Martedì scorso, l'aula del Senato ha avviato la discussione sul disegno di legge sull'autonomia differenziata, un provvedimento che incarna le ambizioni della Lega e del ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli. In questo intricato gioco politico, la Lega, guidata da Matteo Salvini, cerca di far approvare la legge prima delle elezioni europee fissate per il 9 giugno, cercando di traghettare il paese verso un'incerta era di autonomia regionale.

L'approvazione del disegno di legge non comporterà immediatamente il trasferimento di competenze alle regioni, ma aprirà la strada a negoziazioni complesse tra regioni, governo e parlamento. Tuttavia, dietro questa facciata apparentemente burocratica, si cela una questione cruciale: l'autonomia differenziata rischia di mettere a repentaglio l'unità stessa dell'Italia.

La Lega è pronta a spingere l'acceleratore su un concetto che, dietro l'espressione fredda di "autonomia differenziata", nasconde una vera e propria spaccatura del paese. Si tratta di un percorso pericoloso, in cui l'accesso e la fruizione dei diritti universali potrebbero dipendere dal luogo di residenza, un chiaro affronto ai principi di uguaglianza sanciti dall'art. 3 della Costituzione.

L'esperienza nella gestione sanitaria, attualmente in regime di potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni, offre uno spaccato chiaro degli effetti negativi della privatizzazione. Dalla Lombardia al Lazio, dove la sanità è affidata al privato convenzionato, abbiamo assistito a una profonda erosione del diritto alla salute. Questo modello si estende ad altre materie, dai trasporti agli asili nido, traducendosi in servizi pubblici ridotti, tasse crescenti e tariffe maggiori.

L'autonomia differenziata si configura come uno strumento per smantellare ciò che è "pubblico", minando l'interesse generale in settori chiave come istruzione, sanità, servizi sociali, assistenza, ambiente, infrastrutture e tutela del territorio. L'affiancamento di contratti regionali al contratto collettivo nazionale e la dismissione delle conquiste ottenute attraverso lotte sindacali costituiscono un attacco alle fondamenta del sistema di welfare.

Questa deriva verso l'autonomia differenziata minaccia l'unità della Repubblica, un pilastro sancito nell'articolo 5 della Costituzione. Il ddl 615 Calderoli, se approvato, consentirebbe a ogni Regione di gestire autonomamente i propri fondi, trattenendo la maggior parte del gettito fiscale. Tuttavia, questa apparente autonomia potrebbe portare al declino delle Regioni del Sud, vittime di clausole che impongono l'operazione "senza oneri aggiuntivi" per lo Stato.

La Lega e il governo dovrebbero ponderare attentamente sulle critiche mosse dagli oppositori di centrosinistra, tra cui Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Accanto ai rischi legati alle disuguaglianze regionali, emergono preoccupazioni sull'impatto economico e imprenditoriale, con possibili conseguenze negative sulla competitività e sulla gestione delle risorse pubbliche.

Banca d'Italia, nel suo ruolo di guardiana della stabilità finanziaria, ha sollevato il velo su alcuni aspetti critici di questa proposta. L'istituto sottolinea la necessità di valutare attentamente il rapporto costi-benefici dell'autonomia in termini di efficienza economica. Se da un lato le regioni possono vantare una maggiore conoscenza delle peculiarità locali, dall'altro, un assetto istituzionale estremamente differenziato rischia di aumentare i costi di coordinamento e indebolire l'accountability dei vari livelli di governo.

La questione si fa spinosa quando si analizza l'impatto sull'economia e sugli operatori che operano su scala sovraregionale. L'autonomia differenziata potrebbe tradursi in un labirinto di norme regionali, autorizzazioni e certificazioni specifiche, compromettendo i principi di concorrenza e danneggiando la produttività dell'Italia, già tra le più basse dell'Unione Europea.

Banca d'Italia mette in guardia anche su una serie di competenze che richiedono un coordinamento a livello nazionale, fondamentale per affrontare sfide come le politiche energetiche e ambientali. In particolare, la gestione della sanità, evidenziata dalla recente pandemia, richiede una visione globale e decisioni tempestive, difficili da conciliare con un'autonomia eccessiva.

L'approccio frettoloso alla concessione dell'autonomia differenziata, senza condizioni rigorose e valutazioni dettagliate per ciascuna materia, solleva dubbi sulla reale convenienza di questa riforma. La Commissione Europea ha già sottolineato i rischi di compromettere la gestione della spesa pubblica e generare disparità regionali.

In definitiva, l'autonomia differenziata si rivela un gioco pericoloso, una scommessa con l'unità stessa dell'Italia. Mentre la destra spinge per un cambiamento che potrebbe dividere il paese, è essenziale considerare attentamente i rischi, i benefici e le implicazioni a lungo termine di questa riforma. Il futuro dell'Italia è in gioco, e ogni passo dovrebbe essere ponderato e mirato a preservare l'unità e la coesione nazionale.