"Nuova udienza per Ilaria Salis, che entra in tribunale di nuovo in catene, scortata da uomini incappucciati, con giubbotto antiproiettile e armati di tutto punto. 
L'ennesima dimostrazione di forza dell'Ungheria di Orban, tanto amico di Giorgia Meloni. Nel frattempo, dal governo italiano, nessuna parola a riguardo se non per minimizzare. E non sono nemmeno qui, oggi, a Budapest.
Noi invece ci siamo per mostrare tutto il nostro sostegno ad Ilaria e alla sua famiglia e per difendere lo stato di diritto, la libertà e i valori di civiltà europei, perché non è questa l'Europa che vogliamo.
...Ilaria Salis resta in carcere. Il giudice ha respinto la richiesta dei domiciliari per mancanza di nuove prove. Le stesse prove mancanti che in uno stato di diritto giustificherebbero la detenzione. Viene il dubbio che non si voglia procedere senza avere qualcosa di concreto che permetta di condannarla.
Ilaria rischia in questo di modo si rimanere in carcere per tutta la durata del processo. L'Europa vuole davvero permettere una tale violazione dello stato di diritto nei confronti di una sua cittadina?
Mentre sui finti patrioti del governo Meloni non mi esprimo nemmeno. La loro assenza qui oggi dice più di mille parole".

Questo il riassunto da Budapest del segretario di AVS, il deputato Nicola Fratoianni, presente all'udienza che si è tenuta questa mattina per decidere sulla richiesta dei domiciliari in Ungheria presentata dai legali della difesa di Ilaria Salis. La richiesta è stata respinta.

L'indignazione, internazionale, della volta precedente non è servita a nulla. Salis è stata condotta in aula legata mani e piedi con una catena fissata ai fianchi... l'udienza si è aperta con questa immagine e si è conclusa con la decisione del giudice József Sòs che ha definito la nostra connazionale "ancora pericolosa":

"C'è una costante di pericolosità perché è comparsa quattro volte in tribunale in Italia. Tredici mesi di carcere non sono eccessivi. C’è ancora il pericolo che Salis scappi o che si nasconda. Quindi è necessario che resti in carcere".

Il libero giudice della libera e democratica Ungheria - evitando di commentare l'incredibile affermazione sul fatto che la Salis sia comparsa nei tribunali italiani - ha però dimenticato di ricordare e sottolineare i motivi per cui da 13 mesi sia detenuta in un carcere ungherese, visto che non esistono prove materiali che la colleghino alle accuse di cui è imputata, l'aver aggredito tre nazifascisti... gente che notoriamente Orban tiene in grandissima considerazione.

All'ennesimo schiaffo della minuscola Ungheria alla grandezza dell'Italia meloniana, il nostro governo ha risposto con le anemiche affermazioni dell'inconsistente ministro degli Esteri, Antonio Tajani,  rilasciate a Sky Tg24:

"La signora Salis spero possa essere assolta. Anche oggi è stata accompagnata in aula in manette, anche se poi sembra le siano state tolte. Eviterei però di politicizzare la questione. A me preoccupa la cittadina Salis, non di che partito è e come la pensa. Lo scontro politico non favorisce la signora Salis".

Probabilmente il ministro Tajani è abituatissimo a prender sberle che ormai non ci fa più caso, come ci era già stato dimostrato in occasione delle dichiarazioni rilasciate dal ministro degli Affari esteri e del commercio di Budapest, Péter Szijjártó. Ma le sue sberle, sono sberle che indirettamente prende anche l'Italia dei patrioti, che ha abbandonato al suo destino una connazionale.

Ma i (post) fascisti non erano quelli del prima gli italiani?

E come se non bastasse, a render ancor più ridicola Giorgia Meloni sono le sue dichiarazioni dal Libano, dove a suo dire si è recata per contribuire alla sicurezza e alla stabilità di quel Paese, "in particolare in questo momento storico".

Parole piuttosto esagerate per una premier che viene irrisa da un minuscolo leader di un minuscolo Paese, come Viktor Orban, che lei definisce addirittura suo alleato, candidato a diventare membro di ECR, lo stesso gruppo in cui milita FdI in Europa.

Se questa è la dignità che Meloni riesce a garantire all'Italia all'Estero... stiamo freschi!