"Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me".

Con questa frase (scritta nell'appendice alla Critica della Ragion Pratica), Kant descrive la sua concezione dell'universo: un insieme di leggi razionali, che si manifestano sia nell'ordine fisico del mondo esterno (il cielo stellato sopra di me) che nella sfera morale dell'individuo (la legge morale in me).

Kant riteneva che l'essenza dell'umanità risiedesse nella sua capacità di agire in conformità con la legge morale, che è autonoma rispetto alle influenze esterne. Egli sosteneva che la moralità non dipenda dalla felicità, dal successo o dal piacere, ma che sia una questione di dovere. La coscienza morale, secondo Kant, è l'unica autorità in grado di giudicare la moralità di un'azione.

La frase "Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me" rappresenta l'idea che l'universo fisico e quello morale siano strettamente collegati tra loro. Il cielo stellato, che è un simbolo dell'ordine e della grandezza dell'universo, può ispirare l'uomo a sentire il suo posto nell'universo e ad apprezzare la sua fragilità. D'altra parte, la legge morale, che è universale e razionale, può ispirare l'uomo a comportarsi in modo giusto e responsabile.

In sintesi, la frase di Kant rappresenta l'idea che l'universo sia governato da leggi razionali che si manifestano sia nel mondo fisico che in quello morale, e che l'uomo, grazie alla sua ragione, sia in grado di comprendere queste leggi e di agire in conformità con esse.

Perché parlarne? Perché è il centro del discorso di ringraziamento di Liliana Segre dopo aver ricevuto dal  rettore dell'Università di Bologna, Giovanni Molari, l'ennesima laurea ad honorem, stavolta in Scienze Filosofiche, come "riconoscimento sentito e doveroso alla sua incessante azione di testimonianza, di custodia e trasmissione della memoria, di sollecitazione al rispetto e alla concreta realizzazione dei valori che improntano la nostra Costituzione".

Liliana Segre ha fatto riferimento a quella frase di Kant per affermare che i prigionieri di guerra militari italiani nei lager nazisti (quei giovani che nonostante fossero imbevuti della propaganda di regime seppero dire di no alla Repubblica Sociale Italiana) si liberarono  dell'indottrinamento fascista perché, senza saperlo, scelsero di seguire Kant: "la legge morale in me".

"Una grande lezione di filosofia che si traduce in esperienza di vita, in pagina di storia". 

Così ha sentenziato Liliana Segre.

Ora, visto che la legge morale di Kant che si basa sul concetto di dovere morale, implica l'obbligo di agire in conformità con un valore morale universale, indipendentemente dalle conseguenze o dagli interessi personali... perché la senatrice a vita Liliana Segre si è rifiutata finora di parlare e/o condannare l'apartheid di Israele nel confronti del popolo palestinese?

L'apartheid non è che l'applicazione di leggi razziali da parte di uno Stato che divide le persone amministrate tra cittadini di serie a e cittadini di serie b, proprio come accadeva in Germania, in Austria e in Italia prima e durante la seconda guerra mondiale.

Nel caso di Israele (che non è accusata di usare le camere a gas, una precisazione assurda... ma visto i tempi che corrono è necessario sottolineare) i cittadini di serie b sono gli arabi israeliani e i palestinesi dei territori occupati, di Gerusalemme est e della Striscia di Gaza, persone a cui vengono negati i diritti fondamentali e che, pertanto, vengono costrette a vivere in condizioni di apartheid, un sistema che viola i diritti umani e contravviene ai principi di uguaglianza e giustizia.

Ma perché, finora, la senatrice Segre che tira in ballo il valore morale di Kant si è rifiutata di commentare l'apartheid messo in atto da Israele, arrivando persino a denunciare (in base a quanto riportano le cronache) chi gli chiedesse conto di questo? 

Dovremmo forse pensare che, secondo la sentarice Segre, la legge morale di Kant non vale per Israele e/o per gli ebrei israeliani?