Zingaretti "promosso" alla prima Direzione del Pd, ma con l'astensione dei "renziani"

Zingaretti promosso alla prima Direzione del Pd, ma con l'astensione dei renziani

Dopo un anno di assenza, questo martedì è tornata a riunirsi al Nazareno la Direzione del Pd. A presiedere l'assemblea, il neo segretario Nicola Zingaretti.

I temi principali su cui il segretario ha posto l'accento sono stati: alleanza alle europee, ricostruzione del partito, denuncia dell'operato del Governo.

"Abbiamo bisogno di ricostruire una rete di alleanze intorno a noi, voltiamo pagina - ha detto Zingaretti. - È ora di riaprire una stagione di ricostruzione intorno al Pd che vale per entrambi gli appuntamenti, sia le amministrative che le europee. La strada sarà lunga, nessuno si illuda, per muoverci verso il Paese e costruire un progetto politico con cui noi ci candidiamo per essere quella forza che offre all'Italia un'altra possibilità".


Per quanto riguarda le alleanze alle amministrative, in cui voteranno 17 milioni di cittadini in 3863 comuni italiani, Zingaretti ha detto di essere già a buon punto per quanto riguarda l'individuazione del candidato sindaco e ha invitato i delegati a mettere da parte le divisioni: "Non possiamo gridare al pericolo dell'onda nera e poi dividerci su Tizio e Caio. Il gruppo dirigente deve inviare un messaggio ai territori: voltiamo pagina.

Pensiamo a una grande assemblea nazionale di tutte e tutti i candidati sindaci di tutti i 3.863 comuni che andranno al voto. O anche a due Assemblee, una al nord e una al sud, per dimostrare che c'è un Paese che si muove. Non credo che dobbiamo muoverci dentro schemi precostituiti, ma spingere dentro aggregazioni di sistemi nuovi".


E per quanto riguarda le europee? "Dobbiamo andare avanti, insieme, con lo spirito che Siamo Europei [iniziativa politica presentata da Carlo Calenda, ndr.] ha indicato. Serve una lista che si muove con questa missione, con un programma di grande rinnovamento e credo sia giusto che nel simbolo sia presente anche la dicitura Siamo Europei, perché è il simbolo di una idea di Europa che mira a rifondarla. Dobbiamo provarci, con contributo di personalità che militano nella nostra famiglia, in una stagione unitaria che metta insieme il meglio dell'europeismo. Dialoghiamo con tutte le forze della coalizione per dare questa sensazione. Lo specifico: non si tratta di riportare indietro le lancette dell'orologio con ricomposizioni".


Il segretario del Pd ha commentato in questo modo le ultime elezioni in Basilicata: "Sul risultato del voto non c'è da parte mia alcun intento consolatorio: non siamo riusciti a presentare il simbolo del Pd, ma un simbolo dentro un'altra dicitura, con quattro liste che insieme hanno ottenuto un risultato e una raccolta di consensi ragguardevole. È evidente che è un esito preoccupante per la Regione in cui si è svolto e ci spinge a riaprire una discussione e un confronto fra di noi per indagare lo stato di salute del partito e rimettere in campo nei territori una forza politica unitaria che si confronta".

Però "si confermano altre tendenze che aprono una speranza su cui lavorare: la speranza che arriva dai risultati in Abruzzo, Sardegna e la Basilicata è quella di un campo che tiene e ripropone all'Italia un nuovo possibile scenario: da una parte un centro sinistra con dentro un Pd da rafforzare e su cui scommettere, e dall'altra una destra che, rispetto alle tendenze post politiche, ci consegna una tendenza storica. Credo, ovviamente, che il voto confermi che abbiamo ancora un nodo irrisolto: non aver trovato ancora le parole per intercettare in automatico un possibile sfarinamento del M5s".


E per i contenuti su cui il partito dovrebbe investire?
"Propongo un'agenda 2030. La prossima settimana ci saranno tre incontri: il primo con Cgil, Cisl e Uil, poi con tutte le associazioni datoriali e la terza con tutti gli attori del terzo settore. Mi permetto di proporre che questi incontri si svolgano in tutte le città italiane".

E per il 5, 6 e 7 aprile, Zingaretti ha annunciato "tre giornate di mobilitazione. Non sarà solo l'inizio della campagna elettorale ma anche l'inizio della mobilitazione del Pd e della nostra campagna di denuncia contro il governo. Lo slogan è Per amore dell'Italia. Tutto il gruppo dirigente deve essere coinvolto.

La strada sarà lunga, nessuno si illuda, per muoverci verso il Paese e costruire un progetto politico con cui noi ci candidiamo per essere quella forza che offre all'Italia un'altra possibilità", ha concluso.


Per fermare la deriva a destra del Paese, Zingaretti ha auspicato che si ricostruisca "l'unità con delle iniziative politiche in cui ci si sente parte di una stessa comunità che indichi una via al Paese. Dobbiamo credere in noi stessi. C'è una parte della società che non si fa mettere i piedi in testa. Io non ho nostalgia di chi faceva cortei contro il governo di cui faceva parte".

Un Pd unito per contrastare l'aggressiva offensiva che soprattutto Matteo Salvini impersona. "Il governo è ormai sempre più connotato come un governo di destra, con una forte maggioranza parlamentare ma sostanzialmente monocolore dal punto di vista politico: l'affermazione di Salvini sui M5s è inarrestabile.

Il campo del centrosinistra sostanzialmente tiene. In Italia c'è un'alternativa possibile a Matteo Salvini e alla sua tempesta. La destra sta portando il Paese verso il disastro e quell'alternativa siamo noi, è il Pd con la nuova alleanza che dobbiamo costruire. Per farlo dobbiamo muoverci in più direzioni, intraprendere una strada e muoverci verso il Paese per far esplodere queste contraddizioni e ricercare un nuovo radicamento sociale.

Dobbiamo essere l'alternativa all'odio della destra e al fallimento del M5S. La Lega è una forza che ha costruito un progetto paese fondato sull'odio, sulla rabbia e sulla dinamica del capro espiatorio. C'è un elettorato che comincia a riflettere su quanto la Lega di Salvini rappresenti o no il suo interesse. C'è poi un elettorato che si è astenuto e che comincia a guardare al ricrearsi di un'iniziativa politica. C'è infine un elettorato che si era rifugiato nel Movimento Cinque Stelle e che è stato deluso dal fallimento di quella promessa di cambiamento".


Oltre a definire catastrofico il bilancio dell'attuale Governo, secondo Zingaretti il Pd non può non esprimere contenuti e proposte. "Su Sanità e Welfare ci giochiamo il futuro. Se nel prossimo triennio non arriveranno 10 miliardi al Fondo sanitario, metteremo fuori dal sistema sanitario il 10 per cento degli italiani. Se non c'è uno che se ne fa il portabandiera chi lo fa? È allora che esploderà una nuova rabbia”.


Sull'attualità politica, Zingaretti non ha dimenticato di commentare il "Congresso sulla Famiglia" di Verona, "un passo indietro della storia civile delle democrazie europee. Ho visto alcuni spot di questo incontro di Verona e sono assolutamente inquietanti".

 

La direzione del Pd ha approvato la relazione del segretario Nicola Zingaretti. Il documento non ha avuto voti contrari: tutti io voti sono stati favorevoli tranne 17 astenuti appartenenti alla mozione Giachetti, che rappresenta il manipolo dei fedelissimi di Matteo Renzi. Un antipasto che la dice lunga su quanto in futuro potrà essere unito il Pd.

Categoria Politica
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