Che cosa ha detto il Papa nella conferenza stampa durante il viaggio di ritorno dall'Egitto

Che cosa ha detto il Papa nella conferenza stampa durante il viaggio di ritorno dall'Egitto

Durante il volo che dal Cairo lo ha riporato a Roma, Papa Francesco si è concesso alle domande dei giornalisti nella rituale conferenza stampa a commento del viaggio apostolico appena concluso.

Questi gli argomenti trattati e le risposte, come al solito molto schiette e sincere, del Papa.

Elezioni in Francia ed eventuali indicazioni ai cattolici francesi

«C’è il problema "populismi" in Europa e nell’Unione europea, quello che ho già detto sull’Europa non lo ripeterò, ne ho parlato quattro volte. Ogni Paese è libero di fare le scelte che crede convenienti e davanti a questo io non posso giudicare se questa scelta la fa per un motivo o per l’altro. Non conosco la politica interna. È vero che l’Europa è in pericolo di sciogliersi, questo è vero. Dobbiamo meditare.

A spaventare e alimentare questi fenomeni populisti è l’immigrazione. Ma non dimentichiamo che l’Europa è stata fatta dai migranti, da secoli e secoli di migranti. È un problema che si deve studiare bene, rispettando le opinioni, una discussione politica con la lettera maiuscola, la grande politica.

Dico la verità, non capisco la politica interna francese e ho cercato di avere buoni rapporti anche col presidente attuale con il quale c’è stato un conflitto una volta ma poi ho potuto parlare chiaramente sulle cose.

Dei due candidati francesi non so la storia, non so da dove vengono, so che una è una rappresentante della destra, ma l’altro non so da dove viene e per questo non so dare un’opinione.»

Migranti e rifugiati

«Ci sono campi di rifugiati che sono veri campi di concentramento. Qualcuno forse c’è in Italia, qualcuno forse in altre parti. Pensiamo a cosa fa la gente quando è rinchiusa in un campo senza poter uscire. Pensiamo che cos’è successo in Nord Europa quando i migranti volevano attraversare il mare per andare in Inghilterra, e sono stati chiusi dentro.

Mi ha fatto ridere una cosa, e questa è un po’ la cultura italiana. In Sicilia in un piccolo paese, c’è un campo rifugiati. I capi di quel paese hanno parlato ai migranti e hanno detto loro: "Stare qui dentro farà male alla vostra salute mentale, dovete uscire, ma per favore non fate cose brutte, delinquenza e criminalità! Noi non possiamo aprire i cancelli, ma facciamo un buco dietro, voi uscite, fate una passeggiata in paese…".

E così si sono costruiti buoni rapporti con gli abitanti di quel paesino: i migranti non fanno atti di delinquenza o criminalità. Ma stare chiusi senza uscire è un lager ma niente a che vedere con la Germania.»



La situazione in Venezuela

«C’è stato un intervento della Santa Sede su richiesta dei quattro presidenti che stavano lavorando come facilitatori, ma la cosa non ha avuto esito perché le proposte non sono state accettate o venivano diluite.

Tutti sappiamo la difficile situazione del Venezuela, un Paese che io amo molto. So che ora stanno insistendo, non so bene a partire da dove, credo ancora da parte dei quattro presidenti, per rilanciare questa facilitazione e stanno cercando il luogo. La stessa opposizione è divisa ed il conflitto si acutizza ogni giorno di più. Siamo in movimento. Tutto quello che si può fare, bisogna farlo, con le necessarie garanzie, sennò si perde tempo.»


Rapporti con la Chiesa Copta, partendo dal battesimo

«L’unità del battesimo va avanti, la colpa è una cosa storica: nei primi concili era chiaro, poi i cristiani battezzavano i bambini nei santuari e, quando volevano sposarsi, si ripeteva il battesimo sotto condizione. È cominciato con noi, non con loro. Siamo in buon cammino per superare questo. Gli ortodossi russi riconoscono il nostro battesimo e io riconosco il loro. Così sarà anche per la Chiesa Copta.

L’ecumenismo si fa in cammino con le opere di carità, stando insieme. Non esiste un ecumenismo statico. I teologi devono studiare ma questo non è possibile che finisca bene se non si cammina insieme, pregando insieme.

Con il patriarca russo Kirill ci sono rapporti buoni e anche l’arcivescovo Hilarion è venuto parecchie volte a Roma e anche con lui abbiamo un buon rapporto. Con lo Stato russo: so che lo Stato parla della difesa dei cristiani in Medio Oriente, questa credo che sia una cosa buona: parlare contro la persecuzione. Oggi ci sono più martiri che in passato.»


Caso Regeni

«Sono preoccupato e dalla Santa Sede mi sono mosso su quel tema, perché anche i genitori lo hanno chiesto. La Santa Sede si è mossa. Non dirò come, ma ci siamo mossi.»


Sulla guerra in generale e sulla crisi tra USA e Corea del Nord

«Oggi una guerra allargata distruggerebbe una buona parte dell’umanità ed è terribile! Guardiamo a quei Paesi che stanno soffrendo una guerra interna, in Medio Oriente, in Yemen, in Africa. Fermiamoci, cerchiamo soluzioni diplomatiche, e lì credo che le Nazioni Unite abbiano il dovere di riprendere un po’ la loro leadership perché si è un po' annacquata.

Dei missili coreani si parla da un anno, ma adesso sembra che la cosa si sia riscaldata troppo. Richiamo al negoziato perché è il futuro dell’umanità. La via è quella del negoziato, della soluzione diplomatica.

Se incontrerò Trump? Non sono stato ancora informato di richieste da parte della Segreteria di Stato, ma io ricevo ogni Capo di Stato che chiede udienza.»

Angelo Zanotti
nella categoria Esteri
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