Marilyn e il clistere, ottava parte

Marilyn e il clistere, ottava parte


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Abbiamo dunque i traumi infantili, anche se non ne è certo il grado di pesantezza, ma certamente presenti. Mancanza di una vera famiglia, senso di abbandono, solitudine, dovettero essere costanti nella sua vita; non nuvole occasionali, ma ombre, fantasmi che non davano tregua.

Arriva poi la decisione di recitare e la ragazza si sottomette al giogo sessuale: fino a che punto, non è dato sapere, ma poiché nemmeno lei lo negava, anche giocandoci sopra o esagerando per provocazione, lo diamo per certo.

La simpatia post mortem non deve far dimenticare la girandola di uomini impegnati o sposati che irretì per arrivare, o continuare in carriera. Il suo socio nella casa di produzione indipendente, che a un certo punto lei fondò per aumentare le percentuali di guadagno, era Milton Green: Marilyn ne frequentava la moglie, ma pure ne era l'amante e pare che Milton fosse alquanto geloso.

Fiumi di parole poi sono corsi per la storia con Yves Montand, partner nel film "Facciamo l'amore", preso alla lettera. Lei era ancora sposata con Miller; Yves , attore e chanteur "so continental", come i baciamano nella canzone sui diamanti che rese celebre Marilyn,  saldamente legato a una decaduta ma adamantina Simone Signoret. Ne uscì il solito screditamento ai danni di Marilyn, seducente/sedotta e abbandonata.

I sentimenti più ancestrali albergano nell'essere umano anche quando la sua condotta sessuale è promiscua; ma le ambizioni professionali, nel caso Monroe, fino a una certa data sembravano superiori a quelle di realizzazione tipicamente femminile e familiare.

Marilyn ebbe sicuramente un trasporto notevole per il virile Joe Di Maggio, di cui aveva lodato le prodezze sessuali; ed amava Arthur Miller, fino a che l'intellettuale iniziò a mortificarla e lei a tradirlo.

Se è vero, come ormai non è messo più in dubbio, che la nostra ebbe a subire numerosi aborti volontari, questo aspetto non può essere sottovalutato. Lo aveva fatto con modalità poco ortodosse e forse, nei primi tempi,  un po' barbare. Cosicché, quando provò a portare avanti una gravidanza, non ci riuscì e la frustrazione aumentò..

Sul set di "A qualcuno piace caldo", soprattutto nelle foto fuori scena, appare evidente la prominenza addominale dovuta alla gestazione. Ma, quando proprio si comportava bene, la Monroe come minimo prendeva diverse pillole per dormire e per calmarsi e non rinunciava a qualche bevuta: non c'erano i fondamentali per un prosieguo oltre i primi mesi e forse subentrò anche un po' di sfortuna. Non sembra invece accreditabile il sospetto che si sia fatta chiudere e riaprire le tube.

Marilyn sarebbe stata una buona madre? Forse avrebbe fatto come tante colleghe e adottato. L'operazione a volte risulta disastrosa, si ricordi il caso di Joan Crawford. Ma...una normale carriera lavorativa già rende difficoltosa la cura dei figli, figuriamoci l'impegno da attrice. Immaginiamo che le star siano tutte, più o meno, delle "mammine care" da copertina, poco presenti nella vita e lei, probabilmente, non avrebbe costituito un'eccezione.

Fosse vissuta oggi, avrebbe potuto ricorrere all'utero in affitto, come hanno fatto tante, da Nicole Kidman a Sarah Jessica Parker; o commissionare addirittura la gravidanza di nascosto, come si insinua abbiano fatto alcune star esibendo, nel frattempo, un finto pancione...

Ci appare invece una "bufala" la storia di una proposta di nozze da parte di Ranieri di Monaco. Il principe aveva idee piuttosto chiare sul ruolo della sua sposa: libellula prima delle nozze, magari, ma non troppo scandalosa prima e soprattutto con pochi grilli per la testa, dopo. Grace dovette passare molti esami prima e dopo; non vediamo Marilyn nemmeno come candidata.

Il problema centrale di questa esistenza appare il parossismo a cui fu portata l'apparenza. Avere successo significa prestarsi alle manovre di chi tira i fili, sopravvivere dipende da quanto l'individuo riesce a proteggersi.

Marilyn oscillava tra i desideri della donna comune, che era sempre stata, e le conseguenze della riuscita, incredibile, del suo progetto. Catapultata dal nulla nelle alte sfere, forte nei desideri, ma debole nel resistere al contraccolpo, gli ultimi due anni della sua vita risultarono una montagna russa permanente.

