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Norma Jean fu ribattezzata Marilyn Monroe. Il cognome fu preso a prestito dalla famiglia materna; sul nome ci sono varie ipotesi, ma pare ricordasse una attrice relativamente famosa in passato. Nella vita l'interessata si firmava, talvolta, con il cognome di entrambi i padri che non erano i suoi, Baker Mortensen. Sperava sempre , per quello che se ne sa, di incontrare quello vero. Raccontò in giro che era riuscita a vederlo e lui l’aveva rifiutata, ma questa è considerata da tutti una versione poco attendibile. Alla fine, rassegnata, rimosse le generalità di nascita e adottò il nome d'arte anche legalmente. Norma Mortensen/ Baker/ Gifford/ non esisteva più. 

Sono sorte leggende su quei suoi primi anni trascorsi nel tentativo di sfondare e lei, con certe dichiarazioni azzardate, contribuì ad alimentare le chiacchiere senza risparmiarsi. E’ quasi impossibile sapere la verità, si possono fare supposizioni.

Si dice che abbia fatto la squillo; che sia andata con tutti quelli che a Hollywood contavano; che abbia abortito un sacco di volte, a causa della frenetica attività sessuale; che abbia perfino avuto un bambino, ipotesi che si è ripetuta nel tempo con asfissiante costanza e scarse probabilità di essere veritiera. E’ certo, invece, che ebbe l’opportunità di un ottimo matrimonio con il super boss di Hollywood Johnny Hide e lasciò cadere la proposta.

Un giorno Marylin sbottò a buon diritto, in un’intervista, sulla sua presunta “disponibilità” al sesso, soprattutto con i produttori. Sostenne, con ragione, che la pratica era diffusa e molte colleghe la negavano per ipocrisia.

A quanto pare aggiunse di aver passato “molto tempo in ginocchio”. E’ probabile che non si sia fatta molte amiche, nell’ambiente.

Pare che il principe Ranieri di Monaco avesse pensato prima a lei, come eventuale sua sposa. L’attrice avrebbe risposto all’intermediario (Aristotile Onassis) che era lusingata, ma non sapeva neppure dove fosse Monaco. Più tardi non esitò a congratularsi con Grace Kelly.

Nei primi anni di successo accadeva che avesse un atteggiamento da ragazzina indisponente. Trattò con sufficienza perfino la grande cantante Billie Holyday, che finì i suoi giorni similmente a lei, dopo una vita di eccessi.

 Anche sulla modifica dei suoi lineamenti dal chirurgo plastico si è detto molto. Naso rialzato? E il mento, e gli zigomi? Non ha molta importanza, lo facevano tutti. Solo la Bergman rifiutò di farsi toccare.

Certamente la Monroe portò una grande novità nel cinema, copiata anche in Europa: il sedere.

Fino ad allora questo attributo veniva considerato volgare, e sacrificato, nelle inquadrature, a favore del seno, più materno.

Le attrici, fino agli anni quaranta, camminano con vestiti ampi, dove tutto può essere, ma non è evidenziato. In “Niagara”, del 1952, lei entra in scena addirittura di spalle e si vedono solo queste due natiche, definite “due cagnolini che lottano sotto un lenzuolo”.  In seguito, si è demistificato anche questo suo attributo e qualcuno ha insinuato che il suo lato "b" fosse un po' artefatto.

Quanto a lei, cercava sempre di eludere la censura e le regole dell'abbigliamento.

 Fumava, beveva, prendeva droghe? Alle sigarette non era particolarmente affezionata e smise verso i trent’anni, presumibilmente a favore di cose diverse e che le servivano allo scopo: stare sveglia, dormire, lavorare di notte, fare bella figura ai party.

Pillole e alcool erano senza dubbio suoi fedeli compagni, ma, nell’ambiente, questo connubio era diffuso.

