Presentato il primo rapporto Enpam Eurispes sulla sanità: criticità da ricambio generazionale, sprechi, corruzione e liste di attesa

Presentato il primo rapporto Enpam Eurispes sulla sanità: criticità da ricambio generazionale, sprechi, corruzione e liste di attesa

Oggi è stato presentato a Roma il primo Rapporto sul sistema sanitario italiano, "Il termometro della salute", realizzato in collaborazione dalla Fondazione Enpam e da Eurispes.

In base alla ricerca, l'Italia investe nella sanità il 14,1% della spesa pubblica, pari al -1,1% rispetto alla media degli altri Paesi europei, di cui l'Irlanda guida la classifica con la quota più alta (19,3%), nonostante questa incida solo del 5,7% del proprio Pil. Dalla parte opposta vi è chi spende per la sanità, come Cipro, solo il 2,6% del proprio Pil. 

Per quanto riguarda l'occupazione, nel 2015, gli operatori impegnati nel comparto sanità sono stati 1.796.000. Nel 2012, secondo il ministero per la Salute, il comparto assorbiva 45.437 medici di medicina generale. Rispetto al passato, quando sembrava che i medici fossero troppi, circa 21.700 medici di base andranno in pensione entro il 2023, mentre il numero dei giovani medici che dovranno sostituirli non sarà superiore alle 6mila unità. "Questo – in base a quanto indicato nel Rapporto – significherà una carenza di 16mila medici di base e la quasi certezza che entro il prossimo decennio almeno un terzo dei residenti nella Penisola non potrà avvalersi del medico di famiglia".

Il 44,4% degli addetti della sanità sono occupati negli ospedali, ma tra costoro il 18% è impiegato in problematiche amministrative. In base a dati del 2011, nella sanità pubblica opererebbero almeno 35mila figure precarie, tra cui 10mila medici. Dal quadro emergono quindi forti criticità in relazione all'insufficienza degli organici, al forte invecchiamento del personale (in particolare nella medicina generale) ed al ricambio generazionale.

Altro aspetto di cui non possiamo rallegrarci è quello relativo alla corruzione. Anche se le statistiche Ocse e Ue fanno rientrare l’Italia nei range medi di diffusione di cattive pratiche e illegalità, queste causano però un danno pari al 5,59% della spesa pubblica che vale circa 113 miliardi di euro l’anno. Pertanto, tradotto in valore assoluto, il dato percentuale - ogni 12 mesi - equivale a 6,5 miliardi euro. Ma non è il solo dato negativo. Aggiungendo a questo l’inefficienza della spesa (3% del totale) e gli sprechi (18% della spesa totale), il costo totale per il nostro Paese - ogni anno - equivale a ben 23,6 miliardi di euro! Soldi gettati al vento grazie a pratiche contro cui le forze dell'ordine riescono ad intervenire solo marginalmente.

Inoltre, tra i costi della sanità, vanno anche segnalati i 13 miliardi l’anno dedicati alla medicina difensiva, con aumenti che paiono immotivati in relazione alla prescrizione di farmaci, visite, esami e ricoveri.

L'altro grave problema della sanità, sono i tempi di attesa per le visite specialistiche e per i ricoveri ospedalieri, tanto che per sopperire ai ritardi gli italiani hanno dovuto spendere una cifra molto vicina a quella che hanno sborsato per i ticket per le visite intramoenia.

Infine, il numero di denunce in relazione agli errori commessi dal personale che opera nella sanità fa emergere un quadro di criticità che interessa soprattutto le regioni meridionali e le isole maggiori. Su 400 casi che hanno comportato la morte del paziente, 232, pari al 58%, è riferibile a Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, mentre le regioni a nord registrano meno criticità.

Categoria Salute
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