Google e il Dipartimento di Giustizia statunitense, per circa dieci settimane, hanno dibattuto sul fatto che il motore di ricerca più usato al mondo violi o meno le regole antitrust del mercato americano.

L'attuale amministrazione Biden, che ha deciso di sostenere la causa intentata in precedenza dall'amministrazione Trump su cui nei prossimi giorni si dovrà esprimere il giudice Amit Mehta nel tribunale del distretto di Columbia, tramite i suoi legali sostiene che Google abbia raggiunto illegalmente una posizione di predominanza come motore di ricerca su Internet grazie a pratiche illegali, arrivando per questo a pagare ogni anno oltre 20 miliardi di dollari.

In pratica, secondo il DoJ, Google avrebbe raggiunto accordi con numerose aziende che pagherebbe perché queste continuino ad utilizzare il suo motore di ricerca come default per i loro clienti. L'esempio più eclatante è rappresentato da Apple, che utilizza Google Search come motore di ricerca predefinito su smartphone, tablet e computer.

Come si difende Google? Sostenendo che la diffusione del suo prodotto sia esclusiva conseguenza della sua capacità di fornire le risposte che gli utenti stanno cercando.

Le due parti hanno presentato le proprie conclusioni al giudice Amit Mehta cui adesso spetta la decisione.

Google si oppone all'accusa di aver creato un monopolio dichiarando che gli utenti Internet possono facilmente fare clic su altri motori di ricerca nel caso lo desiderino, sostenendo inoltre che il governo definisce il mercato dei motori di ricerca in modo troppo restrittivo. Sebbene detenga una posizione dominante rispetto ad altri motori di ricerca generalisti come Bing e Yahoo, Google afferma di dover affrontare una concorrenza molto più intensa nel caso i consumatori effettuino ricerche mirate, portando ad esempio Amazon, Airbnb o Yelp. Inoltre, anche Facebook e TikTok, secondo Google, rappresentano una forte concorrenza a Google Search.

Sebbene l'utilizzo di Google Search sia gratuito per i consumatori, l'azienda genera entrate dalle ricerche vendendo annunci che ne accompagnano i risultati.

L'avvocato del Dipartimento di Giustizia David Dahlquist, venerdì scorso, ha dichiarato che Google è stata in grado di aumentare le proprie entrate pubblicitarie attraverso la crescita del numero di query inviate fino al 2015, quando poi la crescita delle query è rallentata.

A seguito di ciò, Dahlquist ha prodotto documenti interni di Google che dimostrano che la società, libera da qualsiasi concorrenza reale, nel tempo ha iniziato a modificare i suoi algoritmi pubblicitari per fornire in alcuni casi agli utenti risultati di ricerca (in relazione alla pubblicità) peggiori (rispetto alle query degli utenti) se ciò avesse avuto come conseguenza un aumento delle entrate.

L'avvocato di Google, Schmidtlein, ha ribattuto che i dati mostrano invece che gli annunci delle ricerche sono diventati più efficaci e più utili per i consumatori nel corso del tempo, passando da un tasso di clic del 10% ad un tasso del 30%.

Mehta non ha ancora detto quando comunicherà la propria decisione, anche se si prevede che potrebbero volerci diversi mesi.

Se la sentenza dovesse confermare un abuso di posizione dominante, potrebbero esserci sorprese in relazione alle modalità con cui Google potrà continuare a fornire agli utgenti l'utilizzo del proprio motore di ricerca, come fa notare questo servizio della PBS...