Era un’accanita nudista, quando la situazione lo consentiva; dipendente dall’analisi (cambiò molti terapeuti e fu ricoverata senza successo); poco puntuale, anzi ritardataria cronica, ai limiti della villania; brava ballerina nella vita privata, meno in scena; pigra a viaggiare.

Non si muoveva quasi mai dal suo perimetro abituale, Los Angeles, Tijuana , i casinò del Nevada, se non per lavoro. Va detto che, le rare volte che lo fece, ebbe difficoltà sul fronte della stabilità psicologica. Accadde, per esempio, a Londra, dove si era recata per girare "Il principe e la ballerina" con Laurence Olivier. C'erano problemi per procurarsi sonniferi e medicinali vari; quindi, per motivi del genere, era meglio, per lei, non allontanarsi troppo da casa. 

Commetteva piccole infrazioni, come la guida senza patente, senza preoccuparsene: ci avrebbero pensato agli amici a rimediare. Svegliava la gente nel cuore della notte per parlare o il suo massaggiatore per un trattamento; peraltro era generosa nel ricambiare e si ricordava sempre delle ricorrenze.

Per la cronaca, le domestiche hanno "rivelato" che lei non amava "arginare" il ciclo mensile con assorbenti e sporcava in giro, i vestiti, il letto; oppure, che non si asteneva da flatulenze: rivelazioni che non aggiungono nulla al mito.

Era bisessuale? In fondo non interessa più a nessuno. L’hanno detto di tanti, perfino di Stanlio e Ollio. E tutto fa pensare che preferisse gli uomini. Sono state "sdoganate" registrazioni delle sue sedute psicanalitiche, in cui lei rivelerebbe di una sua storia con Joan Crawford. Questo genere di "scoop" viene centellinato perché la fonte di guadagno, costituita da libri e servizi televisivi, non venga mai a seccarsi. 

 Man mano che la carriera proseguiva trionfalmente, le vicende sentimentali divennero così intricate da confondere i più scafati “giornalisti” di cronache mondane di Hollywood: Edda  Hopper, Louella Parsons,  Walter Winchell, Elsa Maxwell e Doroty Kilgallen, nomi  molto temuti, che diedero filo da torcere a personaggi del calibro di Charlie Chaplin. Ma il fenomeno Marilyn, tutto sommato, fu trattato con  prudenza da certa stampa.

In parte, la star era protetta dagli appositi uffici degli studios; per altro verso sconcertava, come quando si scoprì che aveva posato nuda per un calendario. Si decise di assecondarla, perché era divertente, finché lo fu, e faceva vendere riviste e tabloid.

E poi che spasso, per i lettori. Un matrimonio segreto in Messico, con un caro amico (un documentarista, tale Robert Slatzer), annullato in due giorni, per ordine dei grandi capi degli studios, in quanto inadatto a costruire il suo personaggio. Terzo matrimonio con l’eroe del baseball Joe Di Maggio, prima visto di buon occhio, in seguito di nuovo ostacolato dai dirigenti di lei: dopo nove mesi di gelosie feroci da parte di Joe, forse giustificate ( e pare che volassero botte) lui si stancò di vederla con le gambe al vento e divorziarono. Joe voleva una moglie, Marilyn la carriera.

Si arrivò al quarto matrimonio, che sembrava quello giusto anche se lui, il grande drammaturgo e fine intellettuale Arthur Miller, per sposarla lasciò moglie e due figli. All’inizio erano molto uniti e lei fu ben accolta nella famiglia dei suoceri. Da sposata diventò quindi Marilyn Miller, le generalità d’arte dell’attrice, scomparsa nel 1936,  da cui aveva preso il nome: una donna infelice, intossicata e morta precocemente, il che, a posteriori, inquieta.

Ci furono tentativi di gravidanza andati a male, dicono tradimenti – lei non godeva fama di donna fedele – e di nuovo il divorzio. Lui rimise su famiglia in un lampo e pare che Marylin ne sia uscita distrutta. In seguito lo scrittore dichiarò di non aver mai conosciuto una ragazza così triste.

