Il Giro d'Italia 2018 partirà da Gerusalemme, in Israele, Stato in cui vige l'apartheid

Il Giro d'Italia 2018 partirà da Gerusalemme, in Israele, Stato in cui vige l'apartheid

L'istituzione israeliana che si occupa di mantenere viva la memoria della Shoah si chiama Yad Vashem e significa letteralmente "un monumento e un nome".

Come riportato dall'enciclopedia online Wikipedia, Yad Vashem si prefigge di celebrare e commemorare con un luogo fisico e con un nome letterale, tutti coloro che sono meritevoli di ricordo. Yad Vashem è basato per statuto su un programma che prevede cinque principali classi meritevoli di ricordo e commemorazione. Queste sono:

l'emblema di Yad Vashem, i sei milioni di ebrei uccisi dai nazisti e dai loro collaboratori, le comunità ebraiche e le loro istituzioni che sono state fatte scomparire e distrutte, il valore e l'eroismo dei soldati e dei combattenti partigiani, i figli e le figlie del popolo ebraico che hanno lottato per la loro dignità umana, i "Giusti tra le nazioni" che hanno rischiato le loro vite per salvare ebrei.

E per l'appunto, per onorare uno dei Giusti tra le nazioni, l'immenso, l'inarrivabile, l'irripetibile (e chi più ne ha più ne metta di aggettivi altrettanto iperbolici) Gino Bartali, il Giro d'Italia 2018 inizierà da... Gerusalemme!

L'indiscrezione è di queste ore e sarà confermata entro fine mese. Sarebbe (trattandosi di un'indiscrezione il condizionale è d'obbligo) la prima volta che il Giro d'Italia parte da una località non europea. In passasto è già accaduto che, per motivi di marketing e di sponsor, il Giro, così come anche il Tour de France - l'altra corsa a tappe tra le più prestigiose al mondo - iniziassero fuori dai confini nazionali. Quindi, niente di cui meravigliarsi.

Ed il motivo, o la scusa (dipende dai punti di vista e dal ritorno economico dell'operazione), che avrebbe portato a questa scelta è più che giustificato. Si celebra il ricordo di uno dei più grandi miti di sempre che abbiano mai corso in bicicletta e lo si fa non tanto per le sue imprese sportive, ma per quelle civili, anzi, eroiche.

Durante gli anni 1943-'44 dell'occupazione nazista del Centro Italia, il Ginettaccio nazionale macinava chilometri in bicicletta per consegnare, nascosti all'interno del telaio, documenti falsi che permisero a molti ebrei italiani di mettersi in salvo dai rastrellamenti tedeschi. Un fatto di cui Bartali non si era mai vantato e di cui non aveva mai parlato in pubblico. Lo fece il figlio, dopo la sua morte e, per tale motivo, a Bartali venne ricosciuto da Israele il titolo di Giusto tra le nazioni ed il suo nome ricordato nel memoriale dello Yad Vashem.

La prima tappa dell'edizione 2018 (una cronometro) del Giro d'Italia partirebbe da Gerusalemme, evitando però di toccare zone "calde" della città. Inoltre, il Giro sosterebbe in Israele per altri due giorni dove si correrebbero due tappe in linea di cui località e percorsi non sono ancora noti.

Fin qui nulla di male, pertanto, in questa iniziativa. Purtroppo, però, Israele e Gerusalemme rappresentano anche altro. Gerusalemme è per metà una città occupata dal 1967, insieme ai territori della Cisgiordania. E a Gerusalemme Est e e in Cisgiordania, il governo di Israele ha instaurato un vero e proprio regime di apartheid, dove i palestimesi sono soggetti ad angherie e sorprusi di ogni tipo.

In pratica, questa iniziativa, finirebbe per essere soprattutto uno spot promozionale per Israele, dimenticandosi completamente di quello che Israele ha fatto in passato e continua a fare oggi come dimostra, ad esempio, il caso della famiglia palestinese Shamasneh.

La casa degli Shamasneh fu costruita su terra appartenente ad ebrei prima della nascita di Israele e sotto la dominazione giordana a Gerusalemme Est, dal 1948 al 1967, fu affittata alla famiglia Shamasneh. L'attuale legge israeliana consente però agli antichi proprietari di poter reclamare i beni immobiliari appartenuti agli ebrei prima del 1948.

Che cosa hanno fatto allora i "solerti" coloni ebrei? Con l’aiuto dell’Israel Land Fund, legato alla destra ultranazionalista, hanno acquistato la casa dai vecchi proprietari, si sono rivolti ad un tribunale ed hanno fatto sloggiare la famiglia Shamasneh che vi abitava.

Tutto giusto direte voi? Può darsi, ma c'è un piccolo particolare. La legge che ha permesso ai coloni di prendersi quella casa vale solo per gli Israeliani, ma non per i palestinesi che non possono fare altrettanto con le loro abitazioni, costruite prima del 1948, situate in quella che oggi è la zona ebraica di Gerusalemme, quella ovest. Quelle case, svariate centinaia, furono confiscate dopo il 1948 dal neonato Stato di Israele e vendute a cittadini ebrei.

Ed è giusto, allora, andare a correre il Giro d'Italia in Israele, addirittura a Gerusalemme, quando in quei luoghi accadono fatti come quello sopra riportato? E quello sopra riportato è solo un piccolissio esempio...

 

Manolo Serafini
nella categoria Sport
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