Alitalia: preaccordo azienda sindacati. Un referendum dirà se i dipendenti sono d'accordo

Alitalia: preaccordo azienda sindacati. Un referendum dirà se i dipendenti sono d'accordo

Il confronto tra azienda e lavoratori che da giorni sta interessando Alitalia, da cui dipende l'accordo che potrà sbloccare il piano di rifinanziamento della compagnia di bandiera ed evitarne l'ennesimo fallimento, sembra aver trovato un punto d'incontro nella notte tra il 13 e il 14 aprile.

Alitalia e sindacati hanno stilato un preaccordo che prevede, tra i punti principali, la riduzione degli esuberi tra il personale di terra a tempo indeterminato da 1.338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi all'8%.

Nel dettaglio, il problema degli esuberi sarebbe "ammortizzato" con il "superamento del progetto di esternalizzazione nelle aree di manutenzione e altre aree; il ricorso alla CIGS entro maggio 2017 per due anni; l'attivazione di riqualificazione e formazione; delle misure di incentivazione all'esodo; il miglioramento della produttività ed efficienza con rinvio in azienda entro maggio 2017 per la definizione."

Per quanto riguarda i lavoratori che rimarranno in azienda, sono stati concordati "scatti di anzianità triennali a partire dal 2020; un tetto all'incremento retributivo, in caso di promozione, pari al 25%; l'applicazione del contratto Cityliner per i neo assunti; la riduzione dei riposi annuali da 120 a 108; l'esodo incentivato per piloti e assistenti di volo; la prosecuzione della solidarietà fino al la scadenza prevista per legge, 24 settembre 2018."

Nel documento è stata inclusa anche la necessità di accelerare la crescita dei ricavi, con l'inserimento di nuovi aerei per il lungo raggio.

Questo il commento del segretario della Cgil Susanna Camusso: «Abbiamo definito un verbale del confronto che si è svolto in questo periodo, che sottoporremo a referendum vincolante la prossima settimana. Le ragioni del lungo confronto sono la situazione molto critica dell'azienda e il fatto che bisogna provare a salvarla.»

A questo punto la parola passa ai dipendenti che si dovranno esprimere sull'accordo con un referendum che, in caso positivo, prevederebbe una ripatrimonializzazione dell'azienda per 2 miliardi di euro.

Mario Falorni
nella categoria Economia
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