Lei era quella che aveva incontrato la regina Elisabetta, sua coetanea. Nelle immagini ufficiali è chiaro che la sovrana, in visita alla troupe de "Il principe e la ballerina" , si ferma qualche momento in più davanti a Marilyn.

E sempre lei aveva preso all'amo, anche se poi perso, il top dello sport e dell'intellighenzia a stelle e strisce. Frequentava i famosi e, se meno instabile, avrebbe potuto visitare l'Europa, dove sarebbe stata accolta come una dea. La paura di fallire, di abbandonare le sperimentate (cattive) abitudini da star, la frenarono. Sempre la paura.

Al tempo stesso, dea già era, meritatamente o meno. Fornire giudizi sulla sua recitazione è difficile. Negli ultimi film il miglioramento è evidente; l'Italia le attribuì, per "A qualcuno piace caldo" anche un David di Donatello, che lei ritirò all'ambasciata italiana a  New York, alla presenza di una irritatissima Anna Magnani, lasciata un po' in disparte.

Durante le riprese dei suoi film, nella seconda metà degli anni cinquanta, era sempre affiancata da Paula Strasberg: intercettata l'attrice all'Actor's Studio,  Paula appunto e suo marito Lee Strasberg, l'avevano accerchiata, insieme alla figlia Susan divenutale amica, e mai più mollata.

La scoperta di New York rappresentò una svolta, per Marilyn, e avrebbe potuto salvarla. Paula Strasberg, ormai vicina al marito solo professionalmente, all'inizio era solo una sua consulente, ma finì col rappresentare il suo alter ego: sul set impostava ogni battuta della sua protetta, con sfumature freudiane riguardo alle motivazioni del ruolo o della singola scena. Secondo molti, le lezioni del "metodo", intrecciandosi troppo con l'aspetto psicanalitico, avrebbero condotto la Monroe a una fase regressiva destabilizzante.

D'altra parte, nell'appartamento della 57esima est, dove la diva viveva con Arthur (raramente lui riusciva a trascinarla in campagna), la domestica Lena Pepitone, napoletana doc, le preparava le lasagne e gliele portò anche all'ospedale, quando lei stette male, a matrimonio ormai "rotolante". L'attrice sperimentò di nuovo, dopo la breve frequentazione di casa Di Maggio, un lampo di vita familiare all'italiana, che presto terminò  e dovette toccarla nel suo punto debole, la mancanza di una vera famiglia.

Molti di noi la accostano a NYC per via della scena della gonna svolazzante, che fu in realtà girata in studio: il passaggio "on the road", forse all'incrocio tra la 72^ e Lexington, serviva solo per pubblicità e alla fine procurò alla diva, stando a molte testimonianze, solo qualche cazzotto da parte dell'allora coniuge Di Maggio.

La East Coast in realtà non era la dimensione di Marilyn. Lei, californiana doc, non si sarebbe mai potuta adattare all'ambiente "off" Broadway e alla spocchia degli attori della Grande Mela. A NY esisteva un giro di suoi adoratori e perfino un fan club, fondato da un adolescente, che la seguiva quasi ovunque, ma la sua dimensione era quella delle ville sulla spiaggia e dei party agli studios o ai casino del vicino Nevada: purtroppo, tutto ciò la attraeva o distraeva oltremisura; e gli eccessi di contorno, su di lei, sortivano un effetto disastroso.

Miller, nell'analizzare anche con spietatezza la sua ex moglie, fa riferimento a una cosiddetta " incapacità di ricevere", concetto da non sottovalutare. In realtà, a voler guardare l'intero contesto di questa non lunga vita, più ancora che problemi nel ricevere, Marilyn ne aveva nel selezionare: l'amore, il sesso, gli amici, gli aiuti artificiali.

Circa in quegli anni, fu girato un film, poco conosciuto, dal titolo "La bionda esplosiva", ricordato anche per un cameo di Groucho Marx, dove una clone di Marilyn, Jayne Mansfield, le fa il verso. E' una pellicola lieve, ma meno stupida di quanto possa apparire: l'ossessione per l'immagine di oca bionda che dice solo "grazie mister Smith/Ross/Davis, secondo chi ha davanti, gli amori da sbattere in copertina e i toni melliflui  da usare anche quando hai mal di pancia, possono fulminare le menti meno salde. La stessa imitatrice, la Mansfield appunto, dopo un periodo di successo e addirittura una collaborazione musicale con Jimi Hendrix, ridottasi a vagolare tra night club, morì  in un incidente stradale a trentacinque anni. Forse per questo una dei suoi cinque figli, in macchina con lei ma miracolosamente salvatasi, Mariska Hargitay, si tiene stretto il suo ruolo in Law and Order SVU e la sua vita privata stabile e completa.

