La decisione del Giappone di scaricare in mare le “acque trattate” della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi ha generato timori e perplessità nei Paesi vicini.

È soprattutto Pechino a essersi espressa in maniera forte contro il piano nipponico, definito “arbitrario” ed “estremamente irresponsabile” dal portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying.

La riprovazione è causata infatti dal fatto che Tokio non ha interpellato quegli Stati come Cina e le due Coree che saranno i primi a subire gli effetti negativi dell’inquinamento nucleare proveniente dal Giappone. E infatti ai primi di agosto è stata data comunicazione di una fuga  di acqua radioattiva dalla centrale di Mihama, situata proprio sul lato occidentale del Paese e quindi dalla parte del continente asiatico.

I vertici giapponesi ribadiscono però che tutti i rigorosi standard di sicurezza nazionali e internazionali sono e saranno rispettati e che il Giappone opererà in stretto contatto con la comunità internazionale, come dichiarato dal premier Fumio Kishida.

E il nuovo ministro dell’Economia, Commercio e Industria Yasutoshi Nishimura ha sottolineato il ruolo dell’energia nucleare nel mantenimento di un flusso stabile di energia per la società e l’economia giapponese, nonché nell’aiuto alla costruzione di un mondo a zero emissioni carboniche. Nishimura ha detto che visiterà Fukushima appena ne avrà la possibilità.

La Tepco, che gestisce l'impianto di Fukushima, prevede di filtrare gli oltre 1,3 milioni di tonnellate di acqua contaminata in modo da rimuovere ulteriori isotopi nocivi oltre al trizio, che comunque continuerà ad esser presente perché impossibile da rimuovere del tutto. Quindi, l'acqua verrà diluita e rilasciata progresivamente.

Contrari alla decisione, oltre ai Paesi vicini come la Cina, le due Coree e Taiwan, anche i sindacati di pescatori della regione che temono possa avere un impatto fortemente negativo sulla loro attività.