Accordi a 5 Stelle: il mini direttorio romano si dimette e la Raggi accetta di far fuori De Dominicis

Accordi a 5 Stelle: il mini direttorio romano si dimette e la Raggi accetta di far fuori De Dominicis

In fila indiana, un po' per volta, pian pianino, senza fretta, con la  massima calma, prendono corpo le conseguenze del chiarimento tra i 5 Stelle in relazione a quello che è stato definito come il Caos di Roma.

Il Movimento dice di non avere riferimenti ideologici, ma che ciò sia vero o meno, le esperienze politiche passate o i convincimenti personali hanno creato all'interno dei 5 Stelle presenti in Parlamento simpatie e correnti che hanno trovato il loro punto di massimo attrito  nella vicenda del Comune di Roma.

Nelle riunioni tra direttorio e Raggi sembrava che l'accordo raggiunto tra le parti fosse quello di una tregua senza alcuna coseguenza pratica.

Invece, non è così.

Per quanto riguarda i 5 Stelle vi è lo scioglimento del mini direttorio romano, costituito da Paola Taverna, Fabio Massimo Castaldo e Gianluca Perilli. Questo è quanto stato pubblicato dai tre in un post sul blog di Grillo:

«Come portavoce e attivisti del MoVimento 5 stelle abbiamo accettato con senso di responsabilità ed entusiasmo il compito di supportare Virginia Raggi per coadiuvarla nelle scelte giuridicamente più complesse e delicate che il sindaco di una città come Roma si trova ad affrontare nei primi mesi del suo mandato. Sono stati mesi intensi e difficili: mesi nei quali il nostro apporto è stato di primaria importanza, in particolare, per l'individuazione della Giunta e per avviare la complessa macchina amministrativa. Mesi in cui non sono mancati neanche i dibattiti interni e le divergenze di opinione - come è giusto che sia in un movimento che ha fatto dell'orizzontalità e della democrazia diretta i suoi obiettivi e valori - ma sempre animate da uno spirito franco e costruttivo: non abbiamo mai omesso di esprimere con zelo e meticolosità il nostro punto di vista.Oggi quella macchina amministrativa è partita, le premesse e le condizioni iniziali sono venute meno ed è quindi giusto che ora proceda spedita esclusivamente sulle sue gambe.
Noi, proprio con lo stesso senso di responsabilità di allora, continueremo a fornire all'amministrazione capitolina il nostro sostegno e il nostro contributo portando avanti il nostro lavoro nelle istituzioni in cui siamo stati eletti. I gravi problemi della Capitale, vessata da anni di malapolitica, continueranno ad avere per noi l'attenzione che meritano. Auguriamo al sindaco e alla sua squadra i migliori successi, nell'interesse della città e della cittadinanza tutta.»

Venuto meno il controllo politico sull'attività della Giunta capitolina, Virginia Raggi, a sua volta, ha scaricato, via facebook, l'ultimo nominato, l'assessore al bilancio De Dominicis, inviso ai più per il suo legame con lo studio legale Sammarco, collegato con lo studio Previti:

«In queste ore ho appreso che l'ex magistrato e già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio in base ai requisiti previsti dal M5S non può più assumere l'incarico di assessore al Bilancio della giunta capitolina, pertanto di comune accordo abbiamo deciso di non proseguire con l'assegnazione dell'incarico.
Siamo già al lavoro per individuare una nuova figura che possa dare un contributo al programma della giunta su Roma.»

Dopo Marra, il cui ricollocamento era già stato annunciato, ed il ridimensionamento del segretario politico Salvatore Romeo, la pulizia chiesta alla Raggi è stata messa in atto. Rimane in bilico l'assessore Muraro, ma sarà la magistratura in base agli atti che renderà pubblici nei prossimi giorni in seguito alla sua audizione che farà decidere  Virginia Raggi se potrà oppure no confermarle l'incarico in base ai regolamenti dei 5 Stelle.

Una guerra in atto? No, la conseguenza pratica di un chiarimento politico con uno stillicidio che fa ipotizzare quella che ironicamente si può definire una "certa diffidenza" tra le parti: da un lato la Raggi e la sua Giunta, dall'altra i 5 Stelle con il suo direttorio.

Adesso, non resta che vedere se quanto è stato deciso significa l'inizio di una tregua o quello di una guerra. Quel che è sicuro, considerando gli interessi sia politici che economici in gioco a Roma, una Pizzarotti al Campidoglio il Movimento 5 Stelle non se la può permettere ed avrebbe, sicuramente, conseguenze politiche negative anche a livello nazionale.

Roberto Castrogiovanni
nella categoria Politica
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