I palestinesi respingono il piano di Kushner

I palestinesi respingono il piano di Kushner

Al piano economico anticipato lo scorso fine settimana da Jared Kushner per lo sviluppo di Cisgiordania e Gaza, il ministro delle finanze palestinese Shukri Bishara già domenica aveva risposto con un no grazie, aggiungendo che i palestinesi non hanno bisogno di una riunione in Bahrain per dar vita alla loro nazione.

Un no ribadito anche dal presidente dell'Anp Abu Mazen, che ha commentato il "piano" impraticabile, perché implica la rinuncia alla sovranità e a uno Stato contiguo e indipendente, oltre che la definitiva rinuncia ad un trattato che preveda il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

E questo lunedì è intervenuto sull'argomento anche il primo ministro Mohammad Shtayyeh che nella prima riunione settimanale del Governo tenutasi a Ramallah, ha ricordato che la soluzione della questione palestinese deve essere politica e che può arrivare solo mettendo fine all'occupazione israeliana e consentendo ai palestinesi di avere il controllo diretto sulle loro risorse, in modo da costruire un'economia forte e indipendente.

"La pace e la prosperità del popolo palestinese - ha detto il primo ministro - devono essere ottenute impedendo ad Israele di fermare il furto della nostra terra, dei nostri beni ed il sequestro delle nostre risorse naturali, per porre fine alla sua occupazione, sospendendo nuovi insediamenti e togliendo l'assedio imposto al popolo all'interno della Striscia di Gaza".

Ed in relazione alla questione economica ha aggiunto anche che Israele sta trattenendo una parte delle imposte che, come Paese occupante, raccoglie per conto della Palestina, in ritorsione al sostegno economico riconosciuto da Ramallah ai familiari dei palestinesi uccisi dagli israeliani o incarcerati nelle loro prigioni.

Infine, anche il popolo palestinese ha fatto sapere agli Stati Uniti il proprio rifiuto al piano Usa con numerose manifestazioni di protesta che si sono tenute in tutta la Cisgiordania: a Ramallah, Tulkarm, Hebron, Yatta, Halhoul, Nablus, Jenin, Betlemme.

Per i palestinesi, solo dopo che la situazione politica sarà risolta e Israele avrà terminato l'occupazione, con la conseguente istituzione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano, potrà esserci prosperità economica, e non il contrario.

Categoria Esteri
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