Il primo a parlare di commissione d'inchiesta ad hoc sulle verifiche ingiustificate fatte su centinaia di soggetti (persone fisiche e giuridiche) da parte di funzionari dello Stato che operavano alla Direzione Nazionale Antimafia è stato, incredibilmente, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Una dichiarazione sorprendente, in quanto prematura... visto che, da mondo è mondo, le commissioni d'inchiesta specifiche non si fanno quando ci sono delle indagini in corso, oltretutto appena agli inizi, perché finirebbero per essere parallele all'attività dei magistrati, un possibile ostacolo... oltre che una evidente mancanza di legittimazione nei loro confronti.

Visto che era un'idea balsana, all'istante, il primo a sposarla è stato il segretario della Lega, vicepresidente del Consiglio e ministro di Trasporti e infrastrutture, Matteo Salvini che, anche ieri sera su Rete 4 ha ribadito la richiesta:

"Sullo scandalo dossieraggio faremo esposti, come Lega, in tutte le procure italiane e andremo fino in fondo... se serve anche con la commissione d’inchiesta. Siamo il partito più infangato e spiato, ma io non mollo di un millimetro".

Stamattina, però, sulla vicenda del presunto dossieraggio, è intervenuta la "capa" di Salvini e Nordio, Giorgia Meloni, che da Trento ha indirettamente ricordato ai sottoposti che 

"in relazione alla questione dossieraggio prima di fare una commissione specifica, che come sapete richiede tempi lunghi, meglio attendere i lavori finali della Commissione antimafia che come sapete ha potere di inchiesta... alla questione dossieraggio bisogna arrivare fino in fondo. Punto. Quello che sta emergendo è obiettivamente incredibile e vergognoso per uno Stato di diritto".

Sulla vicenda, i (post) fascisti non hanno mancato di attaccare il deputato 5 stelle Cafiero De Raho, già a capo della Procura Antimafia dal 2017 al 2022, e attualmente  vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, nonostante il procuratore Cantone, che coordina le indagini sul caso, abbia dichiarato alla Commissione Antimafia che il vertice della Dna è stato vittima della infedeltà di coloro che hanno commesso degli abusi.

È un attacco pretestuoso e vergognoso motivato solo da ragioni di lotta politica, ha ricordato lo stesso Cafiero De Raho: 

"Si rileva chiaramente che tutti gli accessi sono stati fatti fuori dalla Direzione nazionale e che sono evidentemente tutti strumentali, perché il controllo su quel settore lo avevano altri, ed è evidente che una Procura importante, come la Procura nazionale, ha tante e tali articolazioni, finalità e campi in cui ci si muove che, additare me è soltanto un modo per attaccare l'opposizione, che è comunque al di fuori di qualunque congegno dossieristico come quello che è avvenuto, se effettivamente è avvenuto. Credo che l'opinione pubblica lo capisca benissimo".