Perché una notizia falsa dovrebbe essere più dannosa di una palese presa in giro?

Perché una notizia falsa dovrebbe essere più dannosa di una palese presa in giro?

Quello che in Italia non è chiaro o comunque non ci viene spiegato in modo comprensibile dai rappresentanti del Partito Democratico che in questi ultimi tempi si sono proclamati profeti del verbo della verità e fustigatori del falso è quale sia la regola per cui, in relazione ad una notizia, debba scattare o meno l'interruttore per cui questa sia definita falsa e, come tale posta all'indice, insieme a chi l'ha diffusa. 

Certo, dire che è crollato un ponte, quando questo è saldamente in piedi è indubbio che la notizia in tal caso sia falsa. Però, come dobbiamo invece giudicare una notizia come quella relativa al numero degli occupati in Italia che negli ultimi 12 mesi ci viene detto che sia cresciuto di circa 350mila unità grazie al Jobs Act? Infatti, la quasi totalità, esclusa una "piccolissima" percentuale è costituita unicamente da lavoratori a tempo determinato, modalità contrattuale che esisteva già prima del Jobs Act. Quindi quali dovrebbero essere i meriti della riforma del lavoro voluta da Renzi in relazione a queste assunzioni? Boh! Come dobbiamo giudicare noi, popolo bue, tale notizia? Una notizia vera o una notizia falsa? Ariboh!

Il Pd renziano vive sull'equilibrismo della dialettica dei sofisti: giocare sulle sfumature di una frase o addirittura su quelle di una parola per giustificare l'ingiustificabile e cadere "sempre in piedi". E secondo loro questa sarebbe la verità? Al più è un modo molto semplice per far aumentare l'arrabbiatura (espressione eufemistica per evitare di usare il termine più appropriato) della gente. Ne sono conferma un paio di provvedimenti che hanno caratterizzato il dibattito delle ultime ore sulla manovra di Bilancio 2018 che approderà in Parlamento.

Immaginatevi il renziano doc che appare sullo schermo dell'ultimo notiziario, tutto azzimato come un berluschino del '94, lustrato e impettito in base alle indicazioni della comunicazione di partito che annuncia che nella finanziaria è stato finalmente raggiunto l'accordo per garantire anche per il prossimo anno il bonus bebè ed introdurre persino l'esenzione del superticket. Complimenti. Naturalmente in che cosa consistano le due misure è un surplus, l'importante non è conoscerne i contenuti, ma apprenderne i titoli.

Ma volendo essere pignoli, cerchiamo invece di fare un piccolissimo approfondimento dei due provvedimenti.

Riguardo al bonus bebè, a chi fa un figlio o ne adotta uno nel prossimo anno sarà riconosciuto un assegno di 80 euro al mese (pari quindi a 960 euro l’anno). Per il 2019 il bonus diventa invece addirittura strutturale, non sarà più da considerare come bonus. Subirà però una "leggera" variazione rispetto ad ora, ma non sarà però necessario attendere tutti gli anni la proroga ufficiale per essere sicuri della sua disponibilità. In cosa consiste la variazione? Una cosa da nulla. L' "enorme" importo distribuito in precedenza, 80 (ottanta) euro, viene dimezzato, così ad ogni nuovo nato sarà riconosciuto un massimo di 40 euro! Ma non è finita qui. Il contributo è previsto non più per tre anni, ma solo per il primo anno!

Quindi, dopo aver conosciuto i contenuti della notizia, secondo Renzi e il Pd noi dovremmo credere che il bonus bebè non è un bufala? Ma se non è una bufala allora va chiamata presa per il ... sedere!

Non siete soddisfatti? Ed allora andiamo a vedere di cosa tratta l'esenzione del superticket. Per abolire il superticket e consentire agli italiani che non ne hanno la possibilità di curarsi gratuitamente servono 800 milioni. Quanti soldi il Governo mette a disposizione delle regioni per tale scopo? 60 milioni di euro che dovrebbero essere utilizzati per la riduzione della quota fissa sulla ricetta a favore di "specifiche categorie di soggetti vulnerabili".

Però, come fa notare Nerina Dirindin, senatrice di Articolo 1 – Mdp, «non ci sono criteri per evitare ulteriori differenze fra regioni e fra cittadini, né per prevenire ulteriori complicazioni. E soprattutto non ci sono risorse per coprire gli altri 500 milioni circa che continuano a gravare sugli assistiti. Se ci fosse stata veramente l’intenzione di eliminare il superticket, si sarebbe almeno potuto prevedere un percorso per la sua completa abolizione in un paio d’anni.

E invece quel ticket inefficiente e iniquo continua a far parte del nostro sistema e ad allontanare i cittadini dal servizio pubblico. L’ennesima dimostrazione della disinvoltura e superficialità con cui il Governo affronta i problemi del nostro servizio sanitario.»

Anche in questo caso, dopo aver conosciuto i contenuti della notizia, secondo Renzi e il Pd noi dovremmo credere che l'abolizione del superticket non è un bufala?

In ogni caso se non è una bufala allora è sicuramente un'altra presa per il sedere che si aggiunge a quella descritta in precedenza che, a sua volta, si aggiunge alle numerose altre prese per il sedere cui siamo stati costretti ad assistere e che siamo stati costretti a subire nel corso di questi ultimi anni (e non solo) renziani.

Quindi, perché una notizia falsa dovrebbe essere più dannosa di una palese presa in giro?

Giuseppe Ballerini
Categoria Politica
Attendere...