Un incontro destinato a rafforzare l'alleanza tra Stati Uniti e Ucraina si è trasformato in un drammatico confronto pubblico tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l'inquilino della Casa Bianca Donald Trump, aggravando le già tese relazioni tra i due paesi e lasciando Kiev in una posizione sempre più fragile di fronte alla Russia.
Lo scontro, avvenuto venerdì nello Studio Ovale davanti alle telecamere di tutto il mondo, ha rivelato profonde divergenze sulla gestione della guerra e sul futuro del sostegno americano, con Trump e il vicepresidente J.D. Vance che hanno accusato Zelensky di "mancanza di rispetto", ordinando infine alla delegazione ucraina di lasciare la Casa Bianca.
Zelensky, che aveva cercato nell'incontro un'opportunità per contrastare l'avvicinamento di Trump a Mosca, si è invece trovato sotto attacco, facendo credere a molti che quanto accaduto sia il risultato di una ver a epropria trappola. Trump, critico da mesi verso gli aiuti militari a Kiev, ha bollato il leader ucraino come "non pronto per la pace" in un successivo post su Truth Social, aggiungendo che Zelensky "potrà tornare [alla Casa Bianca] quando sarà pronto per la pace", ha scritto, sottolineando la sua intenzione di chiudere rapidamente il conflitto, migliorare i rapporti con la Russia e recuperare i fondi stanziati per l'Ucraina.
Il vicepresidente Vance ha aggiunto benzina sul fuoco, accusando Zelensky di non mostrare gratitudine: "Non hai detto grazie", ha dichiarato, riferendosi agli aiuti passati. Zelensky, a braccia conserte, ha replicato: "Ho ringraziato più volte il popolo americano", per il sostegno ricevuto dall'amministrazione Biden. Il presidente ucraino ha inoltre sfidato Trump sul suo approccio conciliante verso Putin, esortandolo a "non scendere a compromessi con un assassino".
Trump ha detto che l'Ucraina è "senza carte in mano" e ha minacciato di ritirare il sostegno: "O fate un accordo, o siamo fuori. E se siamo fuori,come combatterete? Non sarà bello".
La rottura ha allarmato gli alleati europei. Il presidente francese Emmanuel Macron e il candidato cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno difeso Zelensky, sottolineando che "non si deve confondere aggressore e vittima". Intanto, il capo delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrskyi, ha ribadito su Telegram che "l'unità è la nostra forza", mentre la popolazione, pur solidale con Zelensky, teme il blocco degli aiuti militari.
Trump ha difeso la sua linea come realpolitik: "Spero di essere ricordato come un costruttore di pace", ha dichiarato, insistendo che Putin è “pronto a un accordo".
Zelensky, dal canto suo, ha respinto ogni negoziato che coinvolga concessioni territoriali, ricordando a Vance che "Putin non è affidabile" e che il vicepresidente"non ha mai visitato l'Ucraina". Il leader ucraino, reduce dal successo dell'incursione nella regione russa di Kursk, continua a chiedere garanzie di sicurezza a lungo termine, cruciali per dissuadere future aggressioni.
Lo scontro ha avuto eco immediata: Dmitry Medvedev, ex presidente russo, ha deriso Zelensky su Telegram per la "brutale reprimenda" subita, mentre i leader NATO e UE hanno assicurato sostegno telefonico a Kiev.
Con la Russia ancora in controllo del 20% del territorio ucraino e la controffensiva del 2023 fallita, Kiev dipende dagli aiuti esteri. Trump, però, sembra deciso a ridisegnare la politica estera USA: "I soldi dovrebbero essere usati per ricostruire, non per combattere", ha dichiarato, lasciando intravedere un possibile disimpegno che potrebbe alterare gli equilibri del conflitto.
In un'Europa sempre più nervosa per le ripercussioni economiche e di sicurezza, lo scontro alla Casa Bianca segna un punto di non ritorno, con l'Ucraina costretta a cercare nuove strade in un panorama internazionale sempre più polarizzato.
WATCH: Full Meeting between President Trump, Vice President Vance and Ukrainian President Zelenskyy in Oval Office. pic.twitter.com/Xf6cyErem7
— CSPAN (@cspan) February 28, 2025
Con il bandito di Washington, ovviamente riferito a Trump e ai nazifascisti di cui è capobanda, si è schierato il "trumpino d'Italia", il caso umano più che un ministro, Matteo Salvini che è subito corso a postare sui social la seguente deiezione: "Obiettivo PACE, basta con questa guerra! Forza #Trump".
Molto più istituzionale, invece, il commento della autonominatasi pontiera, Giorgia Meloni: "Ogni divisione dell'Occidente ci rende tutti più deboli e favorisce chi vorrebbe vedere il declino della nostra civiltà. Non del suo potere o della sua influenza, ma dei principi che l'hanno fondata, primo fra tutti la libertà. Una divisione non converrebbe a nessuno. È necessario un immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei e alleati per parlare in modo franco di come intendiamo affrontare le grandi sfide di oggi, a partire dall'Ucraina, che insieme abbiamo difeso in questi anni, e di quelle che saremo chiamati ad affrontare in futuro. È la proposta che l'Italia intende fare ai suoi partner nelle prossime ore".
La (post) fascista della Garbatella fa finta di credere che sia Putin la principale minaccia per l'Europa e l'unità dell'occidente, quando invece è proprio il bandito Trump ad agire in modo da cercare di disgregare le relazioni e le alleanze con le naizoni del vecchio continente, strizzando l'occhio al tempo stesso alla Russia.
Prima che Meloni si pronunciasse, da segnalare la dichiarazione di Conte, M5s, nel tentativo di smarcarsi da Trump dopo essere arrivato persino ad esaltarlo: "Andava assolutamente evitato lo scontro che è avvenuto alla Casa Bianca a favore di telecamere: rischia di avvantaggiare Putin, nel complesso negoziato che è stato avviato. Questo negoziato deve essere affrontato e portato avanti tutelando duramente ed efficacemente le ragioni dell'Ucraina, che rimane il Paese aggredito. Anche per questo occorreva un'Europa forte e in prima linea per i negoziati di pace e non un'Europa subalterna a Washington, che ha inseguito in questi anni la folle strategia dell'escalation militare e delle armi a oltranza. Una strategia fallimentare che ora condanna l'Europa e l'Italia a una totale irrilevanza davanti a questi sviluppi. Con un'aggravante per il nostro Paese: di Meloni si sono perse proprio le tracce".