L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si trova costretta a ridurre drasticamente il proprio budget operativo e a ridimensionare la sua forza lavoro, incluso il personale dirigenziale, a seguito della grave crisi finanziaria innescata dal ritiro dei finanziamenti da parte degli Stati Uniti e dal calo del sostegno di altri Paesi. Lo rivela un documento interno visionato da Reuters, che delinea un piano di austerity senza precedenti per l'agenzia delle Nazioni Unite, già sotto pressione per la gestione di emergenze globali come la pandemia di Covid-19.
L'amministrazione Trump ha formalizzato l'uscita dall'OMS nel gennaio 2021, criticando la risposta dell'agenzia alla pandemia e ad altre crisi sanitarie. Una decisione che ha lasciato un vuoto finanziario significativo: gli Stati Uniti contribuivano infatti a circa il 18% del budget complessivo dell'organizzazione, pari a oltre 600 milioni di dollari all'anno. Il documento firmato dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus sottolinea come questa mossa, unita al ridimensionamento degli aiuti da parte di altri Paesi (impegnati ad aumentare la spesa per la difesa), abbia reso la situazione “molto più grave”.
Per far fronte al deficit, l'OMS ha proposto di tagliare il budget previsto per il biennio 2026-27 del 21%, passando da 5,3 a 4,2 miliardi di dollari. Già a febbraio, il consiglio esecutivo aveva ridotto la proposta iniziale a 4,9 miliardi, ma gli sviluppi recenti hanno reso inevitabili misure più drastiche. “Nonostante i nostri sforzi, ora non abbiamo altra scelta che ridurre la portata del nostro lavoro e della nostra forza lavoro”, si legge nel promemoria interno.
Le ripercussioni maggiori si avvertiranno a Ginevra, sede centrale dell'OMS, dove lavorano oltre un quarto dei 9.473 dipendenti globali. Saranno colpiti soprattutto i ruoli dirigenziali, ma i tagli riguarderanno tutti i livelli e le regioni. Per contenere i costi, l'agenzia ha introdotto un limite di un anno per i contratti del personale e sta valutando come riorganizzare le priorità operative entro la fine di aprile.
In parallelo, l'OMS sta cercando di recuperare risorse attraverso donatori privati, filantropi e Paesi membri, come evidenziato da un memo del 10 marzo. Tuttavia, la riduzione delle attività sembra inevitabile, con potenziali ripercussioni sulla capacità di risposta a future emergenze sanitarie. La crisi finanziaria rischia così di indebolire un'istituzione chiave per la salute globale, proprio in un momento in cui le disuguaglianze sanitarie e le minacce pandemiche rimangono priorità urgenti.