Finalità e punti principali della manovra del popolo

Finalità e punti principali della manovra del popolo

«RAGAZZI! Oggi è un giorno storico! Oggi è cambiata l'Italia! Abbiamo portato a casa la Manovra del Popolo che per la prima volta nella storia di questo Paese cancella la povertà grazie al Reddito di Cittadinanza, per il quale ci sono 10 miliardi, e rilancia il mercato del lavoro anche attraverso la riforma dei centri per l’impiego. Restituiamo finalmente un futuro a 6 milioni e mezzo di persone che fino ad oggi hanno vissuto in condizione di povertà e che fino ad oggi sono stati sempre completamente ignorati.
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Per la prima volta lo Stato è dalla parte dei cittadini. Per la prima volta non toglie, ma dà. Gli ultimi sono finalmente al primo posto perché abbiamo sacrificato i privilegi e gli interessi dei potenti. Sono felice. Insieme abbiamo dimostrato che cambiare il Paese si può e che i soldi ci sono. Tra poco in diretta su Facebook vi racconterò tutti i dettagli!»

Quelle sopra riportate sono le entusiastiche parole di Luigi Di Maio al termine del CdM di giovedì in cui il Governo, con l'assenso del ministro dell'Economia Tria, ha approvato la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) 2018, in cui sono elencati i contenuti della legge di bilancio per il triennio a partire dal 2019, enfaticamente definita "manovra del popolo".

All'entusiasmo di Di Maio ha fatto da contorno la sceneggiata, o se si preferisce la pagliacciata, organizzata dalla comunicazione 5 Stelle che ha chiamato a raccolta sotto le finestre di Palazzo Chigi deputati e senatori del movimento, corredati con tanto di bandiera, ad agitarsi e sorridere per mostrare alle telecamere, e al popolo, il loro entusiasmo per una manovra che è solo annunciata e che sarà approvata solo a fine anno.


Che cosa contiene il provvedimento? Questo è l'elenco dei punti principali comunicati in una nota dalla Presidenza del Consiglio:

- cancellazione degli aumenti dell’Iva previsti per il 2019;

- introduzione del reddito di cittadinanza, con la contestuale riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego;

- introduzione della pensione di cittadinanza;

- introduzione di modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani (superamento della legge Fornero);

- prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani;

- taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (Ires) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi;

- rilancio degli investimenti pubblici attraverso l’incremento delle risorse finanziarie, il rafforzamento delle capacità tecniche delle amministrazioni centrali e locali nella fase di progettazione e valutazione dei progetti, nonché una maggiore efficienza dei processi decisionali a tutti i livelli della pubblica amministrazione, delle modifiche al Codice degli appalti e la standardizzazione dei contratti di partenariato pubblico-privato;

- programma di manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamenti italiana a seguito del crollo del ponte Morandi a Genova, per il quale, in considerazione delle caratteristiche di eccezionalità e urgenza degli interventi programmati, si intende chiedere alla Commissione europea il riconoscimento della flessibilità di bilancio;

- politiche di rilancio dei settori chiave dell’economia, in primis il manifatturiero avanzato, le infrastrutture e le costruzioni;

- stanziamento di risorse per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie.


L'elenco non comprende tutti i provvedimenti, ma è comunque indicativo dello "spirito" della manovra. Negli anni scorsi i governi hanno favorito le grandi imprese sperando che queste potessero, a cascata, redistribuire una parte del denaro ricevuto tramite commesse e assunzioni. Questo governo, invece, vuol far ripartire l'economia nel Paese mettendo soldi direttamente nelle tasche dei cittadini.

È sbagliato? Moralmente ed eticamente no. In alcuni casi, pure doveroso. Da vedere se ciò possa o meno funzionare, visto che modelli previsionali a corredo di queste scelte non sono stati pubblicati, ammesso che siano mai stati fatti.

Teoricamente, aumentare la capacità di spesa degli italiani in maniera duratura nel tempo dovrebbe permettere di aumentare la loro capacità di spesa, facendo così ripartire consumi, investimenti e posti di lavoro, anche dedicati al mercato interno che finora ha contribuito poco alla crescita del Pil. Se ciò funzionerà non potremo che esserne felici.

Come è stato ottenuto tutto ciò, ammesso che poi venga confermato a dicembre? In deficit. O meglio, aumentando la soglia del deficit che il ministro dell'Economia Tria aveva stabilito all'1,6% del Pil, ma che i due premier in pectore Di Maio e Salvini hanno preteso venisse portata al 2,4%, facendo così aumentare il debito dell'Italia di quasi 15 miliardi di euro.

Secondo Lega e 5 Stelle, questi soldi spesi in più, necessari per dar corpo alle loro promesse elettorali, saranno recuperati grazie alla ripresa economica a cui tali "invesimenti" (se così vogliamo chiamarli) dovrebbero far da leva.

Categoria Politica
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