La matrice islamica non è sufficiente a spiegare l'attentato di Barcellona

La matrice islamica non è sufficiente a spiegare l'attentato di Barcellona

L'ennesimo attentato terroristico di matrice islamica, rivendicato dopo poche ore dall'Isis, riaccende come sempre polemiche e strumentalizzazioni su islam, migranti, accoglienza, identità nazionale... e chi più ne ha, più ne metta. Purtroppo la propaganda politica non conosce pausa, mentre logica e coerenza vengono riposte in un cassetto. 



In presenza di un atto di terrorismo ci sono possibili cause che possano essere prese in esame per giustificarlo? Probabilmente tali cause esistono o potrebbero anche esistere. In ogni caso, però, non è possibile farvi ricorso, perché un atto terroristico deve essere condannato, sempre. E che quello di Barcellona sia un atto terroristico non vi è ombra di dubbio.

Va riconosciuto però che quello che ci indigna oggi, non ci ha indignato ieri. Infatti, dovremo forse giustificare diversamente e dovuta la morte di persone innocenti uccise da un drone in una qualche sperduta località del Pakistan o dell'Afghanistan? Questo solo perché la morte è stata procurata da un razzo, ha riguardato dei musulmani e ha distrutto un mucchio di catapecchie in un villaggio sconosciuto? Tra i due eventi non ci sono differenze, a parte l'esecutore e la modalità di esecuzione.

Eppure, ci sono persone disposte a gioire e a congratularsi per quelle morti in Afghanistan o in Pakistan. Sicuri che quelle persone siano migliori dei militanti dell'Isis?

Inoltre, per quanto riguarda la matrice religiosa di quella che in molti vogliono far diventare una guerra santa tra Islam e Cristianesimo, va ricordato che la religione è un paravento che viene venduto all'opinione pubblica per nascondere motivazioni ben più concrete, legate al potere e al denaro.

Al Qaeda, Isis non vivono di solo radicalismo e di promesse di paradisi futuri. Vivono grazie alle armi e al denaro. È populismo ricordare queste semplici verità? Non tanto, visto che seguendo il denaro si potrebbe facilmente vedere Stati e organizzazioni che in passato ed anche oggi hanno finanziato e finanziano il terrorrismo.

In un mondo dove tecnologia, informazioni e spionaggio valgono oro, è possibile credere che sia impossibile sapere chi oggi finanzia l'Isis o chi ieri ha finanziato Al-Qaeda? Ed è qui che comincia a far capolino l'ipocrisia dei governi dei paesi occidentali. E non mi riferisco solo ai droni, ma agli affari che facciamo con paesi con cui invece non dovremmo fare affari.

Ma se applicassimo sanzioni all'Arabia Saudita e ai suoi paesi satelliti nel golfo Persico come faremmo a fare i conti con le nostre economie, assetate di petrolio e di finanziamenti?

È qui, banalmente, il succo della questione. In un attentato come quello di Barcellona, dare la colpa alla formazione terroristica di turno e alla matrice islamica può essere una soluzione per soddisfare la sete di vendetta dell'opinione pubblica, al di là del fatto che l'esecutore è reale, esiste e va comunque punito.

Ma se si vuole estirpare il terrorismo, allora bisogna agire in maniera diversa, indicando chi finanzia il terrorismo, smettendo di fare affari con chi finanzia il terrorismo. E, ovviamente, questo non riguarda solo l'Italia. I paesi occidentali sono pronti ad agire in tal senso? No, perché non gli conviene e sono spaventati dalle conseuenze che ciò potrebbe comportare.

L'economia, a differenza di quello che a prima vista si potrebbe pensare, è favorita dal terrorismo. Il terrorismo è un fattore di crescita. Quindi, noi possiamo anche maledire l'Isis, ed indignarci per il vile attentato di Barcellona, ma domani saremo di nuovo a piangere nuove morti. Vogliamo realmente continuare così?

Vittorio Barnetti
nella categoria Politica
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