Google è stata chiamata in giudizio dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti con l'accusa di aver agito illegalmente per mantenere una posizione dominante nel settore delle ricerche on line.

Kenneth Dintzer, che nella causa rappresenta il Dipartimento di Giustizia, ha dichiarato che il processo che inizia questo martedì riguarda il futuro di Internet.

Secondo Dintzer, Google ha iniziato nel 2010 ad agire illegalmente per mantenere quello che già allora era un monopolio, pagando ogni anno miliardi di dollari a produttori di dispositivi come Apple, ad aziende fornitrici di collegamenti wireless come AT&T e a produttori di browser come Mozilla per garantire al proprio motore di ricerca una quota di mercato quasi esclusiva.

Non solo. Dintzer accusa Google di aver anche manipolato le aste per gli annunci pubblicitari su Internet al fine di aumentare i prezzi per gli inserzionisti e, di conseguenza, i propri utili.

Google - ha detto Dintzer - ha mantenuto illegalmente un monopolio per più di un decennio. Le conseguenze sono che senza una seria concorrenza, Google ha innovato meno e ha prestato meno attenzione ad altre priorità come la privacy.

Il Dipartimento di Giustizia ha trovato prove che Google ha agito per nascondere le comunicazioni sui pagamenti che faceva a società come Apple. "Sapevano che questi accordi avrebbero violato le norme  antitrust degli Stati Uniti" ha detto, mostrando un documento in cui il CEO di Google, Sundar Pichai, chiede che la cronologia di una determinata chat venga disattivata.


La difesa di Google è semplice: la sua quota di mercato non è dovuta al fatto che abbia infranto la legge, ma solo alla qualità del suo motore di ricerca: veloce, efficace, gratuito.

Gli avvocati di Google, inoltre, sostengono che gli utenti di Internet, in qualsiasi momento, possono eliminare Google search dai loro dispositivi o semplicemente richiamare da browser i servizi di ricerca offerti da Bing, Yahoo o DuckDuckGo, in modo da utilizzare un prodotto alternativo. 


In sostanza, questi sono stati i preliminari che hanno caratterizzato la prima udienza che si è tenuta davanti a un tribunale federale di Washington. Il processo dovrebbe andare avanti fino alla fine di novembre.

Successivamente, il giudice Amit Mehta deciderà se Google sia o meno colpevole, in toto o in parte, delle violazioni che gli vengono imputate.

Se il giudice dovesse ritenere fondate tutte o una parte delle accuse, all'inizio del prossimo anno vi sarà una nuova udienza in cui renderà note le sue determinazioni. Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto un rimedio strutturale, se necessario, come soluzione alle presunte violazioni di cui ritiene responsabile Google, ma senza indicarlo. In casi simili, un giudice può arrivare ad imporre anche la vendita di un ramo dell'azienda.

Per questo, la causa iniziata oggi è importante e, per il futuro di Google, addirittura decisiva, visto che ricerche e pubblicità on line costituiscono il cuore del suo fatturato e di quello di Alphabet, la holding cui appartiene.