Il giudizio della Corte dei Conti su Reddito di Cittadinanza e Quota 100

Il giudizio della Corte dei Conti su Reddito di Cittadinanza e Quota 100

Il 4 febbraio, presso la Commissione "Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale" del Senato vi è stata l'audizione del presidente della Corte dei Conti, in cui Angelo Buscema ha espresso il proprio giudizio su Reddito di Cittadinanza e Quota 100.

Quelli riportati di seguito sono alcuni passaggi dell'audizione in cui vengono indicati alcuni pro e contro dei due provvedimenti che potrebbero risultare non così efficaci rispetto a quanto invece descritto dalla propaganda di Lega e 5 Stelle.


Sul Reddito di Cittadinanza.

L’istituzione del RdC segna un rilevante cambiamento e un potenziale progresso nelle politiche di protezione sociale del nostro Paese; tuttavia, il correlato incremento di spesa se, da un lato, risponde ad una esigenza reale, cresciuta con la crisi, cioè quella di contrastare la povertà, dall’altro, date le condizioni di elevato debito pubblico del nostro Paese e la decisione del legislatore di finanziare la norma senza corrispondenti tagli di uscite correnti meno meritevoli, richiede che si effettui un attento monitoraggio degli andamenti della spesa per salvaguardare gli equilibri di bilancio di medio termine. |...|


Nonostante l’attenzione posta nel disegnare l’impianto del RdC e la previsione di un sistema di vincoli e sanzioni potenzialmente efficace nel contrastare gli abusi, in un contesto, come quello italiano, in cui è elevata la quota di economia sommersa e sono bassi i livelli salariali effettivi, dovrà essere alta l’attenzione affinché non cresca la quota di spesa pubblica improduttiva e non si spiazzi l’offerta di lavoro legale. |...|


La previsione di un sistema di incentivi, per le imprese e per il lavoratore, correlato agli importi del previsto beneficio a titolo di RdC è molto utile e, considerato il meccanismo additivo rispetto a norme incentivanti già in vigore (particolarmente significative nel Mezzogiorno e per i giovani al di sotto dei 35 anni), crea condizioni che sul fronte del costo del lavoro sono di assoluto vantaggio. È importante, tuttavia, che detto meccanismo non incida sul reclutamento di professionalità elevate, particolarmente importanti per le capacità competitive delle imprese. |...|


La possibilità, indicata nella relazione illustrativa, che l’introduzione del RdC determini un’espansione dell’offerta di lavoro e una crescita del Pil potenziale a seguito di un aumento del tasso di partecipazione dipende, naturalmente, dal verificarsi di una serie di condizioni. |...|


Per quanto riguarda la crescita del Pil effettivo, oltre al canale occupazione - che potrà beneficiare dei potenziali miglioramenti nella capacità di incontro tra domanda e offerta, ma i cui problemi restano fondamentalmente legati alla debolezza del tessuto produttivo e quindi della domanda di lavoro – potrà operare un effetto “reddito disponibile” e quindi “consumi”, peraltro già scontato nei quadri programmatici. Per tali effetti la Relazione tecnica considera un moltiplicatore di breve periodo realistico, ma sul quale inciderà, ex post, anche la composizione dei consumi: sarà importante, affinché il previsto effetto espansivo si realizzi, che la spesa aggiuntiva non sia orientata verso produzioni ad elevato contenuto di importazione.

 

Su Quota 100

Gli obiettivi perseguiti dalla misura - in primis, stante quanto affermato nella relazione illustrativa, l’aumento dell’occupazione giovanile - sono condivisibili in linea generale, anche se di non semplice conseguimento. Gli auspicati meccanismi di sostituzione dei pensionati che “anticipano” l’uscita dal lavoro con nuove assunzioni sembrano non trovare conferma negli studi che pongono in relazione, per i diversi paesi, l’età di uscita dal mondo del lavoro con la quota di occupazione giovanile.

Sotto il profilo degli equilibri macroeconomici la creazione di debito pensionistico, potrebbe comportare nel sistema aspettative di rialzo degli oneri sociali per riequilibrare lo scompenso generato; un aumento che potrebbe tradursi in aspettative di crescita del costo del lavoro con effetti negativi sulla domanda di lavoro. |...|


Dopo il varo della legge 214/2011, il complessivo sistema di eccezioni ha comunque significativamente mitigato gli inasprimenti indotti dalla legge Fornero, consentendo di andare in pensione ad un numero molto significativo di coloro i quali non avrebbero potuto lasciare il lavoro sulla base di un’applicazione rigida delle nuove norme. |...|


L’introduzione di Quota 100 punta a soddisfare l’esigenza, reale, di un aumento del grado di flessibilizzazione dell’età di pensionamento, anche se sarebbe necessaria una soluzione strutturale e permanente. Ciò è tanto più vero in un contesto in cui il tema dell’accesso alla pensione prima dell’età prevista per il trattamento di vecchiaia sarà di crescente rilievo dal momento che i lavoratori in regime pienamente contributivo hanno già, a legislazione vigente, la possibilità di andare in pensione a 64 anni di età (con 20 di contributi ed un importo dell’assegno pari a 3 volte il trattamento minimo).

Sarebbe quindi opportuno utilizzare la fase sperimentale che si è aperta per considerare una soluzione del problema della flessibilizzazione dell’età d’uscita più neutra dal punto di vista dell’equità tra coorti di pensionati. |...|

È comunque essenziale offrire una maggiore uniformità nelle regole sull’età di uscita e, pur nella flessibilità, preservare, gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema. Qualunque scelta pone un problema di cassa non indifferente, ma una “correzione attuariale” della componente retributiva dell’assegno in caso di pensioni “miste” non comporterebbe la creazione di debito pensionistico implicito.

Categoria Economia
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