Mare, profumo di mare… Vivere a Genova negli anni sessanta, magari in una casa a piano alto, in collina, da cui vedevi l’azzurro del mare nostrum, le navi arrivare, mentre ascoltavi il suono delle sirene in lontananza, è qualcosa che non si può esprimere senza apparire nostalgici e giulebbosi; e d’altronde, per un amarcord al riguardo, rimandiamo al nostro articolo “ Il tunnel di Brignole”, con cui esordimmo su questa testata.

Il porto è stato la colonna portante dell’economia genovese, fino a che forze centripete l’hanno devastato; sul perché e “per colpa di chi” i discorsi sarebbero lunghi e le opinioni da riportare dovrebbero entrare in lunghe e spericolate analisi sociologiche, che vanno dalla città dei dogi ai camalli: un excursus da docenti universitari che, anche se passammo l’esame di “storia della navigazione” , ormai non saremmo più in grado nemmen di avviare.

Come tutti, come il mondo, dal secondo millennio abbiamo assistito alla trasformazione delle nostre città; chi se le ricordava alla vecchia maniera e le amava abbastanza da attendere all’implementazione di vecchio e nuovo, ha cercato di tenere botta, ma seguire un’economia, i filoni e i suoi perché è altrettanto difficile dello studio già accennato.

Ci limitiamo, pertanto, per l’abbrivio della nostra narrazione, a un nome: COSTA. Il casato era un marchio, per noi genovesi, più importante degli Agnelli, rappresentava una “fabbrica” di posti di lavoro, una garanzia di competenza, eleganza, stile, una gloria nazionale che portava la nostra bandiera nel mondo: e se non piace lo stile patriottardo, basti pensare al giro di denaro che muoveva e agli interessi di cui tutte le fazioni politiche hanno beneficiato.

Personalmente, non abbiamo mai amato le crociere, per una serie di ragioni che qui non interessano, ma ce le siamo fatte raccontare, a partire da quelle sui transatlantici gemelli “Michelangelo” e “Raffaello”, ultimi gioielli di produzione Società Italia, all’inizio concepite per i collegamenti con New York, inaugurate nel 1965, che visitammo bambini durante una apposita apertura al pubblico: storditi dal lusso, dal fasto, e immaginando l’enorme lavoro alla base di tanta magnificenza, il lustro che conferivano le arti di antichi mestieri, come i maestri d’ascia, i contrasti che ci riferivano tra ingegneri intenti a progettare e architetti che dovevano intervenire ad abbellire e armonizzare gli ambienti che i primi snobbavano; le feste, gli abiti da sera, gli artisti che a volte venivano definiti appunto “da crociera”, laddove il mestiere di pianista o entertainer di bordo ci appare dignitosissimo e magari avessimo potuto svolgerlo: ricordiamo, nel 1974, Memo Remigi, appunto in servizio sulla Michelangelo, piacevolissima presenza, a detta di chi aveva goduto di un viaggio che da Genova li aveva condotti fino in Senegal.

Qualche volta abbiamo accompagnato i partenti o semplicemente assistito allo spettacolo di inizio viaggio: quelli giù che mandano baci, i gitanti che agitano le braccia, l’elegante commissario o il sacerdote de luxe di bordo, più somigliante a Marcinkus che al parroco di campagna.

Si disse, negli anni settanta che quel tipo di gite d’alta classe stesse per finire e la rivoluzione avrebbe azzerato tale abitudine; le due turbonavi fiori all’occhiello, con i loro suggestivi nomi dei nostri grandi artisti, che avevano solcato gli oceani anche per trasporto merci, come allora si usava, erano antieconomiche e furono dismesse, cedute allo Shah di Persia, che però cadde in disgrazia subito dopo, siamo nel 1979, e poi demolite ma…

Negli anni ottanta il glam si riprese il suo ruolo e iniziò a germogliare il new style, anche per soddisfare le richieste del crescente turismo di massa, spesso costituito da torme di pensionati, non troppo vecchi o ancora abbastanza arzilli, con le tasche piene di ricche liquidazioni che potevano ancora spendere. Da genovesi, ci si sarebbe attesi la rinascita del nostro bacino portuale, a parte i traghetti per le isole o il Maghreb. Invece, impercettibilmente, qualcosa stava cambiando.

La Costa sparì alla vista e ne ritrovammo i “nuovi mostri”, cioè gli attuali palazzi galleggianti, nel porticciolo di Savona: osservare le manovre in quell’angusto specchio d’acqua, a noi “della Lanterna”, pur con l’ammirazione per la valentia dei manovratori, dava anche pena: come era potuto accadere? Purtroppo anche per una semplice risposta a tale questione, che esplori a fondo la decadenza del capoluogo ligure, ci vorrebbe un’enciclopedia e non possiamo attardarci.

Orbene, i tempi cambiavano e anche la formula crocieristica si adeguava. Abbiamo ascoltato tanti lavoratori del settore, dal barman al DJ (anche per altre compagnie) fino all’utilizzatore finale, diciamo così: essi ci hanno descritto il labirintico dedalo interno di questi falansteri del mare, ove è possibile smarrirsi senza che alcuno se ne accorga, a dispetto di telecamere o sorveglianza, considerata da molti discutibile: se infatti era piuttosto puntiglioso il cipiglio di chi accoglieva i vacanzieri, dovendo essi mostrare il titolo di viaggio, i documenti e quant’altro, l’uscita ci è stata raccontata piuttosto selvaggia e possibile tra la noncuranza generale.

Si ricordano, infatti, casi di cronaca sconcertanti. Xinh Lei Li, cinese sposata con un tedesco, si imbarcò col marito e i loro due bambini (erano tutti residenti in Irlanda), il 10 febbraio 2017, per una crociera nel Mediterraneo con la compagnia MSC, ma non sbarcò. Era stata avvistata a Genova, in un negozio di souvenir con la famigliola, poi più nulla. Non era lei una donna orientale trovata morta, poco tempo dopo, in una valigia a Rimini. Le indagini, all’inizio ritenute di competenza della magistratura italiana perché Xinh sarebbe sparita prima della tappa di Civitavecchia, puntarono sul coniuge, sia perché non era sembrato afflitto dalla scomparsa della moglie che per alcune affermazioni dei figlioletti e altri testimoni; l’uomo fu incarcerato; ma dal suo ritorno a casa, non si hanno aggiornamenti.

Un “bastimento” sempre della MSC, nel giugno successivo navigava da Venezia a Brindisi, quando sparì una hostess o addetta ai servizi (non è chiaro), di nazionalità brasiliana. Il cadavere della poveretta, Simone Scheuer Souza, emerse al largo di Lignano Sabbiadoro, qualche qualche settimana dopo.

Continua...