Il Consiglio europeo fissa al 31 ottobre la nuova scadenza per la Brexit. I commenti dei protagonisti

Il Consiglio europeo fissa al 31 ottobre la nuova scadenza per la Brexit. I commenti dei protagonisti

Nel comunicato che il Consiglio europeo ha pubblicato alla fine della riunione che si è conclusa nella notte dell'11 aprile, si ricorda che il 5 aprile il Regno Unito ha presentato una richiesta di ulteriore proroga per la Brexit fino al 30 giugno 2019.

In risposta, il Consiglio europeo ha acconsentito alla proroga per permettere a entrambe le parti di ratificare l'accordo di recesso, estendendone però la data al 31 ottobre 2019. Naturalmente, l'accordo di recesso può entrare in vigore anche a partire da una data anteriore a quella del 31 ottobre 2019.

Di contro, l'Europa ha voluto precisare nella nota che "tale ulteriore proroga non deve compromettere il regolare funzionamento dell'Unione e delle sue istituzioni. E a tale scopo, il Regno Unito continuerà a essere uno Stato membro fino alla nuova data di recesso, con tutti i diritti e gli obblighi a norma dell'articolo 50 del trattato dell'Unione, e che ha il diritto di revocare la sua notifica in qualsiasi momento.

Per questo, in base all'appuntamento delle elezioni europee, se tra il 23 e il 26 maggio 2019 la Gran Bretagna sarà ancora uno Stato membro dell'Ue e se non avrà ratificato l'accordo di recesso entro il 22 maggio 2019, avrà l'obbligo di tenere le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Qualora le suddette elezioni non avessero luogo, la proroga della scadenza terminerebbe il 31 maggio 2019.


Questa ulteriore estensione, molto probabilmente, finirà per far sì che la Gran Bretagna che vuole uscire dall'Europa finirà pure per partecipare alle elezioni europee e alle decisioni che l'Europa prenderà nel frattempo. E con quale spirito? E guardando a quali interessi?

Per tale motivo - per quel che può valere - nella propria nota il Consiglio europeo dichiara di prendere atto dell'impegno del Regno Unito a comportarsi in modo costruttivo e responsabile durante tutto il periodo di proroga, come richiede il dovere di leale cooperazione, e si attende che il Regno Unito ottemperi a questo impegno e obbligo previsto dal trattato secondo modalità che rispecchino il suo status di Stato membro in fase di recesso. A tal fine il Regno Unito deve facilitare all'Unione l'adempimento dei suoi compiti e astenersi da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell'Unione, in particolare quando partecipa al processo decisionale dell'Unione.

Come si può capire, quella precedente è una dichiarazione d'intenti che sulla carta non offre alcuna garanzia all'Europa che da parte della Gran Bretagna venga rispettata. E se anche la May fosse attendibile in tal senso, non è detto che nelle prossime settimane sia lei a guidare il governo britannico. E chi la sostituirà potrà offrire altrettante garanzie?

In base a quanto concordato dal Consiglio europeo, gli attuali mandati dei membri delle istituzioni, degli organi dell'Unione nominati, designati o eletti in relazione all'adesione del Regno Unito all'Unione giungeranno al termine non appena i trattati cesseranno di applicarsi al Regno Unito, ossia alla data del recesso.

Tale proroga esclude qualsivoglia riapertura dell'accordo di recesso. Ogni impegno, dichiarazione o altro atto unilaterale da parte del Regno Unito dovrà essere compatibile con la lettera e lo spirito dell'accordo di recesso già concordato e non deve ostacolarne l'attuazione. Tale proroga non può essere utilizzata per avviare negoziati sulle future relazioni.

Il Consiglio europeo esaminerà i progressi compiuti nella riunione del giugno 2019.

Conformemente all'articolo 50, paragrafo 4, TUE, il Regno Unito non ha partecipato né alle deliberazioni del Consiglio europeo che riguardano la presente decisione né all'adozione della stessa. Tuttavia, come illustrato nella lettera del rappresentante permanente del Regno Unito presso l'Unione europea, Sir Tim Barrow, dell'11 aprile 2019, il Regno Unito ha acconsentito, conformemente all'articolo 50, paragrafo 3, TUE, alla proroga del termine di cui a detto articolo e alla presente decisione.


Theresa May, a conclusione della riunione, ha dichiarato che avrebbe desiderato un'estensione più breve della data di scadenza, aggiungendo però che lei farà di tutto per far votare il proprio accordo alla Camera dei Comuni, il prima possibile, anche per evitare di far andare i britannici alle urne per le elezioni europee. Il problema, però, è che l'Europa non ha intenzione di modificare quanto già in precedenza pattuito.

Pertanto, resta da capire su quali basi il Parlamento britannico potrà trovare sulla Brexit l'intesa che finora non è stata raggiunta. Inoltre, nel caso i britannici dovessero partecipare al voto per le europee, non è illogico pensare, con l'allungamento dei tempi di uscita, ad una crisi politica che potrebbe portare alla formazione di un nuovo esecutivo.


Nella sua dichiarazione, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha ricordato che il Regno Unito potrebbe anche cancellare completamente la Brexit, aggiungendo che quanto stabilito nella riunione fosse ciò che lui si attendeva, anche se avrebbe auspicato una data di scadenza leggermente più avanti nel tempo, ritenendo però quella stabilita sufficiente a che la Gran Bretagna raggiunga un'intesa al suo interno, sperando che anche questa occasione non venga sprecata.


Sulla vicenda è intervenuto pure il presidente Usa Donald Trump, con un suo imperdibile tweet in cui accusa l'Unione europea di avere un atteggiamento ostile nei confronti del Regno Unito, oltre ad essere un partner commerciale "brutale" nei fronti degli Stati Uniti!



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