La Commissione Europea ha accusato Google di violare le leggi antitrust attraverso due pratiche distinte: favorire i propri servizi di ricerca come Shopping, Hotel e Voli rispetto ai concorrenti e impedire agli sviluppatori di app sul suo Play Store di indirizzare i clienti verso canali di distribuzione alternativi.

Queste accuse, annunciate in una sentenza preliminare, si inseriscono nel contesto del Digital Markets Act (DMA), una legge dell'Unione Europea volta a regolamentare le grandi aziende tecnologiche designate come barriere per garantire una concorrenza leale nel mercato digitale. Alphabet, la società madre di Google, potrebbe ora dover pagare una multa fino a 35 miliardi di dollari se le violazioni dovessero esser confermate.

Secondo l'UE, Google viola il DMA privilegiando i propri servizi nella pagina dei risultati di ricerca. Teresa Ribera, vicepresidente esecutivo europeo per una transizione pulita, giusta e competitiva, ha dichiarato: "La nostra opinione preliminare è che Alphabet stia violando il Digital Markets Act favorendo i propri prodotti nella pagina dei risultati di ricerca di Google, il che significa che fornitori e concorrenti non beneficiano di pratiche di classificazione eque".
Questa pratica, sostiene l'UE, danneggia la concorrenza e limita le opportunità per i fornitori di servizi di comparazione rivali.

Inoltre, la Commissione ha rilevato una seconda violazione nel Play Store, dove Google impedirebbe agli sviluppatori di app di informare gli utenti di telefoni Android su offerte più economiche disponibili al di fuori del negozio ufficiale. 

"Alphabet - ha dichiarato ancora Ribera - non consente agli utenti di telefoni Android di essere informati o indirizzati verso offerte più economiche da parte di sviluppatori di app al di fuori del Google Play Store".

Se queste accuse fossero confermate, Alphabet potrebbe essere multata fino al 10% del suo fatturato annuo globale, che nel 2024 ammonta a 350 miliardi di dollari, pari a una sanzione massima di 35 miliardi di dollari.

Google ha contestato le accuse dell'UE, definendo i cambiamenti richiesti "fuorvianti". Oliver Bethell, responsabile senior della concorrenza, ha scritto in un post che le modifiche imposte dall'Europa potrebbero avere conseguenze negative per consumatori e aziende. Sul fronte della ricerca, Bethell ha spiegato: "Se Google non riesce a mostrare risultati di viaggio che portano le persone direttamente ai siti delle compagnie aeree, in genere finiscono con un biglietto più costoso perché le compagnie aeree devono pagare commissioni ai siti web intermediari". 
Ha inoltre evidenziato che tali cambiamenti hanno già causato cali di traffico fino al 30% per alcune aziende. Per quanto riguarda il Play Store, Bethell ha criticato le conclusioni dell'UE, sostenendo che creano una falsa scelta tra apertura e sicurezza: "Il governo ci sta effettivamente costringendo a scegliere tra un modello chiuso – più simile a iOS di Apple – e uno non sicuro, in cui Google è costretta a dare agli utenti accesso a link fraudolenti o dannosi che portano i nostri utenti fuori dall'ambiente sicuro di Play".

L'annuncio delle accuse arriva in un momento di crescenti tensioni tra i decisori politici europei e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha criticato le multe dell'UE definendole una forma di tassazione. Circondato da CEO di aziende tecnologiche statunitensi che condividono questa visione, Trump ha esercitato pressioni sull'UE. Secondo un rapporto del Financial Times di gennaio, questa pressione potrebbe spingere l'UE ad ammorbidire il suo approccio alla regolamentazione delle big tech, rivedendo anche le indagini finora condotte sulle Big Tech.

Google ha ora la possibilità di contestare le accuse preliminari o di apportare ulteriori modifiche per conformarsi al DMA prima che venga emessa una sentenza definitiva. Henna Virkkunen, commissaria per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia in Europa, ha sottolineato l'importanza di questa battaglia: "Entrambe le pratiche hanno un impatto negativo su molte aziende europee e non europee che si affidano a Google Search o Google Play per raggiungere i propri utenti nell'UE. Garantire che Alphabet rispetti pienamente il DMA è fondamentale per garantire opportunità di business e innovazione per tutti i fornitori di servizi digitali".