NON SIAMO MICA METALMECCANICI. Indennità parlamentari: cosa non cambia in Italia

NON SIAMO MICA METALMECCANICI. Indennità parlamentari: cosa non cambia in Italia

La sindaca Raggi torna sotto la luce dei riflettori, ma questa volta non è per i rifiuti.

Pare sia trapelato lo stipendio che percepisce il suo capo di gabinetto, appena nominato: 193.000 euro tondi tondi, che alla diretta interessata, Carla Raineri, magistrato piacentino, non sembrano poi molti, visto l'orario di lavoro massacrante e la famiglia, dalla quale dovrà stare lontana.

Subito è montata la polemica contro il M5S, fautore della contrazione dei costi e promotore alla camera di un emendamento - ovviamente respinto - per la riduzione delle indennità corrisposte ai parlamentari a "soli" 3.500 euro mese.

NON SIAMO MICA METALMECCANICI

Così ha tuonato l'onorevole (mica poi tanto) Arcangelo Sannicandro - ex PCI e Rifondazione ed ora a Sinistra Italiana, subito aggredito da un coro di fischi, ma tant'è, quel che è detto è detto.

E sotto sotto, a mio avviso, largamente condiviso, stante i fischi.

Mi viene in mente, allora, la recente notizia che il referendum per la riforma della nostra costituzione è stato approvato e probabilmente - tra l'ottobre ed il dicembre prossimo - andremo alle urne.

Una modifica di cui ben poco si comprende, nei contenuti e nella formulazione; e mi sovviene alla mente un film capolavoro, passato in sordina (come sempre accade) perché toccava i nervi scoperti di più di qualcuno.

Vi ripropongo la scena finale, anche pensando a quanto ho postato questa mattina, sui giovani che vivono in povertà.

Ecco cosa non cambia in Italia, ecco cosa dovremmo - i nostri figli e noi in testa - pretendere.

catiadag
nella categoria Politica
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