La giustizia non è vendetta. Dura nota della Giunta UCPI contro Salvini e Bonafede per la sceneggiata organizzata per l'arrivo di Battisti in Italia

La giustizia non è vendetta. Dura nota della Giunta UCPI contro Salvini e Bonafede per la sceneggiata organizzata per l'arrivo di Battisti in Italia

L'Unione delle Camere Penali Italiane, fondata nel 1982, è un'associazione di penalisti cui aderiscono 131 Camere Penali territoriali, a cui sono iscritti più di 8mila avvocati penalisti.

L'Unione promuove la conoscenza, la diffusione, la concreta realizzazione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale e del giusto ed equo processo penale, elaborando studi ed organizzando iniziative culturali e politiche volte a migliorare il sistema penale e processuale penale.

Opera inoltre al fine di garantire la corretta applicazione delle norme di legge e per sostenere le riforme dell'ordinamento giudiziario coerenti con i valori di indipendenza, autonomia e terzietà del giudice. Tutela inoltre, anche attraverso l'elaborazione di proposte di riforma legislativa, il prestigio ed il rispetto della funzione del difensore, affinché i diritti e le prerogative dell'avvocatura ed il diritto di difesa siano garantiti conformemente alle norme costituzionali e internazionali.


Quella sopra riportata è la descrizione che dà di sé e della sua funzione l'Unione delle Camere Penali Italiane. Perché riportarla? Per introdurre la nota che martedì tale associazione ha diffuso per commentare l'operazione mediatica e le dichiarazioni dei ministri Bonafede e Salvini che hanno accompagnato l'arrivo a Ciampino di Cesare Battisti.


Questa la dichiarazione della Giunta UCPI sulla "sceneggiata" organizzata dal Governo in occasione dell'arrivo a Ciampino del detenuto Battisti.

Quanto accaduto ieri in occasione dell'arrivo a Ciampino del detenuto Battisti è una pagina tra le più vergognose e grottesche della nostra storia repubblicana.È semplicemente inconcepibile che due Ministri del Governo di un Paese civile abbiano ritenuto di poter fare dell'arrivo in aeroporto di un detenuto, pur latitante da 37 anni e finalmente assicurato alla giustizia del suo Paese, una occasione, cinica e sguaiata, di autopromozione propagandistica.I ministri Bonafede e Salvini hanno ritenuto di doversi presentare in aeroporto, dove erano stati zelantemente predisposti palchetti, per esibirsi in favore di telecamera, evidentemente al fine di acquisire nell'immaginario collettivo il merito di un evento frutto, come è ben noto, del lavoro ultratrentennale dei vari governi che si sono succeduti nel tempo, al pari delle forze di polizia e dei servizi di sicurezza e di intelligence.Addirittura sconcertante è che il Ministro della Giustizia abbia diffuso un video, con sinistro commento musicale, titolando di “una giornata indimenticabile”; e non ci sono state risparmiate foto ricordo del detenuto, con due agenti della polizia penitenziaria al fianco, in spregio di espliciti divieti normativi.L'Unione delle Camere Penali Italiane esprime tutto il proprio sdegno e la propria riprovazione per questa imbarazzante manifestazione di cinismo politico in una occasione in cui lo Stato aveva già dimostrato la sua superiorità senza gratuiti clamori. Altro è esprimere legittima soddisfazione per la conclusione di una lunga latitanza di un cittadino raggiunto da plurime sentenze definitive di condanna per gravissimi fatti di sangue, altro è esporre il detenuto, chiunque egli sia, qualunque sia la sua colpa, come un trofeo di caccia, con foto ricordo al seguito.Una pagina umiliante e buia di malgoverno, che rappresenta nel modo più plastico e drammatico un'idea arcaica di giustizia ed un concetto primitivo della dignità umana, estranei alla cultura del nostro Paese.


Come hanno risposto i due ministri tirati in ballo?

La risposta di Matteo Salvini è arrivata durante la sua partecipazione alla trasmissione tv di Barbara D'Urso ed è riassumibile con il classico "me ne frego" di memoria fascista. Queste le sue parole: «Penso di essere stato chiaro da Barbara D'Urso: se dopo 37 anni torna a casa un latitante, è mio dovere essere sul posto per ringraziare le Forze dell'ordine e i nostri servizi di intelligence. Fatemi fare il ministro dell'Interno, e fatemelo fare bene.»

Questa, invece, la dichiarazione del ministro Alfonso Bonafede: «Alcuni giornali attaccano il Governo accusandolo di aver "celebrato" l'arrivo dell'ex terrorista Cesare Battisti e, viceversa, di non essere stato presente all'arrivo in Italia della salma di Antonio Megalizzi. Si tratta di una notizia falsa: ad accogliere il feretro del nostro connazionale c'era il ministro Riccardo Fraccaro. Inviterei la stampa a evitare forme di vero e proprio sciacallaggio nei confronti di due situazioni diverse che hanno profondamente segnato intere famiglie e, più in generale, tutto il popolo italiano.»


Entrambi i ministri nelle loro giustificazioni cercano ognuno una giustificazione che evita accuratamente di trattare il problema centrale della questione che è altro dall'essere stati presenti all'arrivo di Battisti e di non esserlo stati all'arrivo della salma di Antonio Megalizzi.

Il problema è quello dell'uso della giustizia che è stato promosso dalle parole di Salvini e dai filmati di Bonafede. La giustizia propagandata dai due è stata descritta come strumento di vendetta nei confronti di un colpevole. Il sentimento di vendetta è umano e persino logicamente (non materialmente) giustificabile se espresso da chi abbia subito un danno dall'azione di una persona che abbia commesso un crimine.

Ma un cittadino qualunque che non ricopre una carica istituzionale, pur facendo parte di uno Stato, non rappresenta lo Stato. Al contrario, due ministri rappresentano lo Stato. E uno Stato che si definisce democratico non può permettersi di far credere ai propri cittadini che il fine della giustizia sia la vendetta. Lo scopo dell'applicazione della legge in uno Stato democratico è quello di punire per educare e possibilmente recuperare il reo, non di vendicarsi.

Come ha fatto notare la Giunta UCPI, quella che si è svolta a Ciampino è "una pagina umiliante e buia di malgoverno, che rappresenta nel modo più plastico e drammatico un'idea arcaica di giustizia ed un concetto primitivo della dignità umana, estranei alla cultura del nostro Paese."

Ma la cosa peggiore e preoccupante è che i due ministri non lo hanno capito o stanno facendo finta di non averlo capito... figuriamoci poi gli esaltati che, in questo momento, li sostengono!

Categoria Cronaca
Attendere...