L'interrogativo che il nuovo scandalo Facebook dovrebbe porci

L'interrogativo che il nuovo scandalo Facebook dovrebbe porci

La domanda che dovremmo porci è molto semplice. Un genitore "responsabile" può dare al proprio bimbo, goloso, le chiavi di un negozio di pasticceria senza che il bimbo non si riempia la pancia?


Perché porsi questa domanda? Perché Facebook è al centro di un nuovo scandalo che la vede coinvolta nella mala gestione dei dati personali dei propri utenti. Secondo il New York Times, nel corso del tempo Facebook avrebbe stipulato accordi con almeno 60 produttori di dispositivi mobili - tra cui Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung - per consentire ai loro clienti di far uso delle principali funzionalità del social network, quali messaggi, pulsanti "like", rubriche...

La finalità di ciò, per i vertici dell'azienda californiana, era quella di offrire l'uso di Facebook anche a chi utilizzasse uno smartphone quando ancora store e app non erano pane quotidiano. Ma il problema vero che sta alla base dell'articolo del NYT è che questi produttori, in passato e ancora adesso, utilizzino i dati di un utente per accedere anche ai dati e a tutte le informazioni dei suoi amici, oltretutto anche se quell'utente non ha dato il consenso all'uso dei suoi dati da parte di terzi.

Insomma, una specie di ripetizione dello scandalo di qualche tempo fa, ma solo di dimensioni molto più grandi, oltre al fatto che Zuckerberg avrebbe mentito al Congresso e al Parlamento europeo in relazione al consenso relativo alla condivisione dei dati, dato che continuerebbe ancora oggi, nonostante lui abbia assicurato il contrario.

Oltretutto, secondo quanto riportato da un ex dipendente, questo modo di operare da parte di Facebook sarebbe già stato valutato già nel 2012 all'interno della stessa azienda come problematico, in contrasto con le norme sulla privacy.


Ritornando alla domanda iniziale, considerando anche il fatto che di ciò che fa il Congresso Usa possiamo lasciare che se ne occupino gli americani, rimane forte la perplessità riguardo al perché l'Europa eviti di affrontare le problematiche che queste multinazionali ormai pongono in maniera sempre più pressante.

È un dato di fatto che alcune grandi aziende si siano impadronite di Internet e ne siano diventate, di fatto, i controllori, imponendo le loro politiche che, è difficile pensare il contrario, sono finalizzate ad aumentare i loro ricavi e a rendere sempre meno libero l'uso della rete.

Poiché l'uso di Internet è ormai un uso di massa, è evidente che dei legislatori dovrebbero chiedersi se lo stato delle cose attuale possa continuare ad essere definito legale, dato che è un monopolio di fatto.

Per esempio, in base a quale garanzia l'Unione europea è certa che uno di questi giganti (monopolisti) del web non privilegi un certo tipo di informazioni o risultati di ricerca per promuovere una linea di pensiero rispetto ad una altra oppure un prodotto americano rispetto ad uno europeo?

Non esiste alcuna garanzia, a parte vaghe dichiarazioni in base alle quali amministratori e presidenti di tali multinazionali giurino che loro agiscono correttamente, sempre, per dare ai loro utenti la migliore esperienza d'uso possibile.

Proprio come ha sempre detto e giurato Zuckerberg! Con quali risultati lo stiamo vedendo! Pertanto, non dovrebbe essere arrivato il momento d'intervenire?

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