Anche la D'Amico si chiede se il Milan abbia i soldi e subito scatta la ritorsione

Anche la D'Amico si chiede se il Milan abbia i soldi e subito scatta la ritorsione

«Se ci saranno le corperture finanziare questa società avrà fatto davvero un lavoro straordinario.» È stata sufficiente questa frase pronunciata in fase di presentazione delle partite del primo turno di serie A dalla conduttrice di Sky Calcio Show, Ilaria D'Amico, a far scattare la ritorsione.

A chi si riferiva la D'Amico? Ma naturalmente all'A.C. Milan che, grazie all'etichetta di squadra cinese dovrebbe, nell'immaginario collettivo, raccoglier soldi come se spuntassero dal terreno o piovessero dal cielo... come se questo fosse dovuto.

Incredibilmente, visto che altri conduttori o cronisti sportivi in precedenza non lo hanno fatto, la D'Amico ha logicamente sottolineato le perplessità di quanto finora messo in atto da Fassone e Mirabelli durante il calciomercato. Una perplessità del tutto legittima. Il supposto magnate Han Li ha ipotecato più o meno quasi tutto quello che c'era da ipotecare della società Milan per acquistare la quasi totalità delle azioni del club, ricevendo 300 milioni di euro ed impegnadosi a restituirne 360 entro 18 mesi.


Per fare il mercato che in molti valutano intorno ai 200 milioni di euro, il Milan ha emesso due bond - uno da 50 e l'altro da 30 milioni - sottoscritti anche questi dallo stesso fondo d'investimento che ha prestato i 300 milioni. Dato che i soldi non erano sufficienti per comprare tutti giocatori che sono stati acquistati, gli acquisti sono avvenuti tramite piccoli anticipi e scadenze di pagamento che saranno onorate nei prossimi anni. Se a questo aggiungiamo che nel frattempo il Milan dovrà anche pagare nei prossimi dodici mesi un monte ingaggi che probabilmente si avvicina intorno ai 200 milioni, ci si accorge che l'investimento finanziario della società è stato enorme e che in un anno e mezzo dovrà versare, approssimativamente, 600 milioni di euro a chi quei soldi gli ha prestato.

Pertanto, rimanendo ai fatti, il "se" pronunciato dalla D'Amico ha tutti i requisiti della logica e dell'informazione che ne giustificano ampiamente l'utilizzo.

Ma quel se, per l'A.C. Milan, è di un peso e di un imbarazzo tali da non consentir loro alcuna seria precisazione. Quindi, è necessario che nessuno ne parli... soprattutto chi fa informazione. E se qualcuno lo fa scatta la ritorsione, che consiste nel vietare ai propri tesserati di rilasciare dichiarazioni alla testata che ha posto il "terribile" dubbio.

Così, nel dopo partita, la D'Amico ha annunciato che ai tesserati dell'A.C. Milan è stato vietato di parlare e di rilasciare dichiarazioni a Sky. Un atteggiamento curioso. Questo, secondo l'A.C. Milan, dovrebbe essere la risposta ad un dubbio oltre che legittimo, addirittura sacrosanto? Da notare anche che questo tipo di "risposta" invece che eliminare i dubbi, ne alimenta di nuovi. Non un comportamento certo intelligente da parte dell'A.C. Milan.

Manolo Serafini
nella categoria Sport
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