La Corte europea dei diritti umani più di una volta ha condannato l’Italia, patria dell’illuminista italiano Cesare Beccaria autore del volume  Dei delitti e delle pene pubblicato nel 1764, per trattamenti inumani o degradanti subiti dai ricorrenti detenuti e, allo stesso tempo, ha affrontato il problema strutturale del disfunzionamento del sistema penitenziario italiano.

L’Italia è stata quasi sempre condannata per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU).

Secondo i giudici di Strasburgo, «la carcerazione non fa perdere al detenuto il beneficio dei diritti sanciti dalla Convenzione. Al contrario, in alcuni casi, la persona incarcerata può avere bisogno di una maggiore tutela proprio per la vulnerabilità della sua situazione e per il fatto di trovarsi totalmente sotto la responsabilità dello Stato.

In questo contesto, l’articolo 3 pone a carico delle autorità un obbligo positivo che consiste nell’assicurare che ogni prigioniero sia detenuto in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, che le modalità di esecuzione della misura non sottopongano l’interessato ad uno stato di sconforto né ad una prova d’intensità che ecceda l’inevitabile livello di sofferenza inerente alla detenzione e che, tenuto conto delle esigenze pratiche della reclusione, la salute e il benessere del detenuto siano assicurati adeguatamente».

In Italia più di un detenuto su tre è in custodia carceraria da più di sei mesi in attesa di giudizio e il sovraffollamento delle strutture penitenziarie - il 40% delle quali è stato costruito prima del 1900 - spinge spesso i detenuti al suicidio (dal 2022 ci sono stati 85 casi di detenuti che si sono tolti la vita).

Nel caos del sistema penitenziario italiano, un simbolo potente di speranza, di vita e di trasformazione è stato l’evento che si è svolto nel pomeriggio del 3 aprile 2024 presso il Carcere Militare Giudiziario di Santa Maria Capua Vetere, unico carcere militare in Italia. Si è trattato di un evento culturale e religioso: la presentazione del libro del giurista canonista Stefano Rossano "Praedicate Evangelium: la riforma della curia romana di Papa Francesco”.

Per la riforma della Curia Romana è stata importante anche la valorizzazione dell’aspetto del mistero della Chiesa: in essa la missione è talmente congiunta alla comunione da poter dire che scopo della missione è proprio quello «di far conoscere e di far vivere a tutti la «nuova» comunione che nel Figlio di Dio fatto uomo è entrata nella storia del mondo». E tale messaggio è stato portato al foltissimo pubblico di detenuti militari, i quali hanno posto ai relatori interessanti domande.

Il Colonnello dell'organizzazione penitenziaria militare Giancarlo Sciascia, ha portato i saluti dell’Amministrazione e successivamente sono intervenuti come relatori l'avvocato Gaetano Iannotta, direttore nei ruoli del Ministero della Giustizia, l'Avv. Saveria Mobrici della Camera Penale Militare di Roma e  il cappellano Giuseppe Palmesano. Ha concluso i lavori l'autore Stefano Rossano.