"Lo scorso ottobre alla Camera il taglio dei parlamentari ha ottenuto il via libera definitivo con 553 voti favorevoli. In pratica tutte le forze politiche in parlamento, maggioranza e opposizione, si schierarono insieme al MoVimento a favore di questa riforma. Mi spiace però dover leggere sui giornali retroscena su qualcuno che oggi sarebbe contrario al taglio dei parlamentari. Da qualche giorno a questa parte, infatti, si sta alzando di colpo, da parte delle opposizioni, il coro dei “no” a questa riforma. Ma ricordo che anche le opposizioni votarono a favore del taglio dei parlamentari. Dobbiamo rendere il nostro Paese normale e anche la politica deve dare il buon esempio di fronte ai cittadini. E noi ce la stiamo mettendo tutta. Parliamo di una riforma che comporterebbe un risparmio a legislatura di oltre 400 milioni di euro: soldi pubblici degli italiani. Mi sembra un buon motivo per votare il 20 e 21 settembre a favore del taglio dei parlamentari. Soprattutto in una fase così delicata, con una crisi economica che sta colpendo il nostro Paese. E opporsi significa andare contro gli interessi dei cittadini. Ovviamente serve serietà, anche nel rispettare gli accordi fatti sulla legge elettorale. Andiamo avanti, pensando solamente al bene del nostro Paese".

Questa la dichiarazione odierna dell'ex "capo" dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, in appoggio al referendum per il taglio dei parlamentari su cui gli italiani si esprimeranno il prossimo settembre.

Di Maio cita le opposizioni, ma forse la sua attenzione è rivolta soprattutto alla maggioranza, visto che la dichiarazione segue l'intervista rilasciata a Repubblica da Graziano Delrio - non certo l'ultima ruota del carro nel Pd - che per far esprimere un sì convinto a quel referendum da parte del suo partito, ritiene indispensabile che sia preceduto da una nuova legge elettorale.

Questi i passaggi più importanti dell'intervista di Delrio:

"Anche se strettissimi, i tempi per votare la legge elettorale alla Camera prima del referendum ci sono ancora. Se la maggioranza ritrova l’unità si può fare"."Questo cambio di orizzonte – riferendosi a Italia Viva – non è imputabile a Conte. Ma, certo, il venir meno di un pezzo del patto di governo è una cosa su cui adesso anche lui dovrà lavorare"."Non credo esista cosa più importante della difesa della Costituzione. La riduzione dei deputati e dei senatori, abbinata all’attuale legge elettorale iper maggioritaria, crea uno squilibrio serio per l’assetto istituzionale del Paese: rischia di produrre maggioranze in grado di cambiare da sole, senza il necessario dialogo con le opposizioni, la nostra Carta fondamentale. Ecco perché il Pd ha fretta"."Se non mettiamo in campo questo correttivo – rappresentato da una legge proporzionale – rischiamo di non avere, in entrambe le Camere, la rappresentanza piena di tutte le forze politiche e di tutte le Regioni, specie più piccole. Rappresentanza che verrebbe invece garantita dal proporzionale con una soglia del 5% proprio per evitare la frammentazione. È la ragione per cui, quando il governo giallorosso è nato, ha predisposto un programma di riforme costituzionali che è un tavolo a tre gambe votato, nell’ottobre 2019, da tutti i capigruppo di maggioranza:- la riduzione del numero dei parlamentari. - L’equiparazione dei requisiti dell’elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato, unita alla revisione delle circoscrizioni del Senato, necessaria a garantire le regioni minori. - Infine, la modifica della legge elettorale in senso proporzionale.Le prime due gambe sono state messe in piedi, ma senza la terza,il tavolo non sta in piedi. A traballare è il nostro equilibrio costituzionale".


Le parole di Delrio, capogruppo dem a Montecitorio, rappresentano la posizione ufficiale del partito e, ovviamente, quella del suo segretario, Nicola Zingaretti. 

Con queste premesse, a cui si aggiunge il più completo disinteresse per l'argomento da parte di Matteo Renzi e della sua corte dei miracoli che vedono nella vicenda l'ennesima possibilità per minare le sorti del governo e in particolare quelle di Conte, si può prevedere fin d'ora che la questione referendum sarà uno dei prossimi nodi destinati a venire al pettine della maggioranza...