L'ironia al potere ovvero la disperazione con cui Di Maio tenta di far rimanere in vita il Governo del cambiamento

L'ironia al potere ovvero la disperazione con cui Di Maio tenta di far rimanere in vita il Governo del cambiamento

A testimonianza di una tragedia, come nel caso dell'attuale Governo del cambiamento, vi è sempre l'ironia a confermarne l'esistenza, a delimitarne i contorni. Difficile però dire se sia l'ironia a rendere una tragedia tale o se sia la tragedia a crearla. Ma è un dubbio che può rimanere irrisolto.

L'ironia, nel caso del Governo del cambiamento, è rappresentata dal Movimento 5 Stelle e dal suo cosiddetto capo politico che disperatamente si è trasformato in un contorsionista della logica per dimostrare l'indimostrabile, pur di evitare la crisi che, ogni giorno che passa, appare sempre più inevitabile, essendo l'esecutivo in disaccordo su tutto.

Ma per Di Maio non è così. Nonostante la Lega agisca come se fosse l'unico partito a sostenere la maggioranza, per il vicepremier grillino l'attuale Governo andrà avanti fino al termine della legislatura... a meno che la Lega non voglia aprire la crisi.

Di certo, come ha ribadito Di Maio in una intervista al Corriere, non saranno i 5 Stelle a farlo. Quello che non dice però è che non lo faranno, nonostante le provocazioni finora subite.

Le ultime? La convocazione dei sindacati al Viminale, con Salvini che si è sostituito al premier Conte per parlare di manovra economica. E per farlo si è fatto pure accompagnare da un sottosegretario, Siri, che Conte aveva messo alla porta perché coinvolto in un'inchiesta per Mafia.

La Lega è contraria al salario minimo, i 5 Stelle alle Autonomie ed entrambi dicono di volere la flat tax non sapendo però come poterla finanziare.

In Europa Conte dice di sostenere la von der Leyen, i 5 Stelle la votano ma la Lega no, schierandosi con gli estremisti di destra e mortificando così il nostro Paese nell'assegnazione di un commissario di peso nella prossima commissione. Ma per Di Maio è quasi un non problema.

Come se questo non bastasse, a Uno Mattina Di Maio ha poi dichiarato: "Se avessi il minimo sospetto che la Lega ha [avrebbe dovuto usare il congiuntivo ma si sa che Di Maio non ne conosce l'esistenza, ndr] preso soldi dalla Russia non starei al governo con loro.

Il tema è che se il Parlamento chiede un'audizione è giusto che quella persona [Matteo Salvini, ndr] vada in Parlamento.

Io sono sicuro dell'esecutivo e ritengo ingiusto che ogni giorno si minacci una crisi di governo. Dal mio punto di vista ci sono delle riforme che si devono fare".

Se avessi il sospetto... dice Di Maio. Nonostante tutto l'impegno di Savoini e Salvini nel far ritenere che il tentativo di finanziamento occulto vi sia stato, Di Maio non lo sospetta neppure.

La disperazione, in questo caso di rimanere al Governo, fa fare e fa dire cose assurde e paradossalmente divertenti. Non possiamo dire che l'Italia sia ben governata, ma l'ironia è sicuramente al potere: almeno questo risultato al cambiamento è giusto riconoscerglielo.

Categoria Politica
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