In Italia si continua a morire di lavoro

In Italia si continua a morire di lavoro

Il 28 aprile si è celebrata la giornata della Sicurezza per ricordare, soprattutto alle istituzioni, che di lavoro si continua a morire. Nel mondo sono oltre 3 milioni gli incidenti sul lavoro che avvengono ogni anno e oltre 168 mila le persone che muoiono in conseguenza di infortuni e malattie professionali.

In Italia, nel 2016, sono 641 i lavoratori deceduti sui luoghi di lavoro, dato a cui va aggiunto il sensibile aumento di denunce dovuto a malattie professionali e incidenti.

Il settore più colpito, con il 20% delle vittime, è quello delle costruzioni, che hanno registrato anche un ulteriore primato, quello dei lavoratori anziani morti sul lavoro con il 33% che aveva un'età superiore ai 55 anni e oltre il 22% un'età superiore ai 60. E nel 2017 si sono già avute 188 vittime sul lavoro, di cui 40 nelle costruzioni.

Nel settore delle costruzioni nella fascia di età sopra i 55 anni l'aumento di infortuni, negli ultimi anni è stato progressivo, passando dall’11,90% del 2011 al 17,81% del 2015. Quello relativo ai decessi, dal 23,92% ha raggiunto quasi il 33% del 2016.

I motivi di questi dati? La crisi che ha determinato una minore sicurezza nei cantieri, turni di lavoro più lunghi e allungamento dei tempi per andare in pensione.

Questo è il risultato dell'attività dei parlamentari che giocano con l'età pensionabile dei lavoratori, causando da una parte un maggior numero di incidenti e morti sul lavoro (che, oltre ad avere conseguenze sul piano umano, ha anche un conseguente aggravio di costi sul bilancio pubblico) e dall'altra un aumento della disoccupazione giovanile.

Mario Falorni
nella categoria Cronaca
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