Migranti. Il vertice di Bruxelles per gestire un'emergenza che non esiste

Migranti. Il vertice di Bruxelles per gestire un'emergenza che non esiste

In occasione di un vertice, prima si tiene sempre un vertice, definito pre vertice, in modo da preparare il vertice principale. Nel caso quest'ultimo si tenga tra più di due Paesi, i vertici di preparazione o pre vertici si moltiplicano, anche anticipandosi tra loro, come accaduto al pre vertice del pre vertice che ha avuto luogo circa una settimana fa a Berlino tra Merkel e Macron.

Il paragrafo precedente, che potrebbe far pensare ad uno dei racconti di Achille Campanile adattato alla cronaca politica odierna, è invece l'esatta descrizione di come funziona la diplomazia oggi. Non che ci sia qualcosa di sbagliato, almeno in teoria. Nella pratica, però, almeno in relazione agli Stati dell'Unione europea che dovrebbero essere tra loro alleati, tutta questa attività diplomatica, più che a diminuire le tensioni, serve ad accentuarle, se non a crearne delle nuove.

Il nodo del prossimo Consiglio europeo, nonostante i problemi economici e finanziari ben più reali e importanti che si profilano all'orizzonte, dovuti ad un rallentamento della crescita economica e alla fine del Quantitative Easing da parte della BCE a partire dal prossimo gennaio, è legato alla gestione del flusso dei migranti provenienti dall'Africa.

Un flusso, va ricordato, che viene tuttora descritto come un'invasione, mentre i dati aggiornati ad oggi del ministero dell'Interno ci dicono che il numero di migranti giunto in Italia da gennaio 2018 è di 16.316 (al 22 giugno). Nonostante ciò, il governo del cambiamento, in un paio di settimane, ha creato sulla gestione dei migranti un caos che ha trasformato un problema, al momento marginale, in una questione epocale.

Ricordiamoci che stiamo parlando di poco più di 16mila persone.

Inutile ripetere le responsabilità dell'Europa in relazione al modo squilibrato in cui fa rispettare gli impegni pattuiti ai Paesi membri. La polemica sui migranti nasce proprio dalla mancata osservanza nell'accoglienza da parte dei Pesi europei di un numero proporzionale di migranti sbarcati in Italia. Ma anche in questo caso, c'è da dire che il governo del cambiamento, applaude all'Ungheria portandola come esempio di gestione della "Cosa Pubblica" quando la stessa è tra coloro che non hanno rispettato gli impegni di accoglienza pattuiti.

Una confusione alimentata dal nazionalismo, antico, del governo del cambiamento, che però si definisce nuovo, che fa leva sul fatto che dei migranti che arrivino dall'Africa se ne devono occupare da subito anche gli altri Stati dell'Unione. E tanto per cominciare, chi li aiuta in mare adesso non potrà più sbarcarli in Italia.

Stiamo parlando di "un'emergenza" di 16mila persone in sei mesi. Come riportato dal blog del Movimento 5 Stelle, "secondo il Ministero dell’Interno al 18 giugno di quest'anno soltanto 640 persone sono state ricollocate in Francia, 235 in Spagna. Meglio va in Germania, dove ne hanno accolto 5.438, ma - secondo gli stessi accordi - dovevano farsi carico di oltre 10mila richieste."

Nel mondo razionale, anche in rapporto ai numeri in ballo, ciò avrebbe portato delle persone responsabili che dicono di volersi occupare del bene dell'Italia a sollevare la questione in Europa, annunciando, da subito, che l'Italia avrebbe compensato autonomamente i propri impegni finanziari nei confronti dell'Unione fintanto che gli altri Paesi non avessero rispettato i loro impegni in relazione alla ripartizione dei migranti.

In tal modo, l'Italia avrebbe risolto la questione dal punto di vista legale (più o meno), etico ed economico. Invece è meglio affidarsi alla rissa, alla contrapposizione, alle divisioni... che però generano consenso. E visto che l'argomento tira, i 5 Stelle cercano di recuperare terreno sulla Lega che con i migranti ha raggiunto il 30% delle intenzioni di voto negli ultimi sondaggi effettuati.

Oggi a Bruxelles, avrà luogo un pre vertice che dovrebbe preparare il terreno di discussione, in relazione all'argomento migranti, del vertice di fine giugno tra i vari Paesi europei. Inutile dire che le premesse di un totale fallimento sono già nell'aria, anche in base alle dichiarazioni di sabato fatte nel pre vertice del pre vertice che si è svolto tra Macron ed il premier spagnolo Sanchez, in cui il presidente francese ha negato qualsiasi emergenza (come dargli torto), ma ha pure fatto capire di non voler neppure modificare più di tanto le cose così come stanno andando adesso, fornendo un ottimo assist ai nazionalisti del cambiamento di casa nostra.

Naturalmente, in questo caos, a rimetterci saranno gli ultimi, i migranti che nessuno vuole... neanche i Paesi che in base alle loro scelte politiche ed economiche sono causa delle migrazioni. Ma i migranti, si sa, non votano.

Categoria Politica
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