimenti, sia pubblici che privati che in capitale umano, e dalle riforme strutturali che il governo intende mettere in atto."

Tria riassume in tre punti il richiamo ricevuto da Bruxelles: il deficit strutturale, la regola del debito e la mancata approvazione della manovra da parte dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio.

Qual è stata la risposta di Tria? Il nostro ministro dell'Economia ha ammesso che l'Italia violato le regole:

«Il Governo è cosciente di aver scelto un'impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e Crescita. È stata una decisione difficile ma necessaria alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di Pil pre-crisi e delle drammatiche condizioni in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana.»

Violazione ammessa che per quanto riguarda la cosiddetta "regola del debito" e che il mancato via libera alla manovra da parte dell'Upb è limitato, si fa per dire, alle sole valutazioni che il suo impatto avrà sulla crescita... come se tale aspetto fosse secondario!

Insomma, seppur utilizzando tutti i se e i ma del caso, Tria risponde alla Commissione europea dicendo che i rilievi sono corretti, ma che l'Europa deve però aver fiducia sui benefici che il Governo otterrà con le sue riforme, gli stessi benefici che non sono stati riconosciuti neppure dall'Upb!

Non è uno scherzo e non è ironia... ma il riassunto del contenuto della lettera che il Governo ha inviato a Bruxelles, in cui si conclude, anche per tranquillizzare gli altri partner dell'Unione, che

«qualora i rapporti debito/Pil e deficit/pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, il Governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati.»

In pratica, e non è uno scherzo, Tria ha scritto che la manovra funzionerà perché promuoverà la crescita del Pil grazie allo sviluppo dei provvedimenti in essa contenuti, ma se questo non dovesse accadere provvederemo in altro modo... ma senza specificare quale!

E per fortuna il Movimento 5 Stelle, su cui poggia in gran parte il consenso al Governo, è il partito che promuove legalità e rispetto delle regole... evidentemente è un concetto che varia in base alla convenienza del momento.

La lettera inviata alla Commissione europea è un'imbarazzante ammissione dei rilievi che sono stati rivolti al Governo, a cui il Governo risponde che comunque farà quel che vorrà... concedendo però, magnanimamente, la propria disponibilità a dialogare con Bruxelles, ma solo perché acconsenta all'Italia di violare le regole che avrebbe dovuto rispettare.


In mattinata, inoltre, è arrivato, sempre in relazione alla manovra, anche l'altolà dei sindacati che hanno chiesto di essere al più presto convocati dal Governo, pena la mobilitazione dei loro iscritti.

A parlare, unitariamente, i rappresentati di Cgil, Cisl e Uil che hanno espresso la necessità - secondo loro - di apportare modifiche alla legge di bilancio, in modo da favorire lo sviluppo delle infrastrutture, che devono rappresentare la priorità degli investimenti pubblici, anche per aumentare la produttività del sistema paese e diffondere la crescita su tutto il territorio: "All'Italia serve insomma una nuova politica industriale che garantisca anche un rafforzamento della contrattazione - a tutti i livelli - e un aumento dei salari, contenendo la povertà e riducendo le disuguaglianze".

Le parti sociali hanno poi sottolineato il fatto che il Governo italiano non può allargare i parametri del deficit senza indicare prospettive concrete di crescita del Paese. Giudicato positivo, invece, il progetto del governo di quota 100 sulle pensioni.