"Nun ce se crede! Nun se po' scorta'... È gravissimo che in Italia ci siano dei funzionari dello Stato che hanno passato il loro tempo a violare la legge facendo verifiche su cittadini, comuni e non, a loro piacimento. ... Utilizzare così le banche dati pubbliche non c'entra niente con la libertà di stampa".

A chi sono rivolti, stavolta, gli alti lai della sora premiere, Giorgia Meloni?

Ai risultati dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia di cui è a capo Raffaele Cantone, in cui sono indagati - tra gli altri - il magistrato Antonio Laudati, l'ufficiale della guardia di finanza Pasquale Striano e i giornalisti del quotidiano Domani Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine.

Secondo la ricostruzione fatta da Domani, l'indagine di Perugia sarebbe nata su input dell'attuale ministro della Difesa, Guido Crosetto, più che infastidito che dopo il suo incarico al governo il quotidiano di De Benedetti abbia pubblicato i proventi milionari della sua attività di lobbista (nella vendita di armi) per conto di Leonardo e Elettronica Spa, per sottolineare quanto fosse poco opportuno il ruolo di cui è investito nell'attuale esecutivo.

Facendo un incrocio tra data di pubblicazione degli articoli e accesso alle fonti dati riservate da parte di addetti che ne hanno titolo, gli investigatori "avrebbero" individuato il tenente Striano come responsabile della fuga di notizie. L'accesso alle banche dati è stato fatto dalla Direzione Nazionale Antimafia presso cui il finanziere prestava servizio. Gli altri indagati sarebbero coinvolti per altre vicende.

Qual è il problema, secondo la destra che su quanto accaduto sta sollevando un polverone politico?

Che sarebbe stata svolta un'attività di "dossieraggio" nei confronti di di persone note, tra cui anche alcuni politici di centrodestra, da parte di Striano che, pur avendo titolo ad accedere ad informazioni riservate, lo avrebbe fatto senza necessità e senza che ne avesse ricevuto mandato.

Negli atti dell'inchiesta - in relazione alla notifica agli interessati delle indagini in corso - non vi è alcuna indicazione delle finalità della presunta attività del presunto dossieraggio e chi ne sia il presunto regista, ammesso che esista. Nonostante ciò, da un paio di giorni, cameratini e cameratoni di ogni ordine e grado, come in una sorta di staffetta, si passano il testimone delle dichiarazioni per soffiare sul fuoco dell'indignazione e del vittimismo per descriversi bersagli di una presunta campagna a loro danno orchestrata dalla sinistra, come dimostrano - ad esempio - le dichiarazioni di Maurizio Gasparri:

"È una vicenda inquietante, si dovrebbe disporre immediatamente un’ispezione alla procura e anche il presidente del Csm [Mattarella, ndr], che ha giustamente vigilato sulla tranquillità del paese in occasioni recenti, faccia sentire la sua voce su uno scandalo enorme. Anche in qualità di presidente del Csm deve dare una garanzia come ha fatto sull’ordine pubblico. Bisogna farlo su tutti gli aspetti del paese". 

Dato che l'inchiesta riguarda la Direzione Nazionale Antimafia, che prima di essere eletto nelle liste dei 5 Stelle alle ultime politiche, era guidata da Cafiero De Raho, è pacifico che anche lui venga tirato in ballo nel calderone mediatico dell'inchiesta, 

Gasparri ha anche sollevato il caso della presunta incompatibilità del deputato De Raho: "Non è che chi ha diretto la procura antimafia stando in commissione Antimafia si fa le domande e si dà le risposte, è in conflitto d’interesse grandioso, non lo consentiremo. Non facciamo lo sciopero generale ma esprimiamo indignazione. Vogliamo verità su questo che è il più grande scandalo della storia recente".

E sempre "sul più grande scandalo della storia recente" ancor più esplicite le dichiarazioni di uno dei colonnelli di Meloni, l'europarlamentare Nicola Procaccini:

"È il modello della Stasi, la vecchia polizia comunista della Germania dell'Est e invece accade oggi in Italia. Un magistrato e un finanziere, e chissà chi altri, che accedono ad archivi riservati per spiare nelle vite di ministri e parlamentari e poi passare informazioni ai giornalisti di sinistra. Un vero attentato alla democrazia e al governo di centrodestra. La sinistra tace e il peggio di questa brutta storia sembra debba ancora emergere".

Ma nella sua ricostruzione, il buon Procaccini si dimentica di ricordare che Antonio Laudati, già "chiacchierato" al tempo in cui era a capo della Procura di Bari, è iscritto a Magistratura Indipendente, associazione a cui sono iscritti i magistrati dell'area di centrodestra! E a quanto riferiscono dal quotidiano Domani, sarebbe stato proprio Laudati a far trasferire Striano alla DNA.

Nel frattempo, in attesa che i (post) fascisti riscoprano il significato del termine "garantismo" di cui, a loro dire, si professano paladini, bisognerà attendere ancora molto - se mai sarà possibile - per conoscere i reali contorni di questa vicenda.