Roma, al Verano aggressione fascista a due giornalisti de L'Espresso

Roma, al Verano aggressione fascista a due giornalisti de L'Espresso

Al Verano, cimitero di Roma, gli estremisti di destra lunedì commemoravano due missini uccisi davanti alla sede del partito in via Acca Larentia il 7 gennaio del 1978.

Due collaboratori dell'Espresso, il giornalista Federico Marconi ed il fotografo Paolo Marchetti, riprendevano la "cerimonia" che, inutile ricordarlo, si svolgeva in un luogo pubblico.

I giornalisti sarebbero stati presi a schiaffi e calci e sarebbero stati sequestrati loro i telefoni con cui avevano ripreso le immagini della commemorazione.

Nega qualsiasi violenza il leader di Avanguardia Nazionale Vincenzo Nardulli, presente ai fatti.

«Questo è il video che smentisce l'aggressione ai pennivendoli dell'espresso, la polizia è in forze e non vi è nessuna violenza da parte nostra se non quella di farci vedere il resoconto filmato contro la nostra volontà nel rispetto della privacy. In secondo tempo quello di spiegarci cosa ci faceva sul suo telefonino la foto di una bambina di 6 anni nipote di un nostro Camerata, fatto molto increscioso che il pennivendolo e la polizia ci dovranno dare spiegazioni.»

Queste sono state le sue testuali parole riportate su Facebook, e questo il filmato postato a supporto...

Oggi, la Questura di Roma ha diramato un comunicato in cui ricostruisce quanto avvenuto, in questi termini: "Verso le ore 15:30 veniva riscontrata la presenza di otto persone, tra le quali Castellino e Nardulli, che discutevano animatamente con un collaboratore esterno del periodico ‘L'Espresso' poiché stava riprendendo le fasi della cerimonia.

Gli agenti, dopo aver calmato gli animi, hanno quindi accompagnato l'uomo fino all'esterno del cimitero, per evitare che la situazione potesse degenerare. Inoltre, a specifica richiesta degli operanti, l'uomo dichiarava di non aver subito alcuna minaccia o lesione.

In serata tuttavia, la stessa persona si è presentata presso gli uffici della Digos denunciando, insieme ad un altro collaboratore esterno del suddetto periodico, anch'esso presente alla manifestazione, la subita aggressione.

Inoltre, lo stesso soggetto è stato refertato con 3 giorni di prognosi per alcune contusioni. L'attività investigativa ha poi consentito di cristallizzare le responsabilità di Castellino e Nardulli."

Tra coloro che avevano fatto capannello intorno al giornalista de L'Espresso vi era anche il capo romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale.


Oggi le abitazioni di Giuliano Castellino e Vincenzo Nardulli sono state perquisite ed entrambi sono stati denunciati per i reati di minaccia, lesioni personali e violenza privata, mentre proseguono le indagini per identificare gli altri partecipanti all'aggressione. Castellino è stato denunciato anche per violazione della sorveglianza speciale.

Dopo i fatti una considerazione conclusiva. Riprendere una manifestazione pubblica sarebbe violazione della privacy? Ma soprattutto, se i "camerati" ritenevano che la loro privacy fosse stata violata, perché non si sono rivolti alla polizia, di cui hanno rilevato la presenza come da loro stessi dichiarato, invece di aggredire e minacciare i presunti aggressori? Infine, perché la polizia, di cui la stessa Questura ha confermato la presenza, ha permesso ai "camerati" di pretendere di vedere le immagini riprese durante la commemorazione?

Che l'aggressione sia di stampo fascista è indubbio. Da vedere se lo ha capito anche chi presiede il Viminale. Al momento non vi è alcuna indicazione che ne dia segno.

Categoria Cronaca
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