***

Il finale imperiale

Sappiamo che Marilyn viveva modestamente. Spese a carico degli studios, ma pochi lussi, né limousine o guardie del corpo. L'interesse del pubblico, era lei a tenerlo vivo sollecitando servizi fotografici, interviste; addirittura, una volta, la chiacchierata con un famoso DJ radiofonico da lei invitato a casa.

L'apparizione abbagliante e anche un po' oscena al compleanno del presidente Kennedy, nel maggio 1962, fu un'idea di Peter Lawford, di cui s'è detto, magari in combutta con Sinatra; non ci pare, a distanza di anni, che abbia portato un valore aggiunto alla rappresentazione, risultata invece, grazie a quei sospiri stile Donna Summer, più pacchiana e rat pack*.

La Monroe conduceva una vita, e la vita è fatta di alti e bassi. Il periodo 1961/1962 non dovette rappresentare un picco e la fase "down" durò troppo a lungo: nessun partner ufficiale "di peso" al suo fianco e un morboso interesse verso la sua persona, qualcosa che ella dovette intuire, anche se non le fosse stato esplicitamente comunicato. L'attrice Veronica Hamer e suo marito, che acquistarono la sua villetta dopo la morte, hanno confermato l'esistenza di centraline di fili, ormai disattivate, ma indizi di un possibile spionaggio ai danni di Marilyn.

Sul fronte professionale, la tipologia di donna da vendere al cinema stava cambiando: secche, androgine, ribelli alla Jane Fonda o modelli europei noti negli USA, Brigitte Bardot, Vanessa Redgrave, Britt Ekland. Era possibile riciclarsi, ma con un apparato alle spalle e i fianchi coperti da robuste presenze affettive.

In questo clima lei si sollazzava, e anche questo non viene più messo in dubbio, con gigolò che provenivano dalle file del sottobosco mafioso ( Johnny Roselli, Sam LoCigno): personaggi che non presenteresti alla nonna, come quel Johnny Stompanato che Lana Turner riuscì a levarsi di torno solo con un omicidio ( suo o della figlia?)

La Monroe vagheggiava sorti migliori. Stilò una lista di registi con cui avrebbe voluto lavorare e tra questi figurava Vittorio de Sica. Conosceva il cinema italiano? O le pareva solo un bel modo per rinverdire una carriera, presentandosi in carne e ossa all'Europa, che tutto prendeva e dove molti divi americani in declino o in pausa andavano a rifarsi e divertirsi, soprattutto a Cinecittà?

La diva fu ascoltata, negli ultimi giorni, parlare di suoi progetti futuri; ma pure, dal suo ultimo intervistatore, esprimersi in tono dolente, sia pur educato e conforme, in una casa dove l'atmosfera era tesa, definita dal giornalista "noi contro tutti". Probabilmente gli stati d'animo della star mutavano di molto, anche a causa dei farmaci.

Nemmeno sull'uso e abuso di essi circolano notizie coerenti. Li aveva sempre assunti, mentre tendiamo a rifiutare l'ipotesi di uso di droghe pesanti, sia pure a livello sperimentale, ritenendola una leggenda.

Sappiamo che c'è chi usa gli antidolorifici come stupefacente, anche tra la gente comune. Il barbiturico, poi, il cui nome suona sempre sinistro, è contenuto in medicine una volta di uso comune come l'Optalidon e la Cibalgina. Gli antidepressivi e i sedativi non sono più un tabù per nessuno, ma allora, almeno negli USA, non doveva ancora esistere il monitoraggio ad personam, in base al quale, arrivati anticipatamente a un dato limite su base annuale, le prescrizioni, almeno quelle legali, vengono bloccate

Il Nembutal/Pentobarbital e il Cloralio idrato (sedativo ipnotico), da sempre indicati come i killer finali di Marilyn, costituivano "caramelle" molto in uso; e la prescrizione medica, per certi clienti, è disinvolta. Infatti dopo la morte di lei, ci furono rimpalli imbarazzanti tra i dottori che l'avevano in cura. Infine, non è improbabile che l'attrice ne tenesse in casa più del dovuto.

S'è detto che il clistere era un metodo adoperato, in anni lontani, per perdere peso velocemente, e va aggiunto che problemi di colite e di stipsi assillavano Marilyn: tra pillole, alcol e scarso nutrimento, l'effetto finale era un perenne gonfiore addominale, che sarà apparso sexy agli ammiratori, ma derivava da distonie interne.

Ora, si vorrebbe che la Monroe assumesse i farmaci anche con questo metodo. 

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