Il primo effetto che ha avuto su di me la visione del documentario olandese " To Stay Alive: A Method", diretto da Erik Lieshout, Arno Hagers e Reinier van Brummelen, che si ispira all'omonimo libro di Houellebecq "Rester vivant", è stato quello di riportarmi alla memoria l'atroce vicenda di Charlie Hebdo. Lo scrittore, a cui era dedicata l'ultima copertina del giornale ed il cui ultimo romanzo "Soumission" è per ironia della sorte uscito lo stesso giorno dell' attentato, era amico di uno degli uccisi, Bernard Maris, editorialista a Charlie.

La triste vicenda di Houellebecq e di Charlie permea il documentario interpretato da Iggy Pop, l'inventore del " Punk rock". (Ad Iggy si attribuisce anche la paternità della pratica dello stage diving, il lanciarsi sul pubblico dal palco. Al debutto però il pubblico non lo prese ed Iggy finì per terra rompendosi i denti).

Un metodo per restare vivi, dunque. Nonostante tutto, nonostante il terrorismo e la depressione ( che Iggy cerca di lenire con un giro in Rolls cabrio non ricevendo però molto di più di una "ventata" di energia. Un'auto da sogno può non cancellare l' immagine "auto-distruttiva" ("search and destroy" è il titolo di una sua famosa canzone quando ancora era con gli Stooges), che viene attribuita al cantante americano.

Ed è quando nel film Iggy incontra lo scrittore e suo amico Houellebecq che l'atmosfera si fa più cupa. Insieme cercano di esorcizzare le paura di non restare vivi, ed il metodo diviene allora scoperta... atto magico?

James Newell Osterberg Jr., questo il vero nome di Iggy Pop, ormai settantenne, porta sul viso i segni di eccessi che non gli hanno impedito di sopravvivere ai suoi due amici e colleghi Lou Reed e David Bowie non meno inclini di lui all' uso di droghe ed alcol che alla lunga impediscono di "restare vivi". Ed allora forse resta solo l' arte, la poesia a dare questo risultato.

In "Soumission" Houellebecq aveva immaginato una Francia governata dall'Islam, all' alba del 2020. La vittoria di Macron probabilmente gli ha dato torto, ma la Francia ed il mondo restano in qualche modo "sottomesssi", se non all' Islam, a se stessi.

Durante i 70 minuti del film, che non ha una narrazione classica e dove cause ed effetti si intrecciano come i brani del libro di Houellebecq si incrociano alle vite di tre personaggi. Jerome, un ex manager che "malato mentale" dopo un periodo in clinica psichiatrica prova a restare vivo. Anne Claire, una poetessa che dichiara di essere "affetta" da sindrome bipolare, un pittore "schizoide" che teorizza la sua arte.

Infine l'incontro tra Iggy ed Houellebecq. Qui il pesante non detto di Houellebecq su quello che è successo agli amici di Charlie Hebdo aleggia nell' aria e sul film come un fantasma. E l'interrogativo sul ruolo dell'artista, un border line sul confine della società, si confonde con il tema del coraggio dell' artista e dell' uomo. E Houellebecq appare affranto, più che depresso, nella casa dei suoi nonni, mentre risponde a fatica alle domande di Iggy.

Un film complesso che induce a riflessioni su temi " scottanti", quelli cari sia ad Iggy che a Houellebecq. Temi come il sesso, ad esempio. In uno degli album piu' belli di Iggy Pop "The idiot", colpiscono i versi della canzone "Sistermidnight".

(Sorella Mezzanotte Sono un idiota per te..Sorella Mezzanotte Sono una rottura dentro.. Sorella Mezzanotte..Sai che ho fatto un sogno ieri sera Lamamma era nel mio letto E ho fatto l'amore con lei mio padre mi ha sparato..Mi ha cacciato con la sua pistola a sei colpi.. Sorella Mezzanotte ..Cosa posso fare dei miei sogni...).

Il documentario di LiesHout ci porta a domandarci cosa possiamo fare dei nostri sogni e dei nostri peggiori incubi. Restare vivi in definitiva è vivere e non “scegliere” di sopravvivere. Un documentario contraddittorio (volutamente?) questo del regista olandese ed una consacrazione per Iggy che “arricchisce” il suo già folto curriculum di partecipazioni cinematografiche.


di Sabina Cionna