Gioia Tauro, novità sul caso del barone Livio Musco

Gioia Tauro, novità sul caso del barone Livio Musco

Processato per omicidio volontario il nipote Berdji Domenico Musco.


Il barone Livio Musco, soprannominato Lillo, terzo di sei figli del generale dell’esercito Ettore Musco, è stato assassinato il 23 marzo del 2013, all’età di 74 anni.

Gli inquirenti hanno ricostruito la dinamica del delitto: l’assassino ha ammazzato il barone con due colpi di pistola mentre era seduto alla scrivania del suo studio, nel palazzo nobiliare di famiglia di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria.

Le indagini hanno appurato che c’erano due persone di fronte alla vittima: Teodoro Mazzaferro, 79enne, vicino alla famiglia della ‘ndrangheta dei Piromalli, e il nipote, Berdji Domenico Musco, 47enne, figlio del primo fratello del barone.

Il magistrato avrebbe rinviato a giudizio tutti e due, ma Mazzaferro è morto lo scorso anno, dunque Berdji Domenico Musco accusato di omicidio volontario affronterà da solo il processo, che avrà inizio il prossimo 7 maggio davanti la Corte d’Assise di Palmi.

Quale il movente di un così brutale omicidio? Secondo gli inquirenti sarebbe da ricercarsi in un presunto debito e mai estinto, contratto dal barone nei confronti di Teodoro Mazzaferro. Livio Musco aveva chiesto un prestito a Mazzaferro per delle difficoltà economiche dovute al blocco dei beni di famiglia causato da un disaccordo legale degli eredi. Negli anni il debito era cresciuto enormemente per i tassi di interessi molto alti imposti da Mazzaferro. Livio Musco si era rifiutato di pagare quella cifra al suo creditore, intendeva restituire solo la somma che gli era stata prestata. Secondo la figlia del barone, Elena Musco, il movente è da ricercarsi in famiglia, altrimenti non si spiegherebbe il coinvolgimento del cugino nel delitto.

Durante le indagini, i carabinieri dei Ris hanno trovato sul corpo di Berdji residui di polvere da sparo, e queste prove lo collocano sulla scena del crimine.

Categoria Cronaca
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