Porti chiusi sì, ma alle armi: l'iniziativa della Cgil al porto di Genova

Porti chiusi sì, ma alle armi: l'iniziativa della Cgil al porto di Genova

Dato che qualcuno continua a pretendere di far credere che i porti siano chiusi, i portuali di Genova hanno voluto dar seguito a quanto dichiarato da Salvini, rifiutandosi di effettuare operazioni di scarico e carico che vedano coinvolta la nave saudita "Bahri Yanbu", seguendo l'esempio dei portuali francesi di Le Havre.

La nave che batte bandiera Saudita trasporta 8 cannoni diretti a Gedda e che in base a quanto svelato da un sito d'inchiesta francese saranno utilizzati nella guerra in Yemen.

Per tale motivo, i portuali genovesi della Cgil hanno incrociato le braccia per non voler essere complici delle vittime civili di quella guerra.

"Riteniamo di dare un piccolo contributo ad un problema grande per una popolazione che viene uccisa giornalmente" ha dichiarato Enrico Poggi di Filt, aggiungendo come "i porti italiani debbano essere aperti per le persone e chiusi alle armi".

L'iniziativa, come ha spiegato il sindacalista, è stata messa in atto anche per far sapere l'intenzione di eliminare la movimentazione del materiale bellico nel porto di Genova, invitando in caso contrario tutti i lavoratori ad aderire allo sciopero proclamato dalla Cgil.

La nave Bahri Yanbu

La nave Bahri Yanbu, che è attualmente nel porto di Genova, è partita all’inizio di aprile dal porto di Corpus Christi negli Stati Uniti ed ha fatto scalo in uno dei maggiori terminal militari del mondo, a Sunny Point nel Nord Carolina. Si è diretta quindi verso l’Europa ed il 4 maggio – secondo alcune organizzazioni della società civile belga – ha imbarcato ad Anversa sei container di munizioni.

L’8 maggio avrebbe dovuto entrare nel porto di Le Havre per caricare 8 cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter, ma ha dovuto rinunciarvi per la mobilitazione dei gruppi francesi di attivisti dei diritti umani. Si è quindi diretta verso il porto spagnolo di Santander, dove è giunta per uno scalo non previsto, presumibilmente per aggirare l’azione legale avviata dagli attivisti francesi. Anche lì ha dovuto affrontare la mobilitazione di varie associazioni della società civile che si sono appellate alle autorità spagnole.

La Bahri Yanbu appartiene alla maggiore compagnia di shipping saudita, la Bahri, già nota come National Shipping Company of Saudi Arabia, società controllata dal governo saudita, e dal 2014 gestisce in monopolio la logistica militare di Riyadh. Anche la tipologia della nave, una delle 6 moderne con/ro multipurpose della flotta Bahri, ha una chiara vocazione militare, adatta al trasporto sia di carichi ro/ro e heavy-lift speciali (ovvero anche mezzi militari fuori norma), sia di container.


La guerra in Yemen

Dal 25 marzo 2015 una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta da Stati Uniti e Regno Unito, ha lanciato attacchi aerei contro il gruppo armato huthi in Yemen. I civili stanno sopportando il peso di questo sanguinoso conflitto.

Intrappolati nei combattimenti a terra tra gli huthi e le forze filogovernative, e sotto il fuoco dei bombardamenti da parte delle forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, uomini, donne e bambini sono stati sottoposti a orribili violazioni dei diritti umani, nonché a crimini di guerra, da tutte le parti coinvolte nel conflitto, evidenzia un rapporto delle Nazioni Unite.

Dallo scoppio del conflitto si calcola che siano quasi 17mila i civili morti e feriti, esacerbando una situazione umanitaria già disastrosa dove milioni di persone sono in preda alla carestia.

Categoria Cronaca
Attendere...