NON HO BISOGNO DI UNA LAPIDE: Bertolt Brecht 60 anni dopo

NON HO BISOGNO DI UNA LAPIDE: Bertolt Brecht 60 anni dopo

"Non ho bisogno di una lapide, ma

Se voi avete bisogno di una per me

Vorre che ci fosse scritto:

Ha fatto delle proposte. Noi

Le abbiamo accettate.

Con una tale incisione saremmo

Onorati tutti quanti."

Da Pensieri e Parole...

Era proprio oggi, ma correva l'anno 1956, quando si spense Bertolt Brecht, considerato da tutti il più grande drammaturgo, poeta e regista teatrale della Germania contemporanea.

Dopo un'infanzia schiva - dovuta al suo carattere riservato ed a frequenti problemi di salute - Bertolt si invaghì inizialmente del sogno nazista, che sconfessò però molto presto, tanto da finire - nel 1923 - nella lista nera di Hitler.

Già al liceo Brecht mostrò un comportamento indipendente, anticonformista, polemico e tendente a primeggiare sui suoi compagni di classe; dopo la morte della madre, abbandona Augusta per trasferirsi a Monaco, città che gli offrì gli spunti culturali per dare il via alla sua carriera di drammaturgo.

I "personaggi maledetti" erano la sua ossessione: diede corpo a quelle "voci ribelli"  che si vendicavano di un mondo disumanizzato esprimendo una brutale e selvaggia istintualità, in cui la Natura prevaleva sulla civiltà.

E' un Brecht disincantato, assai distante dal pensiero dominante del primo dopoguerra: non c'è in lui l'illusoria speranza in un mondo migliore, non c'è una neo-umanistica fiducia nell'Uomo, e i suoi toni sono sobri e sommessi. Le poesie di questi anni hanno come sfondo la fame, la miseria, il degrado, ma in mezzo al Nulla Brecht manifesta una sincera pietà per le vittime, per i poveri e gli emarginati. Riesuma la ballata tradizionale con uno stile semplice e diretto, in componimenti ossessionati dal trascorrere delle cose, degli uomini, delle città.

L'OPERA DA TRE SOLDI

Per tutti noi, nominare Brecht significa ricondurlo alla sua produzione più importante: andata in scena nel 1928, fu il più grande successo teatrale degli anni venti. Il pubblico era entusiasta, l'opera rimase in scena per un intero anno. E nel 1931 seguì il film tratto da questo pezzo teatrale. Che opera però! I personaggi principali sono il re dei mendicanti - che organizza il "lavoro" degli accattoni come un affare qualsiasi (e si arricchisce parecchio), il criminale senza scrupoli Mackie Messer - che in fondo è un esempio di rispettabilità borghese, il capo di polizia che è corrotto fino al osso,  e non mancano nemmeno le puttane. Una sceneggiatura spettacolare, colpi di scena, canzoni e ballate (tra queste molte delle più più famose della sua intera produzione) scritte dal compositore Kurt Weill (1900-1950), assicuravano il divertimento del pubblico.

L'Opera da tre soldi fu uno strepitoso successo e allo stesso tempo uno scandalo enorme: la differenza tra criminali e persone rispettabili sparisce del tutto in questa opera, i soldi rendono tutti uguali, cioè corrotti. Tutto si concentra nel motto: "la pappatoria viene prima, la morale dopo!" E quando uno dei protagonisti esclama: "Che cos'è l'effrazione di una banca di fronte alla fondazione di una banca?" persino il borghese rideva, anche se forse alla fine gli rimaneva l'amaro in bocca.

La musica di Kurt Weill che è un elemento importante dell'opera e che ha dato un notevole contributo nel successo con il pubblico contiene molti elementi diversi: dal jazz alla musica di intrattenimento, ma contiene anche elementi di opera lirica e di musica sacrale.

Memorabile la messa in scena di Strehler, le splendide ballate di quest'opera sono state magistralmente interpretate di Milva, e non solo: godetevi questo video con l'istrionico Massimo Ranieri.

catiadag
nella categoria Cultura e Spettacolo
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