Nel Consiglio europeo del 19-20 ottobre si discute di come disgregare definitivamente l'Unione europea

Nel Consiglio europeo del 19-20 ottobre si discute di come disgregare definitivamente l'Unione europea

Come promemoria, è utile ricordare che il Consiglio europeo definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell'UE. Non fa parte dei legislatori dell'UE e pertanto non negozia né adotta atti legislativi. Stabilisce invece l'agenda politica dell'Unione, generalmente adottando nelle sue riunioni "conclusioni" che individuano le questioni problematiche e le misure da intraprendere.

Vediamo allora quali sono gli argomenti che i vari premier e capi di Stato dell'Ue discuteranno nel Consiglio europeo che si celebra il 19 e 20 ottobre, in base all'agenda stilata dal presidente Donald Tusk.

Nel programma del Consiglio europeo di ottobre, almeno ufficialmente, non si parlerà di indipendenza della Catalogna. Il dibattito politico, invece, verterà su quanti soldi spendere per continuare ad arginare il flusso di migranti illegali dall'Africa. Si parlerà poi di Corea del Nord, Turchia, Iran e, soprattutto, di Brexit con il primo ministro May che comunicherà le sue riflessioni in merito allo stato attuale dei negoziati.

Riflessioni che verranno poi valutate dai 27 (Gran Bretagna esclusa) per stabilire se e come continuare le trattative di uscita del Regno Unito dall'Unione. Un argomento, quello della Brexit, che potrebbe avere conseguenze politiche per il Governo inglese nel caso la May non riuscisse a far decollare il negoziato ad uno step ulteriore rispetto all'attuale, con i partiti della maggioranza che potrebbero addirittura chiederne le dimissioni.

Ma l'aspetto più interessante di questo Consiglio sono le decisioni su una questione introdotta nel precedente vertice di Tallin.

Per Tusk, come anticipato nella lettera d'invito ai membri del Consiglio, "dovremmo mantenere l'unità che siamo riusciti a sviluppare nello scorso anno. Abbiamo bisogno di questa unità per risolvere la crisi migratoria, affrontare gli aspetti iniqui della globalizzazione, trattare con i paesi terzi aggressivi, limitare i danni causati dalla Brexit e mantenere, in questi tempi difficili, l'ordine internazionale basato sulle regole. Possiamo affrontare le incertezze odierne soltanto se agiamo all'unisono, poiché i singoli paesi sono troppo piccoli per farvi fronte da soli. Qualcuno potrebbe dire che sono ossessionato dall'unità, ma sono profondamente convinto - non soltanto a causa del mio lavoro, ma soprattutto per la mia esperienza personale - che l'unità europea è la nostra forza più grande."

Ma dopo aver parlato di unità, ma solo come principio, ecco poi che Tusk, disegna un'Europa in ordine sparso per "riconciliare l'unità con il dinamismo".

"Il quadro generale per adottare le nostre decisioni dovrebbe continuare ad essere quello delle riunioni a 27 o 28 Stati membri, a seconda del tema trattato. Come illustrato nella dichiarazione di Roma, questo approccio non impedisce agli Stati membri di progredire più rapidamente in ambiti specifici, conformemente ai trattati, lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. Per essere chiari, l'unità non può diventare una scusa per la stagnazione, ma al tempo stesso l'ambizione non può portare a divisioni."

Una bellissima frase ad effetto, non c'è che dire, ma che no può non far pensare che la futura Europa sarà ancora di più una Unione esclusivamente monetaria in cui verranno garantiti diritti e vantaggi a banche e imprese multinazionali, mentre i tema di diritti e garanzie ai cittadini si procederà in ordine sparso, ancora di più di quanto non si sia già fatto adesso. 

E come questo possa essere utile per far progredire l'Unione, invece che accelerarne la sua disgregazione, sinceramente, è molto difficile comprenderlo.

Ugo Longhi
nella categoria Esteri
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