Il poeta è un sognatore e la sua opera un quadro in cui la natura è presente con le sue forme. E’ la “Rosa dei venti”, l’opera di Sergio Sabetta, laureato in Giurisprudenza all’Università di Genova cancelliere, Magistrato Onorario, funzionario presso la Corte dei Conti e docente universitario. La collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore si arricchisce, così, di un’altra opera il cui titolo - spiega l’autore - «vuole riassumere le diverse fonti di ispirazione a cui ho attinto e le diverse epoche della mia vita a cui i versi sono riferiti».

A far recuperare la concentrazione necessaria alla riflessione poetica - come lo stesso Sabetta racconta - è la pandemia, con il blocco forzato delle attività. «Fin da giovane mi confidavo in versi, tuttavia, con gli anni la spinta non si esaurì ma anzi si allargò nell'ispirazione a seguito dei nuovi ambienti, da quelli universitari a quelli lavorativi, da quelli civili a quelli militari. Le urgenze familiari, però, vennero a farmi tralasciare la poesia, concentrandomi su scritti prevalentemente lavorativi anche se alternati a studi storico-economico giuridici e sociologici». E questo tempo si è rivelato quasi catartico per l’autore. «Il distacco è necessario per riflettere e unire in un unico discorso i vari momenti poetici, in un gioco di specchi tra cielo e terra, presente e passato».

La Prefazione del libro è a cura di Hafez Haider, scrittore libanese naturalizzato italiano, candidato a Premio Nobel per la Pace nel 2017. «Il poeta - scrive nei versi - osserva stupito l’immenso cielo, dove le improvvise piroette dei venti sospingono le nubi sospinte dall’ira dei venti ma anche il suo pensiero che fa parte del gioco dei continui cambiamenti atmosferici in cui la natura indossa gli abiti di diversi venti provenienti da Marte e da Mercurio, in un luogo misterioso sul mare dove il freddo si sposa con il caldo e creano meraviglie e stupore nel cuore del poeta che vede in mezzo a tutto ciò un arcano strabiliante».

Non soltanto una raccolta di versi ma un viaggio indefinito tra tempo e spazio, in cui si incontrano divinità, quasi a ricordare la bellezza, le arti, l’amore, vagando tra pensieri e ricordi. Tra voci e silenzio. Presepe e Quaresima. Speranza e coraggio. La natura fa da sfondo, là dove l’anima vola verso l’infinito in un continuo peregrinare alla ricerca della libertà. «Lo scavare in sé - afferma l’autore - porta ad emergere la parte più intima, quella che è la radice dello spirito sia nel bene che nel male, in un impasto unitario. Questo naturalmente può creare timore, in quanto vedersi allo specchio senza finzioni, può non essere del tutto piacevole, a differenza di quello che vuole farci credere l'attuale società dell'immagine. La poesia diventa a suo modo una forma di resistenza al degrado e impoverimento culturale che vi è attualmente in atto».


Federica Grisolia