Pressioni del Dipartimento di Stato sulla FBI per evitare l'incriminazione della Clinton

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Esponenti del governo Obama avrebbero dato una mano ad Hillary Clinton per evitare che fosse incriminata per essersi fatta inviare email del Dipartimento di Stato su un server privato, che non rispettava i criteri di sicurezza necessari.

Come rivelano i documenti dell'indagine, appena resi pubblici, nell'estate del 2015 Patrick Kennedy (foto sotto), sottosegretario al Dipartimento di Stato e già stretto collaboratore della Clinton dal 2009 al 2013, avrebbe intavolato una trattativa per convincere l'FBI a non classificare come coperto da segreto il contenuto di una email del 2012, riguardante l'attacco alla rappresentanza diplomatica Usa a Bengasi, in Libia. Questo allo scopo di alleggerire la posizione della Clinton.

Pressioni del Dipartimento di Stato sulla FBI per evitare l'incriminazione della Clinton

In quello che nei documenti viene definito un "quid pro quo", un vero e proprio scambio, Kennedy promette all'FBI che, nel caso che la sua richiesta venga accolta, il Dipartimento di Stato consentirà lo stazionamento di un maggior numero di agenti nei paesi stranieri.

Sebbene la risposta dell'FBI sia stata negativa, l'episodio ha naturalmente riacceso la polemica, con i Repubblicani che hanno accusato Obama di essere indebitamente intervenuto nella corsa alla Casa Bianca in aiuto della candidata democratica, evitandole l'incriminazione.

Dai documenti risulta che un funzionario dell'FBI, il cui none è stato omesso, riferì ai colleghi responsabili dell'indagine che Kennedy aveva fatto numerose pressioni per far sì che fosse rimossa l'etichetta "riservato" al contenuto di una delle email della Clinton, quella appunto riguardante i fatti di Bengasi.

Nonostante sia l'FBI che il Dipartimento di Stato abbiano negato decisamente l'esistenza di una trattativa, pur confermando che ci sono stati contatti fra Patrick Kennedy e funzionari dell'agenzia federale, i dettagli riferiti nelle cento pagine pubblicate sembrerebbero lasciare pochi dubbi.

In una proposta molto dettagliata, Kennedy fece riferimento ad una clausola poco conosciuta del Freedom of Information Act, che permette di evitare la pubblicazione di un documento, anche se questo non è considerato riservato, ma etichettato solo come "esentato". Questo avrebbe evitato l'accusa di una gestione non corretta di materiale riservato, impedendo al tempo stesso che fosse reso pubblico.

Si tratta di una norma conosciuta come B9, volta a tutelare informazioni e dati geologici e geofisici, comprese mappe relative a pozzi. Nei documenti si legge che Kennedy sosteneva che l'etichetta riservato gli creava dei problemi e che la classificazione B9 gli avrebbe comunque permesso di archiviarlo nei sotterranei del Dipartimento di Stato, in modo che nessuno lo avrebbe mai più rivisto.

Patrick Kennedy si sarebbe prodigato a favore della Clinton anche in altre occasioni. Almeno tre dipendenti del Dipartimento di Stato, quando sono stati interrogati, dall'FBI hanno riferito di aver ricevuto pressioni affinché la presenza di informazioni riservate nelle email della Clinton. Uno dei tre, in particolare, dice che fu proprio Kennedy a minacciare ritorsioni, qualora le email relative a Bengasi fossero state etichettate come riservate.

Tutta questa attività attorno alle email riguardanti Bengasi è abbastanza comprensibile. Infatti, nell'attacco al consolato Usa dell'11 settembre 2012, morirono due diplomatici. In seguito ci furono aspre critiche al Dipartimento di Stato e alla stessa Clinton, che successivamente riconobbe le sue responsabilità, per aver disatteso le richieste di un rafforzamento della sicurezza.

antonio_gui
nella categoria Esteri
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