Esteri

Sabato 6 giugno, israeliani e palestinesi hanno protestato contro il piano di Netanyahu per l'annessione della Cisgiordania

Diverse migliaia di persone, il 6 giugno, hanno protestato a Tel Aviv, nella piazza intitolata a Rabin,  contro il piano di annessione ad Israele, annunciato da Netanyahu, di parte dei territori della Cisgiordania.

Una manifestazione congiunta, a cui hanno partecipato sia israeliani che arabi.

Ayman Odeh, che guida la Joint List - la coalizione dei partiti in rappresentanza della minoranza arabo israeliana alla Knesset, che nelle ultime due elezioni ha ottenuto un ottimo risultato in termini di seggi - ha dichiarato ai manifestanti:

"Siamo a un bivio. Un percorso conduce a una società unita con una vera democrazia, uguaglianza civile e nazionale per i cittadini arabi ... il secondo percorso porta all'odio, alla violenza, all'annessione e all'apartheid", ha detto Odeh. "Siamo qui in Rabin Square per scegliere il primo percorso.Non esiste una cosa come la democrazia per i soli ebrei. Proprio come Martin Luther King e i suoi sostenitori negli Stati Uniti, dobbiamo renderci conto che senza giustizia non può esserci pace. E non ci sarà giustizia sociale se non porremo fine all'occupazione".

A supportare le parole di Odeh anche Bernie Sanders, senatore del Vermont ed ex candidato democratico alle presidenziali 2020, intervenuto in videoconferenza per esprimere il suo sostegno ai manifestanti e la condanna dei piani di annessione di Israele: 

"In questi giorni difficili non è mai stato così importante difendere la giustizia e lottare per il futuro che tutti meritiamo. Sta a tutti noi resistere ai leader autoritari e costruire un futuro pacifico per ogni palestinese e ogni israeliano. Nelle parole del mio amico Ayman Odeh: L'unico futuro è un futuro condiviso".

Al termine della manifestazione una parte di coloro che erano presenti si è stesa a terra in solidarietà con chi, in tutto il mondo, ha manifestato contro il razzismo e la brutalità della polizia a seguito dell'omicidio  di George Floyd a Minneapolis, urlando slogan che hanno ricordato anche l'assassinio di Eyad Hallaq, il 32 anni autistico assasinato alcuni giorni fa dalla polizia israeliana nella Città Vecchia di Gerusalemme  con diversi colpi di arma da fuoco che lo hanno colpito alla schiena, colpevole di non essersi fermato all'alt per non aver compreso l'ordine che gli era stato impartito... solo perché non ebreo! 

Lo stesso filo conduttore lega i due omicidi, quello di Minneapolis e quello di Gerusalemme: la discriminazione. In America si può uccidere una persona perché il colore della sua pelle è nero. In Israele si può sparare ad una persona, senza farsi alcun problema, nel caso questa sia (ritenuta) palestinese.

Sia gli Stati Uniti che Israele, molto spesso, vengono indicati come esempi e baluardi della democrazia. Quello che accade in quegli Stati sarebbe democrazia?

Autore Giuseppe Ballerini
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