Miller, scomparso novantenne, è una figura che gode di altissima considerazione e i suoi drammi sono tuttora rappresentati. Ebbe il merito di puntare il dito contro il maccartismo imperante nel paese e per questo pagò un alto prezzo. Marilyn fu  una moglie difficile, ma lo aiutò finanziariamente e a risolvere alcune grane con l'FBI, dovute alla sua reputazione di marxista. Inoltre quel matrimonio  contribuì al suo successo: come marito della Monroe, Miller non poteva essere ignorato. Tuttavia non rinunciò alla rivalsa e la massacrò, ormai morta, in un dramma teatrale molto criticato ("Dopo la caduta" 1964).

 Negli ultimi anni tutto andò storto per Marilyn, dalle relazioni ai film e l’ambiente le si rivoltava contro. Anche le appassite star degli anni passati, che avevano alle spalle curriculum di stravizi di tutto rispetto, parevano inspiegabilmente disprezzarla e rinfacciarle il suo presunto scarso talento . Più tentava di migliorarsi , più la deridevano. A volte era critica verso il suo paese:  vuoi per questo, vuoi per il matrimonio con Miller, ecco affibbiata la reputazione di filocomunista, che a Hollywood non ha mai giovato a nessuno.

Hanno detto che il suo ultimo psichiatra, un eminente studioso di Freud, abbia sbagliato il trattamento e commesso l’imperdonabile errore di farla entrare nella propria famiglia, per alleviare la sua solitudine. Secondo alcuni, fu anche visitata dalla figlia di Freud, che l'avrebbe definita "instabile e paranoide".

Pare inoltre che Marilyn abbia conosciuto Timothy Leary, il quale l’ avrebbe avviata all’uso dell’LSD; si insinua allegramente che i Kennedy se la passassero come una pallina da ping pong.

Di certo c’è che passò a frequentare un po 'chi capitava. Gli unici momenti di evasione erano quelli in cui l’occasionale compagno di letto, Sinatra, se la portava a spasso, in barca o in elicottero, per tristi baldorie che finivano in coma etilici o poco meno. Il suo ultimo partner “ufficiale” fu  il messicano José Bolanos, collaboratore del regista Bunuel, che si vantò senza risparmio della conquista ( in realtà fu mollato senza troppi complimenti).

Risulta che lei volesse tirarsi fuori dal disordine e dimostrare che era una valida attrice drammatica. In genere non la prendevano sul serio. Pensò di sfruttare la sua predisposizione alla commedia brillante, anche se il suo debole per il piccante e la provocazione la tradiva un po’. Spesso non si presentava alle prove, irritando superiori e colleghi. Era forte il suo disappunto davanti al trattamento di favore riservato a qualche collega "privilegiata", come Liz Taylor (in effetti, una scellerata rubamariti che la passava sempre liscia).

Per migliorarsi, la Monroe aveva frequentato l'Actor's Studio degli Strasberg, a New York, col duplice scopo di allontanarsi dalla frivola Los Angeles e imparare le nuove tecniche recitative in voga ma, così "ripulita", pretendeva di imporre il suo metodo ai colleghi più tradizionalisti e irritava tutti.

Sono passate alla storia le interminabili sedute necessarie quando Marylin non ricordava, o fingeva di non ricordarsi, le battute, mentre i partner sbuffavano ( o perdevano occasioni di lavoro) e la produzione sperperava migliaia di dollari. Fece impazzire Jack Lemmon e Tony Curtis sul set di "A qualcuno piace caldo". Il primo, signorilmente, non fece commenti, il secondo la paragonò a Hitler (dichiarazione poi smentita e anzi, si parlò di flirt). Il regista, il grande Billy Wilder,  dichiarò che, dopo aver lavorato con lei, desiderava  picchiare tutte le donne. Parlò su questo tono anche mentre scendeva dall'aereo, ai reporter che lo assediavano sulla scaletta, quel giorno d'estate. 

Continua...