Le isole Mauritius sono state l'ultima tappa del viaggio apostolico in Africa di papa Francesco

Le isole Mauritius sono state l'ultima tappa del viaggio apostolico in Africa di papa Francesco

Nell'omelia tenuta a Port Louis, di fronte al monumento di Maria Regina della Pace, il pontefice ha ricordato le Beatitudini, le nuove tavole della legge alla base del Nuovo Testamento.

«Le Beatitudini sono come la carta d'identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: "Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?", la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini. In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita».

«Per vivere il Vangelo - ha proseguito Francesco - non possiamo aspettare che tutto intorno a noi sia favorevole, perché spesso le ambizioni del potere e gli interessi mondani giocano contro di noi. San Giovanni Paolo II ha affermato che "è alienata la società che, nelle sue forme di organizzazione sociale, di produzione e di consumo, rende più difficile la realizzazione [del] dono [di sé] e il costituirsi [della] solidarietà interumana"(Enc. Centesimus annus, 41c). In una società così diventa difficile vivere le Beatitudini; può persino diventare qualcosa di malvisto, sospettato, ridicolizzato (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate, 91). È vero, ma non possiamo lasciarci vincere dallo scoraggiamento».

Una difficoltà che è rappresentata, anche alle Mauritius, da una crescita economica da cui i giovani sono stati tagliati fuori, con la disoccupazione che non solo provoca un futuro incerto, ma inoltre toglie ad essi la possibilità di sentirsi protagonisti della loro storia comune.

«Futuro incerto che li spinge fuori strada e li costringe a scrivere la loro vita tante volte ai margini, lasciandoli vulnerabili e quasi senza punti di riferimento davanti alle nuove forme di schiavitù di questo secolo XXI. Loro, i nostri giovani, sono la prima missione! Dobbiamo invitarli a trovare la loro felicità in Gesù, non in maniera asettica o a distanza, ma imparando a dare loro un posto, conoscendo il loro linguaggio, ascoltando le loro storie, vivendo al loro fianco, facendo loro sentire che sono benedetti da Dio. Non lasciamoci rubare il volto giovane della Chiesa e della società! Non permettiamo ai mercanti di morte di rubare le primizie di questa terra!»

E ricordando i giovani delle Mauritius, Francesco non ha potuto non richiamarsi a Padre Laval, di cui successivamente ha visitato il santuario a lui dedicato. Il beato Jacques-Désiré Laval è l'apostolo dei neri, medico francese che nel 1841, a 38 anni, lasciò la professione per farsi missionario e fare opera apostolica proprio alle Mauiritius, che «ha saputo radunare i fedeli e li ha formati ad intraprendere la missione e creare piccole comunità cristiane in quartieri, città e villaggi vicini, piccole comunità molte delle quali sono all'origine delle attuali parrocchie. Era sollecito nel dare fiducia ai più poveri e agli scartati, in modo che fossero i primi a organizzarsi e trovare risposte alle loro sofferenze».

Alla fine dell'omelia, Francesco ha salutato tutto il popolo di Dio presente, proveniente anche da Seychelles, Réunion, Comore, Chagos, Agaléga e Rodrigues.


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