Attacco a Gerusalemme, ennesimo episodio della guerra in Palestina negata da media e istituzioni

Attacco a Gerusalemme, ennesimo episodio della guerra in Palestina negata da media e istituzioni

Tre uomini armati, nella mattina di venerdì 14 luglio, hanno aperto il fuoco nella città vecchia di Gerusalemme, ferendo tre israeliani, due dei quali molto seriamente, prima che le forze di sicurezza riuscissero a reagire rispondendo al fuoco ed uccidendo gli aggressori.

Gli assalitori sono arrivati dalla Spianata delle moschee ed hanno proseguito verso una delle porte della città vecchia, quella dei Leoni, in base alla ricostruzione del portavoce della polizia israeliana Luba Simri.

"Quando i tre hanno visto i poliziotti hanno iniziato a sparare contro di loro e poi sono fuggiti verso una delle moschee della Spianata - ha proseguito il portavoce israeliano -. È a quel punto che i tre assalitori sono stati uccisi". I tre erano tutti provvisti di armi da fuoco e la loro identità non è stata ancora comunicata.

Quella mostrata di seguito è una delle testimonianze raccolte dallo smartphone di un turista.

Questa notizia, in attesa di essere integrata con ulteriori particolari, è stata diffusa come notizia di apertura su molti media nostrani, dalle tv ad internet. Pur non essendo ancora stata comunicata l'identità degli assalitori, è abbastanza probabile supporre che fossero palestinesi.

Quello che in questi casi non si riesce però a comprendere è perché, da parte dei media, non venga dato lo stesso rilievo a notizie i cui sono i palestinesi ad essere vittime dell'aggressione israeliana. In quei casi, la notizia non sembra degna neppure di una riga. Eppure, a guardare i resoconti delle organizzazioni umanitarie, quindi di enti terzi, ogni anno sono decine i palestinesi uccisi dagli israeliani e non in casi che potrebbero essere classificati, come quello odierno, di legittima difesa.

Come riportato dall'agenzia di stampa Nena News, appena due giorni fa due giovani palestinesi sono stati uccisi dall'esercito israeliano, uno aveva 17 anni e l'altro 21.

La loro colpa? Essersi opposti ad una irruzione - a base di gas lacrimogeni, granate e proiettili di gomma - da parte dell'esercito israeliano nel campo profughi di Jenin. Da qui la reazione dei residenti palestinesi che ha portato gli israeliani ad utilizzare proiettili veri.

Nelle stesse ore, sempre in base a quanto riporta Nena news, in tutta la Cisgiordania sono state eseguite perquisizioni e blocchi stradali che hanno portato ad almeno otto arresti.

A qualcuno risulta che i media italiani abbiano dato conto dell'uccisione dei due palestinesi e delle attività di repressione dell'esercito israeliano? A me, no! Eppure il numero di palestinesi uccisi dall'esercito e dalla polizia di Tel Aviv dall’inizio dell’anno, è di 39, mentre dall’ottobre 2015 le vittime sono 277, contro le 42 israeliane.

Infine, da aggiungere anche un ulteriore dettaglio che non è del tutto secondario. I palestinesi uccisi vengono definiti dai media come terroristi, quando è noto a tutti che quella che si sta combattendo in Palestina è una guerra che va avanti da più di 70 anni nell'indifferenza, se non addrittura con il supporto, di gran parte degli stati occidentali.

Giuseppe Ballerini
nella categoria Esteri
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