Esteri

Nel discorso della regina l'improbabile programma di governo su cui incombe la scadenza della Brexit

La regina Elisabetta II è arrivata a Westminster in carrozza con tanto di corona e strascico e, seduta sul trono allestito nella Camera dei Lord con a fianco il figlio, il principe di Galles, ha atteso che giungesse il corteo dei parlamentari dalla Camera dei Comuni.

Tutta la cerimonia, per consentire alla regina di elencare, in una decina di minuti, il programma di governo per i prossimi mesi dettatole da Boris Johnson.

Una farsa, quella di Elisabetta II che parlava del "suo" governo e dei "suoi" ministri mentre indicava il programma che le aveva scritto Downing Street, che si è aggiunta ad un'ulteriore farsa, rappresentata dal fatto che il programma, buono o sbagliato che sia, è comunque irrealizzabile, visto che il governo Johnson da settimane non è sostenuto da una maggioranza parlamentare.

Per tale motivo, le opposizioni hanno definito le priorità elencate dalla regina, più che un programma di governo, il programma con cui i tories si presenteranno alle prossime elezioni, che probabilmente verranno indette non appena si saprà qualcosa di più in relazione a quanto accadrà con la Brexit, la cui data di scadenza è prevista per il 31 ottobre ed in relazione alla quale il Consiglio europeo, che si riunisce in settimana, dovrà decidere se esista o meno la possibilità di un nuovo accordo per la gestione dei flussi di persone e merci al confine delle due Irlande.

Secondo quanto dichiarato dal Governo britannico, se si riuscirà a trovare un accordo con l'Ue, verrà redatto al riguardo l'ennesimo disegno di legge che dovrà poi essere discusso e votato in Parlamento prima della scadenza di Halloween.

In tal senso i negoziatori britannici e europei riprenderanno oggi a Bruxelles i colloqui che sono proseguiti anche nel fine settimana, dopo che il Regno Unito avrebbe fatto delle concessioni al suo piano post Brexit in relazione al confine dell'Irlanda del Nord, anche se, come ha dichiarato il capo negoziatore Michel Barnier, esiste ancora "un grosso divario" sugli accordi doganali.

Il portavoce del premer Johnson, lunedì mattina, ha dichiarato che i colloqui rimangono costruttivi, ma che comunque c'è ancora molto lavoro da fare.

Autore Antonio Gui
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