La Mare Jonio al Centro di Coordinamento Marittimo Italiano: stop alle violazioni di legge

La Mare Jonio al Centro di Coordinamento Marittimo Italiano: stop alle violazioni di legge

Dopo non aver ricevuto alcuna indicazione dalle autorità italiane, la nave italiana Mare Jonio, con a bordo 34 persone salvate da morte certa mentre si trovavano a bordo di un gommone in acque internazionali al largo delle coste libiche, questa mattina ha inviato una mail al Centro di Coordinamento Marittimo Italiano, con la richiesta di un porto sicuro di sbarco, «rappresentando ancora una volta le condizioni psicofisiche di estrema vulnerabilità delle persone a bordo dovute ai loro tragici vissuti e alle violenze subite in Libia.

Condizioni aggravate dall'esperienza della morte di sei compagni di viaggio e dall'attuale situazione di incertezza e di sospensione del diritto in cui versano, che si configura come trattamento inumano e degradante.

Nel farlo - prosegue la nota con cui Mediterrane Saving Humans ha diffuso la notizia - abbiamo ricordato la recentissima pronuncia del GIP di Agrigento nella vicenda della nave Open Arms, nella quale è stato ribadito come, "sulla scorta delle Convenzioni internazionali UNCLOS, SOLAS, e SAR, per come esplicitate in dettaglio nelle discendenti Linee Guida IMO", e confluite nella direttiva SOP 009/2015, il Coordinamento delle operazioni di salvataggio ricada "sullo Stato che per primo ha ricevuto notizia di persone in pericolo in mare fino a quando il RCC competente per l'area non abbia accettato tale responsabilità" (proc. Pen. n. 3609/19 RGGIP).

Nel nostro caso questo Stato è l'Italia.

Abbiamo inoltre ricordato che "l'obbligo di salvataggio delle vite in mare costituisce un dovere degli Stati e prevale sulle norme e sugli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell'Immigrazione irregolare". La nostra Costituzione di dice chiaramente che il diritto internazionale prevale sul Decreto Sicurezza che in questo momento ci tiene fuori dalle acque territoriali.

Per il caso Open Arms l'autorità giudiziaria ha già aperto un procedimento penale per non avere assegnato un porto sicuro di sbarco.

Torniamo a chiedere con forza che le Istituzioni italiane non continuino in questa violazione del diritto e dei diritti e che prevalga dopo mesi di illegalità e cattiveria gratuita il rispetto delle persone e delle leggi, ribadendo che in caso contrario siamo pronti a denunciare questi comportamenti in tutte le sedi competenti.

Adesso fateli sbarcare».

Categoria Cronaca
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